PERIODO COSMOLOGICO
La storia della filosofia antica si divide comunemente in cinque periodi, ognuno dei quali si caratterizza per una diversa prospettiva sull’indagine umana. Questi periodi sono:
PERIODO COSMOLOGICO, dominato dal problema del principio di tutte le cose; i filosofi del periodo si interrogavano sull’unità dell’ordine cosmico;
PERIODO ANTROPOLOGICO, dominato dal problema uomo nel suo rapporto con il cosmo;
PERIODO ONTOLOGICO, dominato dal problema del rapporto tra l’uomo e l’essere; esso rappresenta la maturazione della speculazione greca con il pensiero di Platone e Aristotele;
PERIODO ETICO, dominato dal problema della condotta morale dell’uomo; esso si colloca nella fase di decadenza della civiltà greca, e il campo di indagine non sono più le potenzialità dell’uomo ma i suoi limiti;
PERIODO TEOLOGICO, dominato dal problema del ritorno a Dio, è la fase conclusiva della filosofia antica che prelude ai temi speculativi della Patristica e della Scolastica.
Come si vede la cronologia stessa della filosofia greca ci riporta a una concezione temporale di tipo circolare: la speculazione inizia infatti da un ideale contemplativo, espressione di una spiritualità arcaica,e si chiude con la naturale “riscoperta dell’Uno/Assoluto”, principio di tutte le cose.E’ oltremodo significativo il percorso umano che vede il filosofo dapprima come spettatore immerso nella contemplazione della natura alla ricerca della sua origine, poi come attore e intermediario, addirittura “misura di tutte le cose” o assolutamente ignorante, quindi impegnato nella ricerca delle proprie potenzialità, residenti nel proprio essere, poi ancora “ridimensionato” e cosciente della umana limitazione, e infine la riscoperta del Superiore, dell’Uno o assoluto, che coincide con la propagazione del Cristianesimo, ma che ben prima viene portato avanti dai Neoplatonici e dai primissimi Padri Apologisti.
LA SCUOLA IONICA ED ERACLITO
La scuola ionica porta avanti il tema del monismo naturalistico; il filosofo ha ancora un ruolo passivo e contemplatore. Si tratta del primo parto ufficiale della filosofia greca, e gli elementi a disposizione sono contenuti nella natura. Il filosofo ricerca il principio di tutte le cose (archè), si limita a contemplare la natura cercandone ordine e principio. La ricerca ionica si basa sui quattro elementi naturali (acqua, aria, terra, fuoco) da sempre centro dell’indagine scientifica. Il più rappresentativo dei filosofi ionici è Talete, fondatore della scuola di Mileto. Talete individuava il principio di tutte le cose nell’acqua; non stupisce che il filosofo milesio ricerchi l’archè proprio nell’elemento umido: la Tradizione considera infatti questo come l’elemento generante, fecondante e legato all’azione dell’influsso lunare. Per Anassimene il principio di tutte le cose è l’aria, e il processo del divenire è legato ai meccanismi di rarefazione e condensazione.
Eraclito individuava l’archè nel fuoco o logos: si noti anche qui la scelta di un altro elemento di forza, che può essere assimilato al potere della parola creatrice, come evidenziato dall’incipit giovanneo. Per Eraclito il mondo in divenire si basa sul principio di un eterno fluire (panta rei, tutto scorre) e in questo continuo mutamento l’inevitabilità dei contrari e delle opposizioni produce un continuo stato di tensione e di guerra. Per Anassimandro, infine, il principio deve essere ricercato nell’apeiron o infinito. Nel suo pensiero possiamo ravvisare le stesse caratteristiche di contrari e opposti della filosofia eraclitea, ma ricondotte a un principio per la prima volta indefinito, paragonabile a una specie di bolla che contiene un insieme indefinito di elementi. (aoriston) eternamente impegnati in un continuo definirsi e separarsi.
LA SCUOLA PITAGORICA
L’importanza dei Pitagorici consiste nella dottrina trasmessa dal loro maestro, ma anche nella struttura della scuola, vero e proprio circolo esoterico a cui si accedeva soltanto dopo un severissimo cammino iniziatico. Anche la dottrina pitagorica è assolutamente fedele alla concezione monistica introdotta dagli Ionici. Il principio di tutto non è però ricercato in uno dei 4 elementi naturali ma in un elemento particolare, il numero, che assume nella sua funzionalità archetipa il doppio ruolo di unità e quantità.
Il personaggio ovviamente più conosciuto della scuola è il suo fondatore, Pitagora di Samo. Tutta la speculazione pitagorica si riconduce al numero e alle sue rappresentazioni nella realtà: ogni elemento naturale si differenzia dagli altri per peso, altezza, dimensioni; è dunque necessario che nel Tutto della natura ci debba essere un Principio ordinatore universale che impedisca il disordine cosmico, appunto il numero, di cui Pitagora mise in evidenza il carattere quasi sacrale. Questa concezione, evidentemente monoteista, stonava col tipico politeismo religioso greco, e metteva in luce l’originalità del pensiero pitagorico. Dall’Uno derivano i Molti: l’elemento grafico che disegnava l’assunto basilare del pitagorismo era il triangolo della tetraktis, che rappresentava la somma dei primi quattro numeri (1,2,3,4) ossia 10,ossia,per riduzione teosofica, ancora Uno. Si noti come anche in Pitagora non scompaiono del tutto i 4 elementi, principiati, però, e ordinati dall’uno. Dall’unità, per definizione parimpari, generatrice dell’uno e dei molti procedono tutte le cose ordinate secondo il principio dei contrari, il cui apice è la coppia pari-dispari.
Un altro importantissimo concetto pitagorico è l’immortalità dell’anima, secondo cui l’anima si purga attraverso l’incarnazione obbligatoria in un corpo fisico, e attraverso la trasmigrazione di corpo in corpo (metempsicosi) fino alla definitiva catarsi.
LA SCUOLA ELEATICA
La scuola eleatica, che prese il nome dalla città di Elea, in magna Grecia, ricerca come principio di tutte le cose l’essere in quanto tale, spingendo la speculazione filosofica ben oltre il sensibile. Il fondatore della scuola fu Senofane, che offre un’impostazione teologica rivoluzionaria e originale: Dio è Uno. Contro il politeismo tipico greco, Senofane sostiene l’unicità del Principio Creatore, e ritiene che tutti i popoli si figurano un Dio antropomorfizzato secondo i canoni estetici della propria etnìa (nero per gli Etìopi, bianco per gli Ariani…). E’ dunque uno, assoluto, infinito, immutabile.
Se Senofane fu il fondatore dell’eleatismo, uno dei suoi esponenti più famosi fu Parmenide.
Discepolo di Senofane, Parmenide sviluppa i caratteri più importanti del suo pensiero. Essere e pensare sono per Parmenide la stessa cosa, poiché solo l’essere disvela l’essenza delle cose; i nostri occhi arrivano a cogliere il momento finale del divenire, ciò che Aristotele chiamerà atto, ma in ogni fase del processo è sempre l’essere che si trasforma. Ma allora, osserva Parmenide, se è sempre essere la realtà in movimento, il divenire è illusione. Da questo concetto Parmenide ne deriva altri due:
il contrario dell’essere, come esistenza, è il nulla;
il contrario dell’essere, come permanenza, è il divenire.
Questo doppio canale lascia molti spazi liberi alla polemica antiparmenidea (vedi Platone) : poiché essendo l’essere un principio, un tutto, esso escluderebbe per forza anche i suoi contrari, ma se l’essere è anche pensiero, allora dovrebbe pensare i contrari e dunque il non essere come reali. L’essere è uno, eterno ingenerato immutabile e soprattutto indivisibile. Nella gnoseologia di Parmenide non c’è spazio per il divenire, per la sensibilità, che originano opinioni fallaci e in contraddizione col pensiero (che essendo l’essere stesso non può essere smentito). Si veda al proposito l’esempio sul remo immerso nell’acqua utilizzato da Galilei per evidenziare il carattere ingannatore dei nostri sensi. Il secondo esponente più illustre della scuola di Elea fu Zenone.
Zenone,che fu discepolo di Parmenide, illustrò attraverso le sue aporìe, l’assurdità dell’affermazione del divenire e del molteplice. La polemica di Zenone riguarda soprattutto i pitagorici, che concepivano la realtà come ente matematico discontinuo: per Zenone invece la realtà è intuita come continuo matematico e geometrico. Lo strumento per eccellenza di Zenone è il paradosso. Il più famoso è quello di Achille che, in gara con la tartaruga, si vede sconfitto dall’animale, notoriamente assai lento, poiché secondo Zenone il percorso di un tragitto dal punto A al punto B si completerebbe in un tempo infinito: posto che, prima di completare l’intero percorso, Achille dovrà completarne la metà, prima di completarne detta metà, Achille dovrà percorrere la metà della metà, e così via all’infinito; ammesso che Achille dia vantaggio all’animale, la tartaruga risulterebbe più veloce di Achille, avendo compiuto un percorso sempre più lungo dell’avversario nel momento in cui questo la raggiunge.
PLURALISTI E ATOMISTI
Dal conflitto dei due indirizzi monistici nasce una nuova tendenza speculativa che raccoglie l’eredità delle aporìe di Zenone, e che viene chiamata Fisica Posteriore. Questa tendenza si caratterizza per il passaggio dal monismo speculativo di ionici, pitagorici ed eleatici, al pluralismo portato avanti dall’omonima scuola e all’atomismo democriteo. Da una parte l’indagine monistica escludeva il molteplice e il divenire, dall’altra l’indagine pluralistica metteva in dubbio l’unicità dell’essere. Causa del conflitto erano i filosofi monisti, che consideravano solo una parte della realtà escludendo il resto. Fu dunque molto facile per il pluralismo affermarsi, attraverso la concezione di più principi mescolati e combinati fra loro.
Primo pluralista fu Empedocle di Agrigento. I quattro elementi naturali che i milesi consideravano nella loro unicità archetipa, acqua, aria, terra e fuoco, sono assommati da Empedocle come le 4 radici della realtà. Ognuno di questi 4 elementi è immutabile, eterno, inconfondibile con gli altri. In origine le 4 radici erano racchiuse in uno Sfero, dove non sussisteva alcuna preminenza qualitativa; l’azione di due forze opposte, Amore e Odio, provocò la separazione delle radici e causato il divenire ciclico a cui non sfugge nemmeno la vita morale dell’uomo. Come si vede, Empedocle “ruba” uno dei temi salienti della filosofia eraclitea, quello dei contrasti e degli opposti, che sono qui mediati e armonizzati nello Sfero.
Una svolta nell’indagine pluralista viene dalla filosofia di Anassagora. Tutte le cose ci sembrano unitarie, dice Anassagora, ma se le osserviamo bene ci accorgeremo che sono composte da altre parti, a loro volta scomponibili in altre particelle più piccole: se si considera un braccio esso può essere scomposto in ossa, tendini, muscoli, a loro volta scomponibili fino alle particelle più minime che Aristotele definirà omeomerie. Queste omeomerìe sono similari ma eterogenee, e dalla loro continua aggregazione e disgregazione deriva il processo del divenire. Ogni cosa assomma tutte queste particelle (tutto è in tutto, sostiene Anassagora) ma ovviamente il maggior numero di un certo tipo di omeomerìe determina la qualità dell’oggetto, e ne rivela forma, colore, e vari attributi. Il divenire rappresenta il passaggio delle omeomerìe da un elemento a un altro, poiché “tutto da tutto si genera”. Come possono però queste particelle determinare un oggetto definito? Alla base di tutti i movimenti Anassagora individua l’azione di una mente ordinatrice o Nous, creatrice di disciplina e armonia. La mente assume qui una notevole importanza quale ragion d’essere.
Queste due prospettive, la teoria delle forze opposte di Empedocle e la teoria della nous di Anassagora , sono indubbiamente rivoluzionarie ma ancora legate alla concezione ilozoista dei monisti. La vera svolta scientifica arriva col pensiero atomista di Democrito e di Leucippo di Mileto. Leucippo fu il fondatore dell’indirizzo atomistico: alla base della sua speculazione,poi ampliata da Democrito, sta la concezione di un tutto simile all’essere parmenideo, ma la novità rispetto agli eleati sta nell’affiancamento all’essere del non essere, inteso come vuoto. L’essere è una materia omogenea, ma non è divisibile all’infinito. All’origine di questo tutto omogeneo ci sono particelle indivisibili, indistruttibili, e omogenee dette atomi. Gli atomi non sono tutti uguali, essi si differenziano per forma, volume e peso, ma sono omogenei e dal loro combinarsi ha origine la materia. La loro combinazione ha origine da una forza che li fa cadere e li associa in base alla loro tipologia; essi sono differenziati dal vuoto, e nella caduta essi si urtano miscelandosi in base al loro peso e al loro volume. La compresenza della materia e del vuoto spiega dunque nella filosofia atomista la presenza del divenire. La scientificità di Democrito esclude il concorso divino: l’anima è come il corpo composta da atomi, più leggeri rispetto agli atomi del corpo; nessun principio, nessun Dio, solo una incessante caduta degli atomi e il loro casuale combinarsi. Quindi nessuna speranza: l’anima seguirà la stessa sorte del corpo e come i suoi atomi, anche gli atomi dell’anima si disgregheranno per poi dare vita ad altri elementi. La prospettiva atomista del pensiero democriteo influenza appieno la gnoseologia. E’ chiaro che si conosce una realtà fenomenicamente unitaria, ed è altrettanto chiaro che anche la conoscenza deriva da un urto tra atomi, tra gli atomi del corpo dell’elemento senziente e gli atomi del corpo dell’elemento sentito. Ma se vogliamo pervenire alla verità dobbiamo distinguere tra due visioni della realtà, una macroscopica (che rappresenta la normale prospettiva fenomenica e sensibile della conoscenza umana) fallace e basata sull’opinione e una microscopica, veritiera poiché fondata sulla conoscenza minima della realtà, rappresentata dagli atomi.
sabato 7 gennaio 2017
venerdì 6 gennaio 2017
Storia 5 Modulo 2
C5 - U2
L'età dei totalitarismi e la seconda guerra mondiale
1 - EUROPA OCCIDENTALE
INTRODUZIONE - La principale conseguenza della Grande Guerra fu la CRISI DEL LIBERALISMO. I suoi effetti furono politici ed economici. Quelli politici furono:
• la nascita delle IDEOLOGIE DI MASSA al posto dei partiti politici
• l'ascesa di MUSSOLINI in Italia e la fondazione dei FASCI (1919) a cui farà seguito la Marcia su Roma (1922)
• l'ascesa dei nazionalisti in Germania e la presa di potere di HITLER nel 1933
• la GUERRA CIVILE in Spagna (1936-1839) e la dittatura di FRANCO
Gli effetti della crisi del liberalismo sull'economia furono:
• la CRISI ECONOMICA del 1929 e il crollo della Borsa Valori a Wall Street
• la politica isolazionista degli USA
• la TEORIA DI KEYNES
• il NEW DEAL di Roosevelt
• la politica protezionista e autarchica dei regimi totalitari europei
ITALIA - Dopo la delusione della "vittoria mutilata" al termine della Grande Guerra, in Italia inizia a diffondersi un forte sentimento nazionalista, sfruttato dal giornalista e politico (di formazione socialista) Benito Mussolini. La sua ascesa al potere avviene in quattro fasi:
• la fondazione a Milano dei FASCI DI COMBATTIMENTO il 23 marzo 1919 con cui porta avanti delle azioni eversive
• la nascita del partito (PARTITO NAZIONALE FASCISTA) e le alleanze strategiche con liberali e cattolici (contro i comunisti) e con i contadini
• la MARCIA SU ROMA il 28 ottobre 1922 ed il conferimento dell'incarico di re Vittorio Emanuele III di formare un nuovo governo
• le LEGGI FASCISTISSIME e la dittatura del 1925
Mussolini era visto dal re e da molti italiani come il solo politico in grado di rilanciare il Paese: ma, nonostante un inizio dal sapore quasi liberale, con l'introduzione di riforme e migliorie, il governo di Mussolini si trasforma in un regime autoritario e oppressivo.
Questi sono i principali effetti della dittatura:
• i brogli per ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento e l'emanazione della legge sul premio di maggioranza per il partito più votato (LEGGE ACERBO)
• l'omicidio del deputato socialista Giacomo MATTEOTTI che aveva contestato i brogli alle elezioni
• la caccia ai dissidenti in Italia e all'estero e l'istituzione dell'OVRA (Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell'Antifascismo)
• il divieto di associazione sindacale e partitica e lo scioglimento di tutte le organizzazioni esistenti
• la trasformazione del Parlamento in CAMERA DEI FASCI E DELLE CORPORAZIONI
• l'adozione delle LEGGI RAZZIALI sul modello di quelle vigenti nella Germania di Hitler, dopo l'alleanza tra quest'ultimo e Mussolini
GERMANIA - Durante la Repubblica di Weimar si diffonde un profondo sentimento nazionalista. La Germania è un paese sconfitto e umiliato, anche se Inghilterra e Stati Uniti cercano di aiutare i tedeschi a saldare i debiti di guerra col PIANO DAWRS e col PIANO YOUNG e la PACE DI LOCARNO del 1925 ha ammesso la Germania alla Società delle Nazioni. Tra i nazionalisti spicca Adolf HITLER. Nel dopoguerra faceva parte dell'esercito, impegnato a sedare le rivoluzioni di ispirazione bolscevica ma anche i nazionalisti volevano prendere il potere: Hitler fu promotore nel 1919 di un tentativo di colpo di Stato a Monaco, andato peró fallito. Nel 1920, dopo il suo congedo dall'esercito, entra nel partito di cui diventa presto il leader, cambiandone il nome in PARTITO NAZIONALSOCIALISTA TEDESCO DEI LAVORATORI. Il suo progetto politico è contenuto in uno scritto, il MEIN KAMPF (La mia battaglia) dove Hitler espone le sue idee per rilanciare il Paese. Salito al potere con l'aiuto delle SS (Schultz Staffeln cioé Pattuglie di Protezione), nel corso del noto colpo di Stato detto LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI (1933) Hitler rinnega la pace di Locarno e avvia una nuova fase politica basata sul FUHRERPRINZIP che prevedeva:
• lo scioglimento dei partiti
• la soppressione delle associazioni sindacali
• la riduzione dei poteri del Parlamento
In politica estera stipula un patto decennale di non aggressione con l'URSS di Stalin (PATTO MOLOTOV RIBBENTROP, dai cognomi dei due ministri firmatari) e si allea con l'Italia di Mussolini (ASSE ROMA-BERLINO), iniziando i preparativi per un nuovo conflitto mondiale.
Il NUOVO ORDINE di Hitler aveva lo scopo di difesa dello SPAZIO VITALE (Lebensraum) dalle altre razze dette SOTTO-UOMINI (Untermenschen), slavi e sopratutto ebrei, internati nei LAGER con dissidenti e omosessuali. Nel 1939 Hitler invade la Polonia dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale e nel 1942 rompe il patto di non aggressione con l'URSS e invade il terrotorio sovietico.
SPAGNA - Dopo la Guerra Civile di Spagna, nel 1939 inizia la dittatura del Generale Francisco FRANCO. È il regime più longevo tra i fascismi europei: dura infatti fino al 1975, anno della morte del dittatore. Nel 1967 Franco aveva ridotto la dittatura e aveva fatto modificare la Costituzione, ripristinando la monarchia e designando erede al trono JUAN CARLOS DI BORBONE.
2 - EUROPA ORIENTALE E USA
INTRODUZIONE - Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica sono i due principali protagonisti della seconda metà del XX secolo e i due grandi centri di influenza del secondo dopoguerra. In URSS, dopo la morte di Lenin, nel 1924 sale al potere Stalin, che avvia il processo di industrializzazione del Paese. Negli USA, dopo il repubblicano Hoover, inizia il lungo mandato del democratico Roosevelt (dal 1933 al 1945: unico presidente americano eletto per 4 volte).
URSS - La collettivizzazione forzata delle terre costringe i contadini russi a lasciare i propri terreni per lavorare nelle fattorie agricole cooperative (KOLCHOZ) o nelle aziende agricole di Stato (SOVCHOZ): i contadini, guidati da BUCHARIN, si ribellano, ma la rivolta viene subito repressa dall'esercito e i rivoltosi arrestati e internati nei GULAG, i campi di lavoro sovietici. Per protesta i contadini decidono di abbattere l'intero patrimonio zootecnico prima di entrare nelle fattorie. Il regime di Stalin si rafforza attraverso misure repressive:
• divieto di associazione
• progressiva eliminazione dei nemici interni per mezzo della polizia segreta
• POGROM (deportazioni degli ebrei)
• PURGHE (eliminazione di tutti gli oppositori del regime)
Pochi anni dopo aver stipulato il patto di non aggressione con Stalin, Hitler inizia l'Operazione Barbarossa e invade il territorio dell'URSS.
USA - Il 24 ottobre 1929 la Borsa di Wall Street a New York fa registrare il crollo più rovinoso della storia, il cosiddetto GIOVEDÌ NERO (il giovedì era il giorno delle contrattazioni a Wall Street). Il crollo arriva dopo una lunga serie di ribassi e gli effetti diventano presto incontrollabili. La Grande Depressione che ne seguì ebbe effetti anche sulle economie europee, spingendo i regimi totalitari all'adozione di misure protezioniste e autarchiche.
Nel 1932, scaduto il mandato del repubblicano HOOVER, viene eletto presidente il democratico ROOSEVELT, che sarà riconfermato per altre 4 volte (muore nel 1945 all'inizio del suo quarto mandato). Roosevelt avvia subito un piano di riforme noto come NEW DEAL (cioè nuovo corso) e inaugura una politica ispirata al pensiero economico di KEYNES (che aveva teorizzato l'intervento dello Stato in campo economico capovolgendo la teoria liberista di SMITH). Già anni prima lo stesso Keynes aveva previsto la crisi dei mercati finanziari, causata:
• dai ritmi produttivi incessanti
• dal calo delle vendite e delle esportazioni (sopratutto nel settore agricolo)
• dalla crescente disoccupazione
Gli Stati Uniti cominciano una politica isolazionista, protezionista e sopratutto proibizionista (divieto per i privati di produrre in settori cruciali come la distillazione).
La politica di Roosevelt porta alla riduzione della disoccupazione e rilancia i settori produttivi in situazione più critica, disegnando così nuovi scenari per l'economia mondiale.
3 - IL NUOVO CONFLITTO MONDIALE
INTRODUZIONE - Il 23 agosto 1939 Germania e Unione Sovietica avevano sottoscritto il PATTO DECENNALE DI NON AGGRESSIONE, poi trasformato in PATTO DI AMICIZIA. Il patto copriva le spalle alla Germania nel caso di un attacco alla Polonia. La causa occasionale dello scoppio del secondo conflitto mondiale fu proprio l'annessione (Anschluss) del territorio polacco da parte della Germania a ovest, il 1 settembre 1939, con la conseguente invasione sovietica a est. Il conflitto si chiude il 2 settembre 1945.
CAUSE E ALLEANZE - Il conflitto fu la principale conseguenza delle mire di Hitler sul controllo dell'Europa. A sostenere Hitler erano l'Italia (che l'anno prima aveva sottoscritto il PATTO D'ACCIAIO), l'URSS (legata dal PATTO DI NON AGGRESSIONE), la Spagna, l'Austria e la Norvegia di QUISLING, oltre poi al Giappone. Gli USA entrano in guerra solo nella seconda fase del conflitto, a sostegno degli Stati liberali come Gran Bretagna e Francia.
L'Italia entra in guerra l'anno dopo, il 10 giugno 1940. Mussolini si illudeva di condurre una GUERRA PARALLELA a quella di Hitler ma l'Italia non era in grado di sostenere l'impegno bellico. Dopo la disastrosa sconfitta in URSS l'Italia inizia le trattative per l'armistizio con le Forze inglesi e americane (8 settembre 1943) e sarà occupata dai Nazisti.
Così come in Norvegia anche nel sud della Francia si formó un governo collaborazionista guidato da PETAIN e noto come Repubblica di Vichy.
EVENTI - Il conflitto si sviluppa in due fasi. La prima fase (1939-1941) si distingue per la netta superiorità tedesca, per la nascita di governi di collaborazione con la Germania e per il ruolo fondamentale della resistenza inglese. La prima fase del conflitto si chiude nel 1941 con tre eventi cruciali:
• l'attacco tedesco all'URSS (22 giugno)
• la firma della Carta Atlantica da parte del primo ministro britannico CHURCHILL e del presidente americano Roosevelt (14 agosto)
• l'attacco giapponese agli Stati Uniti presso PEARL HARBOUR (7 dicembre)
La seconda fase del conflitto (1942-1945) si distingue per il ruolo di primo piano degli USA su Pacifico e Mediterraneo, per il fallimento della guerra all'URSS, per la caduta di Mussolini e per la guerra di liberazione. Gli episodi principali furono:
• lo sbarco americano in Sicilia (9 luglio 1943)
• le dimissioni di Mussolini (25 luglio 1943)
• l'armistizio dell'Italia (8 settembre 1843) e la resistenza all'occupazione nazista
• lo sbarco in Normandia degli Alleati (6 giugno 1944)
LA FINE DELLA GUERRA - Le manovre degli Alleati e dell'URSS stringono la Germania su più fronti. Le tre potenze al vertice (gli USA di Roosevelt e poi Truman, la Gran Bretagna di Churchill e l'URSS di Stalin) si confrontano per decidere le sorti della guerra e del dopoguerra.
In Italia la Resistenza, con l'aiuto degli Alleati, libera Roma e poi Milano il 25 aprile 1945. Mussolini, che aveva cercato di organizzare a Salò la Repubblica Sociale Italiana, è intercettato e fucilato dai partigiani il 28 aprile 1945 presso Giulino di Mezzegra.
In Germania, mentre Berlino viene occupata, Hitler si suicida nel suo rifugio segreto il 30 aprile 1945.
Il Giappone si arrende il 14 agosto 1945 poco dopo le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945).
La seconda guerra mondiale si conclude il 2 settembre 1945.
L'età dei totalitarismi e la seconda guerra mondiale
1 - EUROPA OCCIDENTALE
INTRODUZIONE - La principale conseguenza della Grande Guerra fu la CRISI DEL LIBERALISMO. I suoi effetti furono politici ed economici. Quelli politici furono:
• la nascita delle IDEOLOGIE DI MASSA al posto dei partiti politici
• l'ascesa di MUSSOLINI in Italia e la fondazione dei FASCI (1919) a cui farà seguito la Marcia su Roma (1922)
• l'ascesa dei nazionalisti in Germania e la presa di potere di HITLER nel 1933
• la GUERRA CIVILE in Spagna (1936-1839) e la dittatura di FRANCO
Gli effetti della crisi del liberalismo sull'economia furono:
• la CRISI ECONOMICA del 1929 e il crollo della Borsa Valori a Wall Street
• la politica isolazionista degli USA
• la TEORIA DI KEYNES
• il NEW DEAL di Roosevelt
• la politica protezionista e autarchica dei regimi totalitari europei
ITALIA - Dopo la delusione della "vittoria mutilata" al termine della Grande Guerra, in Italia inizia a diffondersi un forte sentimento nazionalista, sfruttato dal giornalista e politico (di formazione socialista) Benito Mussolini. La sua ascesa al potere avviene in quattro fasi:
• la fondazione a Milano dei FASCI DI COMBATTIMENTO il 23 marzo 1919 con cui porta avanti delle azioni eversive
• la nascita del partito (PARTITO NAZIONALE FASCISTA) e le alleanze strategiche con liberali e cattolici (contro i comunisti) e con i contadini
• la MARCIA SU ROMA il 28 ottobre 1922 ed il conferimento dell'incarico di re Vittorio Emanuele III di formare un nuovo governo
• le LEGGI FASCISTISSIME e la dittatura del 1925
Mussolini era visto dal re e da molti italiani come il solo politico in grado di rilanciare il Paese: ma, nonostante un inizio dal sapore quasi liberale, con l'introduzione di riforme e migliorie, il governo di Mussolini si trasforma in un regime autoritario e oppressivo.
Questi sono i principali effetti della dittatura:
• i brogli per ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento e l'emanazione della legge sul premio di maggioranza per il partito più votato (LEGGE ACERBO)
• l'omicidio del deputato socialista Giacomo MATTEOTTI che aveva contestato i brogli alle elezioni
• la caccia ai dissidenti in Italia e all'estero e l'istituzione dell'OVRA (Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell'Antifascismo)
• il divieto di associazione sindacale e partitica e lo scioglimento di tutte le organizzazioni esistenti
• la trasformazione del Parlamento in CAMERA DEI FASCI E DELLE CORPORAZIONI
• l'adozione delle LEGGI RAZZIALI sul modello di quelle vigenti nella Germania di Hitler, dopo l'alleanza tra quest'ultimo e Mussolini
GERMANIA - Durante la Repubblica di Weimar si diffonde un profondo sentimento nazionalista. La Germania è un paese sconfitto e umiliato, anche se Inghilterra e Stati Uniti cercano di aiutare i tedeschi a saldare i debiti di guerra col PIANO DAWRS e col PIANO YOUNG e la PACE DI LOCARNO del 1925 ha ammesso la Germania alla Società delle Nazioni. Tra i nazionalisti spicca Adolf HITLER. Nel dopoguerra faceva parte dell'esercito, impegnato a sedare le rivoluzioni di ispirazione bolscevica ma anche i nazionalisti volevano prendere il potere: Hitler fu promotore nel 1919 di un tentativo di colpo di Stato a Monaco, andato peró fallito. Nel 1920, dopo il suo congedo dall'esercito, entra nel partito di cui diventa presto il leader, cambiandone il nome in PARTITO NAZIONALSOCIALISTA TEDESCO DEI LAVORATORI. Il suo progetto politico è contenuto in uno scritto, il MEIN KAMPF (La mia battaglia) dove Hitler espone le sue idee per rilanciare il Paese. Salito al potere con l'aiuto delle SS (Schultz Staffeln cioé Pattuglie di Protezione), nel corso del noto colpo di Stato detto LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI (1933) Hitler rinnega la pace di Locarno e avvia una nuova fase politica basata sul FUHRERPRINZIP che prevedeva:
• lo scioglimento dei partiti
• la soppressione delle associazioni sindacali
• la riduzione dei poteri del Parlamento
In politica estera stipula un patto decennale di non aggressione con l'URSS di Stalin (PATTO MOLOTOV RIBBENTROP, dai cognomi dei due ministri firmatari) e si allea con l'Italia di Mussolini (ASSE ROMA-BERLINO), iniziando i preparativi per un nuovo conflitto mondiale.
Il NUOVO ORDINE di Hitler aveva lo scopo di difesa dello SPAZIO VITALE (Lebensraum) dalle altre razze dette SOTTO-UOMINI (Untermenschen), slavi e sopratutto ebrei, internati nei LAGER con dissidenti e omosessuali. Nel 1939 Hitler invade la Polonia dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale e nel 1942 rompe il patto di non aggressione con l'URSS e invade il terrotorio sovietico.
SPAGNA - Dopo la Guerra Civile di Spagna, nel 1939 inizia la dittatura del Generale Francisco FRANCO. È il regime più longevo tra i fascismi europei: dura infatti fino al 1975, anno della morte del dittatore. Nel 1967 Franco aveva ridotto la dittatura e aveva fatto modificare la Costituzione, ripristinando la monarchia e designando erede al trono JUAN CARLOS DI BORBONE.
2 - EUROPA ORIENTALE E USA
INTRODUZIONE - Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica sono i due principali protagonisti della seconda metà del XX secolo e i due grandi centri di influenza del secondo dopoguerra. In URSS, dopo la morte di Lenin, nel 1924 sale al potere Stalin, che avvia il processo di industrializzazione del Paese. Negli USA, dopo il repubblicano Hoover, inizia il lungo mandato del democratico Roosevelt (dal 1933 al 1945: unico presidente americano eletto per 4 volte).
URSS - La collettivizzazione forzata delle terre costringe i contadini russi a lasciare i propri terreni per lavorare nelle fattorie agricole cooperative (KOLCHOZ) o nelle aziende agricole di Stato (SOVCHOZ): i contadini, guidati da BUCHARIN, si ribellano, ma la rivolta viene subito repressa dall'esercito e i rivoltosi arrestati e internati nei GULAG, i campi di lavoro sovietici. Per protesta i contadini decidono di abbattere l'intero patrimonio zootecnico prima di entrare nelle fattorie. Il regime di Stalin si rafforza attraverso misure repressive:
• divieto di associazione
• progressiva eliminazione dei nemici interni per mezzo della polizia segreta
• POGROM (deportazioni degli ebrei)
• PURGHE (eliminazione di tutti gli oppositori del regime)
Pochi anni dopo aver stipulato il patto di non aggressione con Stalin, Hitler inizia l'Operazione Barbarossa e invade il territorio dell'URSS.
USA - Il 24 ottobre 1929 la Borsa di Wall Street a New York fa registrare il crollo più rovinoso della storia, il cosiddetto GIOVEDÌ NERO (il giovedì era il giorno delle contrattazioni a Wall Street). Il crollo arriva dopo una lunga serie di ribassi e gli effetti diventano presto incontrollabili. La Grande Depressione che ne seguì ebbe effetti anche sulle economie europee, spingendo i regimi totalitari all'adozione di misure protezioniste e autarchiche.
Nel 1932, scaduto il mandato del repubblicano HOOVER, viene eletto presidente il democratico ROOSEVELT, che sarà riconfermato per altre 4 volte (muore nel 1945 all'inizio del suo quarto mandato). Roosevelt avvia subito un piano di riforme noto come NEW DEAL (cioè nuovo corso) e inaugura una politica ispirata al pensiero economico di KEYNES (che aveva teorizzato l'intervento dello Stato in campo economico capovolgendo la teoria liberista di SMITH). Già anni prima lo stesso Keynes aveva previsto la crisi dei mercati finanziari, causata:
• dai ritmi produttivi incessanti
• dal calo delle vendite e delle esportazioni (sopratutto nel settore agricolo)
• dalla crescente disoccupazione
Gli Stati Uniti cominciano una politica isolazionista, protezionista e sopratutto proibizionista (divieto per i privati di produrre in settori cruciali come la distillazione).
La politica di Roosevelt porta alla riduzione della disoccupazione e rilancia i settori produttivi in situazione più critica, disegnando così nuovi scenari per l'economia mondiale.
3 - IL NUOVO CONFLITTO MONDIALE
INTRODUZIONE - Il 23 agosto 1939 Germania e Unione Sovietica avevano sottoscritto il PATTO DECENNALE DI NON AGGRESSIONE, poi trasformato in PATTO DI AMICIZIA. Il patto copriva le spalle alla Germania nel caso di un attacco alla Polonia. La causa occasionale dello scoppio del secondo conflitto mondiale fu proprio l'annessione (Anschluss) del territorio polacco da parte della Germania a ovest, il 1 settembre 1939, con la conseguente invasione sovietica a est. Il conflitto si chiude il 2 settembre 1945.
CAUSE E ALLEANZE - Il conflitto fu la principale conseguenza delle mire di Hitler sul controllo dell'Europa. A sostenere Hitler erano l'Italia (che l'anno prima aveva sottoscritto il PATTO D'ACCIAIO), l'URSS (legata dal PATTO DI NON AGGRESSIONE), la Spagna, l'Austria e la Norvegia di QUISLING, oltre poi al Giappone. Gli USA entrano in guerra solo nella seconda fase del conflitto, a sostegno degli Stati liberali come Gran Bretagna e Francia.
L'Italia entra in guerra l'anno dopo, il 10 giugno 1940. Mussolini si illudeva di condurre una GUERRA PARALLELA a quella di Hitler ma l'Italia non era in grado di sostenere l'impegno bellico. Dopo la disastrosa sconfitta in URSS l'Italia inizia le trattative per l'armistizio con le Forze inglesi e americane (8 settembre 1943) e sarà occupata dai Nazisti.
Così come in Norvegia anche nel sud della Francia si formó un governo collaborazionista guidato da PETAIN e noto come Repubblica di Vichy.
EVENTI - Il conflitto si sviluppa in due fasi. La prima fase (1939-1941) si distingue per la netta superiorità tedesca, per la nascita di governi di collaborazione con la Germania e per il ruolo fondamentale della resistenza inglese. La prima fase del conflitto si chiude nel 1941 con tre eventi cruciali:
• l'attacco tedesco all'URSS (22 giugno)
• la firma della Carta Atlantica da parte del primo ministro britannico CHURCHILL e del presidente americano Roosevelt (14 agosto)
• l'attacco giapponese agli Stati Uniti presso PEARL HARBOUR (7 dicembre)
La seconda fase del conflitto (1942-1945) si distingue per il ruolo di primo piano degli USA su Pacifico e Mediterraneo, per il fallimento della guerra all'URSS, per la caduta di Mussolini e per la guerra di liberazione. Gli episodi principali furono:
• lo sbarco americano in Sicilia (9 luglio 1943)
• le dimissioni di Mussolini (25 luglio 1943)
• l'armistizio dell'Italia (8 settembre 1843) e la resistenza all'occupazione nazista
• lo sbarco in Normandia degli Alleati (6 giugno 1944)
LA FINE DELLA GUERRA - Le manovre degli Alleati e dell'URSS stringono la Germania su più fronti. Le tre potenze al vertice (gli USA di Roosevelt e poi Truman, la Gran Bretagna di Churchill e l'URSS di Stalin) si confrontano per decidere le sorti della guerra e del dopoguerra.
In Italia la Resistenza, con l'aiuto degli Alleati, libera Roma e poi Milano il 25 aprile 1945. Mussolini, che aveva cercato di organizzare a Salò la Repubblica Sociale Italiana, è intercettato e fucilato dai partigiani il 28 aprile 1945 presso Giulino di Mezzegra.
In Germania, mentre Berlino viene occupata, Hitler si suicida nel suo rifugio segreto il 30 aprile 1945.
Il Giappone si arrende il 14 agosto 1945 poco dopo le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945).
La seconda guerra mondiale si conclude il 2 settembre 1945.
giovedì 5 gennaio 2017
Storia 5 Modulo 1
C5 - U1
Il primo Novecento e la Grande Guerra
1 - LA BELLE ÉPOQUE
INTRODUZIONE - Gli anni della Belle Époque furono anni molto controversi. La Terza Rivoluzione Industriale porta la modernizzazione e lo sviluppo di vari settori (automobilistico, aeronautico e chimico), l'invenzione del fonografo e del cinema e l'illuminazione elettrica nelle città. Fu anche un periodo di intenso fermento culturale e intellettuale. Tuttavia la crisi sociale di fine secolo è all'origine di una marcata instabilità, che sfocia in una serie di attentati: il nuovo secolo si apre proprio con l'attentato a Umberto I a Monza, ad opera dell'anarchico Gaetano BRESCI, e nel 1904, a Buggerru, un corteo di operai del comparto minerario, che protestavano per le difficili condizioni di vita, è represso in modo violento dall'esercito. Nella Russia zarista, nel 1912, accade un evento analogo a San Pietroburgo, dove l'esercito imperiale spara sul corteo inerme di contadini. Nel 1914 a Sarajevo l'anarchico bosniaco Gavrilo PRINCIP uccide in un attentato la coppia degli Arciduchi austriaci in visita ufficiale: la fine della politica dell'equilibrio, interrotta dalla Germania, porterà l'Europa alla Prima Guerra Mondiale.
EUROPA - Lo scenario politico ed economico europeo di inizio secolo è dominato da due Imperi: Germania e Gran Bretagna. L'Impero Britannico, ora guidato da Edoardo VII, esce dall'epoca vittoriana ereditando un vasto patrimonio coloniale e la leadership sui mercati monetari internazionali legata al GOLD STANDARD EXCHANGE (l'applicazione del valore dell'oro alle transazioni monetarie), ma deve fare i conti con le forti tensioni sociali interne e con l'instabilità nelle colonie e nei "dominions", dove si sviluppano movimenti AUTONOMISTI (come in Irlanda) e INDIPENDENTISTI (come in India). L'Impero Tedesco, ora guidato dal Kaiser Guglielmo II, ha abbandonato la "politica dell'equilibrio" di Bismarck e inizia una corsa al riarmo, in vista di una guerra destinata a consolidare il primato politico del Reich sugli altri paesi europei e sopratutto sulla Gran Bretagna, la diretta concorrente della Germania. In Russia si inasprisce il declino di Nicola II: il regime zarista è scosso dalle rivolte e da diversi attentati di stampo anarchico. Nonostante l'assenza di una società industriale, è proprio in Russia che nasce il primo PARTITO SOCIALISTA RIVOLUZIONARIO, diviso tra le correnti dei MENSCEVICHI e dei BOLSCEVICHI (guidati da LENIN). In Francia si ha l'ascesa di gruppi NAZIONALISTI e REVANCHISTI , in cerca di una rivincita (révanche) sulla Germania dai tempi di Sedan: sale alla Presidenza Raymond POINCARÉ., che dà il via al riarmo della Francia in vista del conflitto imminente.
Sebbene la Grande Guerra inizi operativamente nel 1914, dopo l'omicidio dell'Arciduca austriaco FRANCESCO FERDINANDO a Sarajevo, il conflitto è in realtà già in atto:
• l'Impero Austro-Ungarico guidato da Francesco Giuseppe invade e annette la Bosnia-Erzegovina;
• la Francia stipula con la Gran Bretagna l'INTESA CORDIALE (Entente Cordiale), preludio della futura TRIPLICE INTESA;
• inizia la guerra per il controllo degli Stretti che si affacciano a est del Mar Mediterraneo, che vede coinvolta sopratutto la Russia.
ITALIA - In Italia il governo di Giovanni GIOLITTI incrocia una positiva congiuntura economica dovuta principalmente allo SVILUPPO INDUSTRIALE e ai contributi inviati dagli emigrati italiani all'estero (le RIMESSE), che favoriscono la nascita del primo istituto assicurativo a capitale pubblico (l'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI). L'età giolittiana è tuttavia contrassegnata da gravi tensioni sociali. In politica estera Giolitti ottiene la Tripolitania e la Cirenaica, Rodi e le Isole del Dodecanneso, ma resta il problema delle TERRE IRREDENTE contese all'Austria, a cui l'Italia è legata (con la Germania) dalla TRIPLICE ALLEANZA. In politica interna vanno ricordati due eventi decisivi per l'allargamento della maggioranza: la LEGGE ELETTORALE, che porta al suffragio universale maschile, e l'alleanza politica col Conte GENTILONI, all'epoca Presidente dell'Unione Cristiana. Tuttavia il governo di larghe intese, che accorpava nella stessa maggioranza socialisti e cattolici, rivoluzionari e moderati, non durò a lungo proprio a causa della sua composizione eterogenea.
USA - Nel 1912 Henry FORD avvia la prima produzione in serie dell'industria automobilistica con il famoso Modello T che vede la luce negli stabilimenti di Detroit. L'uso della CATENA DI MONTAGGIO cambia per sempre il concetto di filiera produttiva con la progressiva SEGMENTAZIONE DELLA MANODOPERA, che lavora alle singole fasi del processo di produzione. Questa innovazione si ispira ai PRINCIPLES OF SCIENTIFIC MANAGEMENT di TAYLOR, riassumibili nelle parole "L'uomo giusto al posto giusto nel momento giusto", motto del TAYLORISMO e del FORDISMO.
2 - LA PRIMA GUERRA MONDIALE
LE CAUSE - La Grande Guerra inizia almeno 12 anni prima dell'attentato di Sarajevo, considerato il motivo occasionale del conflitto. Infatti il piano del Generale VON SCHLIEFFEN venne elaborato nei primi anni del secolo. La guerra ebbe diverse cause:
• la contesa della leadership economica e culturale tra l'Impero Britannico e quello Tedesco;
• la pressione espansionistica dell'Impero Austro-Ungarico nell'Est Europa e l'invasione della sfera di influenza dell'Impero Russo;
• le tendenze autonomiste e anti-asburgiche degli Stati Balcanici e dei gruppi irredentisti italiani;
• la contesa dei canali d'accesso al Mediterraneo, che coinvolgeva Russia e Turchia;
• il forte sentimento di riscatto della Francia nei confronti della Germania.
La causa occasionale del conflitto è l'ATTENTATO DI SARAJEVO, in cui persero la vita l'Arciduca austriaco Francesco Ferdinando e l'Arciduchessa Sofia, assassinati il 28 luglio 1914 da un giovane anarchico bosniaco, Gavrilo Princip (affiliato al gruppo Giovane Bosnia) mentre si trovavano nella capitale serba im visita ufficiale. A innescare la rabbia degli autonomisti balcanici fu proprio la scelta provocatoria della data in cui la corte di Vienna aveva programmato la visita della coppia, anniversario di una pesante sconfitta patita alcuni secoli prima contro i Turchi: la decisione di non rispettare il lutto popolare accese inevitabilmente la reazione dei nazionalisti serbi e bosniaci.
GLI SCHIERAMENTI - L'Impero Tedesco e quello Austro-Ungarico avevano stipulato dal secolo precedente un accordo con l'Italia (la TRIPLICE ALLEANZA): l'Italia tuttavia non entró subito nel conflitto, sia perché impreparata, sia perchè restava aperta la questione delle terre irredente nella parte nord-orientale della Penisola, ancora in mano austriaca. La Francia e la Gran Bretagna avevano esteso l'Intesa Cordiale all'Impero Russo formando la TRIPLICE INTESA: lo scopo era quello di accerchiare e isolare la Germania, ma la Russia aveva una difficile situazione interna che sarebbe poi degenetata nel 1917.
L'Italia interviene nel conflitto nel 1915 ma a fianco della Triplice Intesa: negli accordi segreti - stipulati a Londra - al governo italiano viene garantita, in caso di vittoria dell'Intesa, la restituzione delle terre irredente. La Russia invece uscirà dal conflitto nel 1917, a causa della fine del regime zarista e del nuovo progetto politico che porterà alla nascita dell'URSS.
Gli USA intervengono nel conflitto solo nella seconda fase, dopo l'arnistizio russo-tedesco del 1917. L'intervento americano aveva l'obiettivo di appoggiare gli Stati dell'Europa Occidentale dalla possibile estensione della Rivoluzione Russa, che avrebbe potuto trasformare l'Europa in una pericolosa federazione di repubbliche socialiste.
LA CONCLUSIONE - Il conflitto finisce l'11 novembre 1918 con la vittoria della Triplice Intesa e la sconfitta di Germania e Impero Austro-Ungarico. Tra gli Stati vincitori c'è anche l'Italia, forte della vittoria sul Piave. Il 18 gennaio 1919 iniziano i lavori della CONFERENZA DI PACE DI VERSAILLES. Le due potenze imperialiste sconfitte vivono una difficole transizione politica dopo la fuga dei rispettivi imperatori.
LE CONSEGUENZE - La Grande Guerra è nota per il grande numero di vittime. Il conflitto ebbe pesanti ripercussioni in campo economico e industriale, sul settore agricolo e in ambito sociale e politico. Tra le conseguenze piú inportanti c'è sicuramente la crisi del liberalismo, che conduce all'avvento dei regimi totalitari in Europa.
3 - IL PRIMO DOPOGUERRA
LA PACE - Il 18 gennaio del 1919 iniziano i lavori della Conferenza di Versailles. La data non fu scelta a caso in quanto si trattava dell'anniversario della fondazione del Reich. A decidere le sorti della Germania furono gli Stati dell'ex Triplice Intesa: la Francia, rappresentata da CLEMENCEAU, la Gran Bretagna, rappresentata da LLOYD GEORGE, e l'Italia, rappresentata da ORLANDO. A questi Stati si aggiungono gli USA guidati dal Presidente WILSON che giá nel corso del conflitto aveva elaborato un protocollo di intervento articolato in 14 punti, allo scopo di attuare un piano di intervento a favore degli Stati dell'Europa Atlantica e sottrarli così all'influenza della nascente Russia socialista.
La Germania subì pesanti sanzioni tra cui la perdita del proprio impero coloniale e la restituzione di Alsazia e Lorena alla Francia, la riparazione dei debiti di guerra e l'obbligo della fornitura decennale di carbone alla Francia e al Belgio, il divieto di ricostituire l'esercito e un presidio armato dell'esercito francese sul confine. Col trattato di SAINT. GERMAIN EN LAYE l'Austria viene separata dall'Ungheria e sottoposta anch'essa a pesanti sanzioni. Gli Stati Balcanici (reputati un pericolo per la stabilità dell'Europa) sono unificati sotto il controllo serbo nella JUGOSLAVIA.
Grande fu la delusione dell'Italia, che non si vide restituire tutte le terre irredente (VITTORIA MUTILATA) nonostante gli impegni presi a Londra.
LA SOCIETÀ DELLE NAZIONI - Alcuni mesi dopo, il 28 aprile 1919, nasce a Ginevra la Società delle Nazioni, un organo consultivo internazionale formato da un'Assemblea composta dai delegati di vari Stati e da un Comitato di soli sei membri. Obiettivo della SDN era la tutela della stabilità politica europea, allo scopo di evitare nuovi conflitti. Tale obiettivo sarà tuttavia disatteso a causa dell'assenza di delegati americani, in quanto la nuova amministrazione repubblicana degli USA rifiuta il seggio riservato nel "Board" ristretto di Ginevra, avviando una politica ISOLAZIONISTA. L'assenza degli USA renderà le decisioni della SDN meno efficaci.
L'EUROPA DOPO LA GUERRA - Nella Germania sconfitta si forma la REPUBBLICA DI WEIMAR (dal nome della città dove si riunisce l'Assemblea Costituente). La situazione interna è instabile a causa della presenza di gruppi nazionalisti (come i CORPI FRANCHI) e comunisti (come la LEGA DI SPARTACO) che tentano di sfruttare il clima di disordine per costituire delle repubbliche autonome.
La vittoria mutilata non piace agli irredentisti italiani. Il poeta e drammaturgo Gabriele D'ANNUNZIO, alla guida di un gruppo paramilitare, occupa la città di FIUME costituendo una sorta di exclave territoriale autonoma, la REGGENZA DEL QUARNARO, obbligando il governo italiano a intervenire, dato il ruolo dell'Italia nella Società delle Nazioni. Il TRATTATO DI RAPALLO del 1920 riconsegna la Dalmazia all'Italia in cambio della liberazione di Fiume. La QUESTIONE FIUMANA si chiuderà solo dopo il 1922 con la cessione di Fiume all'Italia.
La Gran Bretagna fa i conti con la DECOLONIZZAZIONE e col SEPARATISMO IRLANDESE. Nel 1920 nasce l'Eire, mentre in India si forma intorno al Mahatma GANDHI un movimento indipendentista non violento.
In Russia, dopo la presa di potere dei SOVIET (cioè i gruppi di lavoratori coordinati da LENIN), seguita all'abdicazione dello Zar NICOLA II, scoppia la guerra civile tra i moderati delle Armate Bianche e i rivoluzionari dell'Armata Rossa. Nicola II e la sua famiglia vengono assassinati nella dacia estiva di Ekaterinburg, dove erano stati segregati dopo la rinuncia al trono da parte dello Zar. Nel 1920 i bolscevichi vittoriosi sotto la guida di Lenin avviano un programma costituito da 21 punti, che porta alla costituzione, nel 1922, dell'URSS (Unione delle Repubbliche Socialuste Sovietiche).Lenin sale alla guida del Paese.
Il quadro politico europeo del primo dopoguerra è complicato dall'ascesa dei partiti fascisti e nazionalisti.
Il primo Novecento e la Grande Guerra
1 - LA BELLE ÉPOQUE
INTRODUZIONE - Gli anni della Belle Époque furono anni molto controversi. La Terza Rivoluzione Industriale porta la modernizzazione e lo sviluppo di vari settori (automobilistico, aeronautico e chimico), l'invenzione del fonografo e del cinema e l'illuminazione elettrica nelle città. Fu anche un periodo di intenso fermento culturale e intellettuale. Tuttavia la crisi sociale di fine secolo è all'origine di una marcata instabilità, che sfocia in una serie di attentati: il nuovo secolo si apre proprio con l'attentato a Umberto I a Monza, ad opera dell'anarchico Gaetano BRESCI, e nel 1904, a Buggerru, un corteo di operai del comparto minerario, che protestavano per le difficili condizioni di vita, è represso in modo violento dall'esercito. Nella Russia zarista, nel 1912, accade un evento analogo a San Pietroburgo, dove l'esercito imperiale spara sul corteo inerme di contadini. Nel 1914 a Sarajevo l'anarchico bosniaco Gavrilo PRINCIP uccide in un attentato la coppia degli Arciduchi austriaci in visita ufficiale: la fine della politica dell'equilibrio, interrotta dalla Germania, porterà l'Europa alla Prima Guerra Mondiale.
EUROPA - Lo scenario politico ed economico europeo di inizio secolo è dominato da due Imperi: Germania e Gran Bretagna. L'Impero Britannico, ora guidato da Edoardo VII, esce dall'epoca vittoriana ereditando un vasto patrimonio coloniale e la leadership sui mercati monetari internazionali legata al GOLD STANDARD EXCHANGE (l'applicazione del valore dell'oro alle transazioni monetarie), ma deve fare i conti con le forti tensioni sociali interne e con l'instabilità nelle colonie e nei "dominions", dove si sviluppano movimenti AUTONOMISTI (come in Irlanda) e INDIPENDENTISTI (come in India). L'Impero Tedesco, ora guidato dal Kaiser Guglielmo II, ha abbandonato la "politica dell'equilibrio" di Bismarck e inizia una corsa al riarmo, in vista di una guerra destinata a consolidare il primato politico del Reich sugli altri paesi europei e sopratutto sulla Gran Bretagna, la diretta concorrente della Germania. In Russia si inasprisce il declino di Nicola II: il regime zarista è scosso dalle rivolte e da diversi attentati di stampo anarchico. Nonostante l'assenza di una società industriale, è proprio in Russia che nasce il primo PARTITO SOCIALISTA RIVOLUZIONARIO, diviso tra le correnti dei MENSCEVICHI e dei BOLSCEVICHI (guidati da LENIN). In Francia si ha l'ascesa di gruppi NAZIONALISTI e REVANCHISTI , in cerca di una rivincita (révanche) sulla Germania dai tempi di Sedan: sale alla Presidenza Raymond POINCARÉ., che dà il via al riarmo della Francia in vista del conflitto imminente.
Sebbene la Grande Guerra inizi operativamente nel 1914, dopo l'omicidio dell'Arciduca austriaco FRANCESCO FERDINANDO a Sarajevo, il conflitto è in realtà già in atto:
• l'Impero Austro-Ungarico guidato da Francesco Giuseppe invade e annette la Bosnia-Erzegovina;
• la Francia stipula con la Gran Bretagna l'INTESA CORDIALE (Entente Cordiale), preludio della futura TRIPLICE INTESA;
• inizia la guerra per il controllo degli Stretti che si affacciano a est del Mar Mediterraneo, che vede coinvolta sopratutto la Russia.
ITALIA - In Italia il governo di Giovanni GIOLITTI incrocia una positiva congiuntura economica dovuta principalmente allo SVILUPPO INDUSTRIALE e ai contributi inviati dagli emigrati italiani all'estero (le RIMESSE), che favoriscono la nascita del primo istituto assicurativo a capitale pubblico (l'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI). L'età giolittiana è tuttavia contrassegnata da gravi tensioni sociali. In politica estera Giolitti ottiene la Tripolitania e la Cirenaica, Rodi e le Isole del Dodecanneso, ma resta il problema delle TERRE IRREDENTE contese all'Austria, a cui l'Italia è legata (con la Germania) dalla TRIPLICE ALLEANZA. In politica interna vanno ricordati due eventi decisivi per l'allargamento della maggioranza: la LEGGE ELETTORALE, che porta al suffragio universale maschile, e l'alleanza politica col Conte GENTILONI, all'epoca Presidente dell'Unione Cristiana. Tuttavia il governo di larghe intese, che accorpava nella stessa maggioranza socialisti e cattolici, rivoluzionari e moderati, non durò a lungo proprio a causa della sua composizione eterogenea.
USA - Nel 1912 Henry FORD avvia la prima produzione in serie dell'industria automobilistica con il famoso Modello T che vede la luce negli stabilimenti di Detroit. L'uso della CATENA DI MONTAGGIO cambia per sempre il concetto di filiera produttiva con la progressiva SEGMENTAZIONE DELLA MANODOPERA, che lavora alle singole fasi del processo di produzione. Questa innovazione si ispira ai PRINCIPLES OF SCIENTIFIC MANAGEMENT di TAYLOR, riassumibili nelle parole "L'uomo giusto al posto giusto nel momento giusto", motto del TAYLORISMO e del FORDISMO.
2 - LA PRIMA GUERRA MONDIALE
LE CAUSE - La Grande Guerra inizia almeno 12 anni prima dell'attentato di Sarajevo, considerato il motivo occasionale del conflitto. Infatti il piano del Generale VON SCHLIEFFEN venne elaborato nei primi anni del secolo. La guerra ebbe diverse cause:
• la contesa della leadership economica e culturale tra l'Impero Britannico e quello Tedesco;
• la pressione espansionistica dell'Impero Austro-Ungarico nell'Est Europa e l'invasione della sfera di influenza dell'Impero Russo;
• le tendenze autonomiste e anti-asburgiche degli Stati Balcanici e dei gruppi irredentisti italiani;
• la contesa dei canali d'accesso al Mediterraneo, che coinvolgeva Russia e Turchia;
• il forte sentimento di riscatto della Francia nei confronti della Germania.
La causa occasionale del conflitto è l'ATTENTATO DI SARAJEVO, in cui persero la vita l'Arciduca austriaco Francesco Ferdinando e l'Arciduchessa Sofia, assassinati il 28 luglio 1914 da un giovane anarchico bosniaco, Gavrilo Princip (affiliato al gruppo Giovane Bosnia) mentre si trovavano nella capitale serba im visita ufficiale. A innescare la rabbia degli autonomisti balcanici fu proprio la scelta provocatoria della data in cui la corte di Vienna aveva programmato la visita della coppia, anniversario di una pesante sconfitta patita alcuni secoli prima contro i Turchi: la decisione di non rispettare il lutto popolare accese inevitabilmente la reazione dei nazionalisti serbi e bosniaci.
GLI SCHIERAMENTI - L'Impero Tedesco e quello Austro-Ungarico avevano stipulato dal secolo precedente un accordo con l'Italia (la TRIPLICE ALLEANZA): l'Italia tuttavia non entró subito nel conflitto, sia perché impreparata, sia perchè restava aperta la questione delle terre irredente nella parte nord-orientale della Penisola, ancora in mano austriaca. La Francia e la Gran Bretagna avevano esteso l'Intesa Cordiale all'Impero Russo formando la TRIPLICE INTESA: lo scopo era quello di accerchiare e isolare la Germania, ma la Russia aveva una difficile situazione interna che sarebbe poi degenetata nel 1917.
L'Italia interviene nel conflitto nel 1915 ma a fianco della Triplice Intesa: negli accordi segreti - stipulati a Londra - al governo italiano viene garantita, in caso di vittoria dell'Intesa, la restituzione delle terre irredente. La Russia invece uscirà dal conflitto nel 1917, a causa della fine del regime zarista e del nuovo progetto politico che porterà alla nascita dell'URSS.
Gli USA intervengono nel conflitto solo nella seconda fase, dopo l'arnistizio russo-tedesco del 1917. L'intervento americano aveva l'obiettivo di appoggiare gli Stati dell'Europa Occidentale dalla possibile estensione della Rivoluzione Russa, che avrebbe potuto trasformare l'Europa in una pericolosa federazione di repubbliche socialiste.
LA CONCLUSIONE - Il conflitto finisce l'11 novembre 1918 con la vittoria della Triplice Intesa e la sconfitta di Germania e Impero Austro-Ungarico. Tra gli Stati vincitori c'è anche l'Italia, forte della vittoria sul Piave. Il 18 gennaio 1919 iniziano i lavori della CONFERENZA DI PACE DI VERSAILLES. Le due potenze imperialiste sconfitte vivono una difficole transizione politica dopo la fuga dei rispettivi imperatori.
LE CONSEGUENZE - La Grande Guerra è nota per il grande numero di vittime. Il conflitto ebbe pesanti ripercussioni in campo economico e industriale, sul settore agricolo e in ambito sociale e politico. Tra le conseguenze piú inportanti c'è sicuramente la crisi del liberalismo, che conduce all'avvento dei regimi totalitari in Europa.
3 - IL PRIMO DOPOGUERRA
LA PACE - Il 18 gennaio del 1919 iniziano i lavori della Conferenza di Versailles. La data non fu scelta a caso in quanto si trattava dell'anniversario della fondazione del Reich. A decidere le sorti della Germania furono gli Stati dell'ex Triplice Intesa: la Francia, rappresentata da CLEMENCEAU, la Gran Bretagna, rappresentata da LLOYD GEORGE, e l'Italia, rappresentata da ORLANDO. A questi Stati si aggiungono gli USA guidati dal Presidente WILSON che giá nel corso del conflitto aveva elaborato un protocollo di intervento articolato in 14 punti, allo scopo di attuare un piano di intervento a favore degli Stati dell'Europa Atlantica e sottrarli così all'influenza della nascente Russia socialista.
La Germania subì pesanti sanzioni tra cui la perdita del proprio impero coloniale e la restituzione di Alsazia e Lorena alla Francia, la riparazione dei debiti di guerra e l'obbligo della fornitura decennale di carbone alla Francia e al Belgio, il divieto di ricostituire l'esercito e un presidio armato dell'esercito francese sul confine. Col trattato di SAINT. GERMAIN EN LAYE l'Austria viene separata dall'Ungheria e sottoposta anch'essa a pesanti sanzioni. Gli Stati Balcanici (reputati un pericolo per la stabilità dell'Europa) sono unificati sotto il controllo serbo nella JUGOSLAVIA.
Grande fu la delusione dell'Italia, che non si vide restituire tutte le terre irredente (VITTORIA MUTILATA) nonostante gli impegni presi a Londra.
LA SOCIETÀ DELLE NAZIONI - Alcuni mesi dopo, il 28 aprile 1919, nasce a Ginevra la Società delle Nazioni, un organo consultivo internazionale formato da un'Assemblea composta dai delegati di vari Stati e da un Comitato di soli sei membri. Obiettivo della SDN era la tutela della stabilità politica europea, allo scopo di evitare nuovi conflitti. Tale obiettivo sarà tuttavia disatteso a causa dell'assenza di delegati americani, in quanto la nuova amministrazione repubblicana degli USA rifiuta il seggio riservato nel "Board" ristretto di Ginevra, avviando una politica ISOLAZIONISTA. L'assenza degli USA renderà le decisioni della SDN meno efficaci.
L'EUROPA DOPO LA GUERRA - Nella Germania sconfitta si forma la REPUBBLICA DI WEIMAR (dal nome della città dove si riunisce l'Assemblea Costituente). La situazione interna è instabile a causa della presenza di gruppi nazionalisti (come i CORPI FRANCHI) e comunisti (come la LEGA DI SPARTACO) che tentano di sfruttare il clima di disordine per costituire delle repubbliche autonome.
La vittoria mutilata non piace agli irredentisti italiani. Il poeta e drammaturgo Gabriele D'ANNUNZIO, alla guida di un gruppo paramilitare, occupa la città di FIUME costituendo una sorta di exclave territoriale autonoma, la REGGENZA DEL QUARNARO, obbligando il governo italiano a intervenire, dato il ruolo dell'Italia nella Società delle Nazioni. Il TRATTATO DI RAPALLO del 1920 riconsegna la Dalmazia all'Italia in cambio della liberazione di Fiume. La QUESTIONE FIUMANA si chiuderà solo dopo il 1922 con la cessione di Fiume all'Italia.
La Gran Bretagna fa i conti con la DECOLONIZZAZIONE e col SEPARATISMO IRLANDESE. Nel 1920 nasce l'Eire, mentre in India si forma intorno al Mahatma GANDHI un movimento indipendentista non violento.
In Russia, dopo la presa di potere dei SOVIET (cioè i gruppi di lavoratori coordinati da LENIN), seguita all'abdicazione dello Zar NICOLA II, scoppia la guerra civile tra i moderati delle Armate Bianche e i rivoluzionari dell'Armata Rossa. Nicola II e la sua famiglia vengono assassinati nella dacia estiva di Ekaterinburg, dove erano stati segregati dopo la rinuncia al trono da parte dello Zar. Nel 1920 i bolscevichi vittoriosi sotto la guida di Lenin avviano un programma costituito da 21 punti, che porta alla costituzione, nel 1922, dell'URSS (Unione delle Repubbliche Socialuste Sovietiche).Lenin sale alla guida del Paese.
Il quadro politico europeo del primo dopoguerra è complicato dall'ascesa dei partiti fascisti e nazionalisti.
mercoledì 4 gennaio 2017
Storia 4 Modulo 2
C4 - U2
L'apogeo dell'Ancien Régime
1 - L'ETÀ DI LUIGI XIV
INTRODUZIONE - Luigi XIV di Borbone sale al trono nel 1643, alla morte del padre Luigi XIII. Poiché era un bambino di soli cinque anni, come accadde per suo padre, non potè regnare subito, e la reggenza fu affidata alla madre, Anna d'Austria, coadiuvata dal Cardinale Giulio Mazarino. Il regno di Luigi XIV è noto per la sua durata: si conclude infatti nel 1715 con la morte del sovrano, oltre 70 anni di regno. Il modello politico della Francia, che dopo il 1648 diventa lo Stato più influente tra le monarchie europee, viene imitato dalla Russia di Pietro il Grande, mentre in Inghilterra la GLORIOSA RIVOLUZIONE e la fine della monarchia stuartiana segnano l'avvento del LIBERALISMO.
LA FRANCIA DI LUIGI XIV - Luigi era nipote di Enrico IV (nonno paterno) e di Filippo II di Spagna (nonno materno). Alla morte di Mazarino - nel 1661 - assunse il potere in modo ASSOLUTO ponendo fine all'instabilità politica, sociale e religiosa del paese. Alla fine della guerra con la Spagna e alla stipula del Trattato dei Pirenei (1659) Luigi XIV sposó l'Infanta Maria Teresa di Spagna, sua cugina di primo grado (il re Filippo IV di Spagna era fratello di Anna d'Austria e la regina Elisabetta di Spagna era la sorella di Luigi XIII). L'appellativo di RE SOLE (Roi Soleil) è usato per la prima volta nel 1662 e rappresenta in modo inequivocabile il progetto politico del sovrano.
In politica estera Luigi XIV porta avanti il disegno espansionistico dei suoi predecessori e del Cardinale Mazarino:
• nel 1678 si conclude (con la vittoria francese) la GUERRA DI DEVOLUZIONE, che Luigi XIV aveva dichiarato al re di Spagna Carlo II d'Asburgo rivendicando appunto la "devoluzione" dei Paesi Bassi Spagnoli in virtù del suo matrimonio con Maria Teresa
• nel 1672 inizia la GUERRA DI ANNESSIONE contro l'Olanda (protestante e orgogliosa della sua autonomia politica e religiosa) che resiste coraggiosamente alle armate francesi sotto la guida dello Staatholder Guglielmo d'Orange - il futuro re d'Inghilterra Guglielmo III - che fa aprire le dighe per impedire l'invasione dell'esercito del Re Sole
• nel 1678, dopo la pace di Nimega, che mette fine alla guerra con l'Olanda, Luigi XIV inizia una campagna di annessione territoriale, che lo porta a occupare militarmente vari centri come Metz e Strasburgo e, in Italia, Casale Monferrato.
• le mire espansionistiche di Luigi XIV furono peró ostacolate dalla Lega di Augusta che impegna la Francia in una guerra decennale (1687-1697) che si conclude con la resa del Re Sole e la firma della pace di Rijswijk
La politica interna del Re Sole aveva l'obiettivo di rafforzare e proteggere l'assolutismo regio. Per quanto riguarda la politica religiosa gli ostacoli principali al piano assolutistico del Re Sole erano non solo gli ugonotti ma anche i cattolici, contro i quali Luigi XIV applica le seguenti misure:
• l'emanazione nel 1685 dell'Editto di Fontainebleau che revocava l'Editto di Nantés che dal 1598 tutelava gli ugonotti
• l'emanazione dei quattro ARTICOLI GALLICANI e la NAZIONALIZZAZIONE della Chiesa Cattolica francese (CHIESA GALLICANA)
• la persecuzione della setta cattolica del GIANSENISMO (dal nome del teologo Cornelius Jansen) e la chiusura nel 1710 della scuola di PORTOREALE gestita appunto dai Giansenisti, il cui leader, Antoine Arnaud, era stato già esiliato da anni
Per allontanare i nobili di spada dai centri del potere politico Luigi XIV fece costruire a VERSAILLES - in aperta campagna - una reggia dove confinó la sua corte, distratta con feste ed altri eventi mondani. La borghesia, che era più autonoma, fu tenuta a freno con l'assegnazione di uffici e incarichi di nomina regia, per favorire un maggiore controllo. L'efficacia di queste misure era rafforzata da esecuzioni e torture in pubblico, alle quali spesso assisteva lo stesso re.
Sul piano economico la Francia diventa una delle nazioni più ricche anche grazie alle idee di COLBERT, Ministro delle Finanze durante il governo di Mazarino.
L'INGHILTERRA DOPO CROMWELL - Dopo la pace di Westfalia del 1649 la Francia esercita un'egemonia praticamente incontrastata nell'Europa continentale, dato che gli interessi inglesi erano concentrati sul primato navale e sulla difficile situazione interna.
Nel 1658 muore Oliver Cromwell e in Inghilterra si crea una situazione di instabilità che porta sul trono l'erede legittimo di Carlo I cioé CARLO II.
Nonostante un primo periodo di apertura e tolleranza, Carlo II aveva vissuto alla Corte del Re Sole ed era intenzionato a riprodurre il modello politico francese, poi rafforzato da GIACOMO II, fratello e successore di Carlo, e, come lui, amico di Luigi XIV. La dipendenza stuartiana dal Re Sole, culminata nel tentativo di restaurare la religione cattolica, porta ad una sollevazione pppolare guidata dalla Chiesa Anglicana, nota come la GLORIOSA RIVOLUZIONE. Proprio gli Anglicani offrono la corona del Regno allo Staatholder olandese Guglielmo d'Orange (genero di Giacomo II e nemico della Francia) che sale al trono col nome di Guglielmo III. Il BILL OF RIGHTS emanato dal Parlamento affida al re il solo pptere esecutivo, condiviso col Parlamento, che esercita anche il potere legislativo. Elememto di spicco di questa fase è l'HABEAS CORPUS ACT, cioé il documento emanato già nel 1679 che garantiva la libertà di opinione del cittadino.
2 - L'ETÀ DI LUIGI XV
INTRODUZIONE - Luigi XIV muore nel 1715. Gli succede il pronipote Luigi XV dopo che il vaiolo aveva ucciso tutti gli altri eredi. La presenza di troni semza eredi scatena le GUERRE DI SUCCESSIONE (spagnola, austriaca e polacca).
Anche in Inghilterra si apre la questione della successione alla morte di Guglielmo III: la corona passerà alla dinastia HANNOVER. Per le sue caratteristiche l'età di Luigi XV è nota anche come fase di equilibrio.
LA FASE DI EQUILIBRIO- Dopo le due paci di Utrecht (1713) e di Rastadt (1714), che chiudono la guerra di successione spagnola, la carta geopolitica europea era divisa tra:
• la Spagna di Filippo V
• l'Austria di Carlo VI (che ottiene i Paesi Bassi Spagnoli, Milano, Mantova, Napoli e la Sardegna)
• la Francia di Luigi XIV (che muore nel 1715)
• la Prussia di Federico I Hohenzollern
• l'Inghilterra di Giorgio I di Hannover
• il Regno di Savoia di Vittorio Amedeo II (che ottiene la Sicilia e il Monferrato)
Questa fase storica si caratterizza per:
• l'ascesa di Austria e Prussia
• il declino di Francia e Spagna
• la nascita dell'Impero Britannico.
FRANCIA - La morte del Re Sole era stata salutata da manifestazioni di grande giubilo dalla popolazione. La Corona era rimasta senza eredi con il potere indebolito. Il nuovo re Luigi XV (in stato di minorità) eredita una situazione disastrosa, un paese impoverito e arretrato. Il duca di Orléans, zio e reggente di Luigi XV, cerca in primo luogo di mitigare l'assolutismo restituendo potere al Parlamento e avvia un progetto di risanamento economico avvalendosi dell'aiuto del finanziere scozzese John LAW (tra le sue innovazioni ricordiamo l'adozione della banconota al posto delle monete d'oro e d'argento, l'istituzione della Banca Nazionale e la maggiore attenzione al commercio marittimo). Law arriva a coprire nel 1720 lo stesso ministero di Colbert ma a causa di una bancarotta - che coinvolge la Banca Nazionale - viene licenziao: al suo posto Luigi XV chiama il Cardinale Fleury, suo vecchio tutore, che riporta il bilancio statale in pareggio. Nel 1743 il sovrano restaura l'assolutismo del prozio Luigi XIV.
INGHILTERRA - Nel 1701 muore Guglielmo III e sale al trono sua cognata ANNA STUART (figlia del re Giacomo II e sorella minore di sua moglie MARIA). Anna era cattolica come suo padre, a differenza di Maria che era di fede protestante. Come Maria, anche Anna soffriva di una malattia che le impediva di procreare un erede sano: in assenza di un erede la corona sarebbe così tornata nelle mani di Giacomo II e del figlio nato dal suo secondo matrimonio, a questo punto unico legittimo pretendente al trono. Per evitare tale rischio il Parlamento emana una legge sulla successione (l'ACT OF SETTLEMENT) con cui designavasi come erede al trono la dinastia di Hannover al posto degli Stuart. Nel 1707 i regni di Scozia e Irlanda si uniscono all'Inghilterra, e Anna Stuart diventa la prima regina di Gran Bretagna ma anche l'ultima Stuart sul trono: nel 1714 infatti diventa re GIORGIO I, primo sovrano della dinastia di Hannover.
AUSTRIA - L'Impero Austriaco ricopriva un ruolo politico cruciale in Europa e la figura dell'Imperatore era simbolo di stabilità e di unità. Inoltre la posizione geogragmfica del territorio austriaco era di grande importanza strategica. La guerra di successione austriaca si apre quando l'Imperatore CARLO VI D'ASBURGO, con una PRAMMATICA SANZIONE, designa come erede la figlia MARIA TERESA, in contrasto con la LEGGE SALICA che consentiva la successiome al trono ai soli eredi maschi. Pur di garantire alla sua scelta il massimo appoggio degli altri Stati, Carlo VI rinuncia al Regno di Napoli, che cede ai Borbone. Tuttavia, quando nel 1740 muore Carlo VI, la legittimità della successione di Maria Teresa viene contestata da alcuni Stati come Francia e Prussia, che pretendevano porzioni di territorio in cambio del riconoscimento di Maria Teresa. La guerra di successione austriaca si chiude nel 1748 con la PACE DI AQUISGRANA con cui è riconosciuta la legittimità successoria di Maria Teresa. L'Austria perde la Slesia, occupata dalla Prussia. Parma e Piacenza vanno a Filippo di Borbone, fratello di Carlo III, nuovo re di Napoli e di Sicilia. Carlo Emanuele III di Savoia, Re di Sardegna, ottiene anche il Piemonte. Il Granducato di Toscana va a Francesco Stefano di Lorena.
3 - L'ETÀ DEI LUMI E LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
INTRODUZIONE - L'Illuminismo è l'indirizzo culturale, scientifico e politico del Settecento e si fonda su tre aspetti:
• il primato della ragione come guida delle azioni umane
• la lotta al dogmatismo. religioso e scientifico
• il ricorso all'esperienza come solo strumento di conoscenza
L'Illuminismo si sviluppa in Francia e in Inghilterra e si diffonde ben presto in tutta Europa, accolto anche nelle monarchie assolutiste che daranno vita a forme di DISPOTISMO ILLUMINATO.
FRANCIA - La Francia è considerata la culla del pensiero illuminista grazie anche all'ENCICLOPEDIA di DIDEROT e D'ALEMBERT, il primo tentativo di raccolta del sapere tecnico e scientifico. Il pensiero politico francese del Settecento è diviso tra VOLTAIRE (sostenitore dell'assolutismo e della libertà di pensiero) e MONTESQUIEU (sostenitore della teoria della tripartizione dei poteri, secondo cui il potere doveva essere diviso in legislativo, esecutivo e giudiziario). L'illuminismo francese accoglie le teorie di ROUSSEAU, che vedeva nel ritorno allo stato di natura la sola garanzia di libertà e di uguaglianza di tutti gli uomini. Per questo nasce la scuola economica FISIOCRATICA. fondata da QUESNAY, contrario all'industria e sostenitore del ritorno all'agricoltura.
INGHILTERRA - A differenza dell'illuminismo francese quello inglese non era soggetto a un regno assolutista. Il pensiero politico ed economico inglese del Settecento si fondava sul LIBERALISMO di John LOCKE (sostenitore della libertà di pensiero e del diritto alla proprietà privata) e sul LIBERISMO di Adam SMITH (sostenitore dell'assoluta indipendenza delle leggi economiche dal controllo dello Stato). È proprio in Inghilterra, in questo clima politico ed economico, che nasce la prima vera INDUSTRIALIZZAZIONE anche grazie alla scoperta della famosa MACCHINA A VAPORE di WATT e all'invenzione del primo LOCOMOTORE A VAPORE di STEPHENSON, grazie a cui nasce la FERROVIA. È sempre in Inghilterra che nasce la MASSONERIA moderna. Si tratta di una società segreta nata con lo scopo di diffondere i valori della libertà, della fratellanza e dell'uguaglianza tra gli uomini. Allo stesso modo si ricorda il progresso della fisica e dell'astronpmia grazie agli studi di NEWTON sulla gravità e al metodo empirico di BERKELEY e HUME.
GLI ALTRI STATI - La cultura illuminista si diffonde in tutta Europa, accolta con entusiasmo anche dalle monarchie assolutiste (Austria e Granducato di Toscana, Russia e Prussia, Regno di Napoli) dove nascono i cosiddetti DISPOTISMI (detti anche assolutismi) ILLUMINATI governati da sovrani che si ispiravano al pensiero illuminista. L'aspetto più importante è quello delle RIFORME di tipo giuridico (abolizione della tortura, adozione di un Codice e istituzione del catasto) ma anche di tipo sociale (istruzione). I protagonisti più attivi del riformismo illuminato furono:
• l'Austria di MARIA TERESA D'ASBURGO e poi dei suoi figli Giuseppe e Leopoldo e il Granducato di Toscana dello stesso LEOPOLDO
• la piccola ma potente Prussia di FEDERICO HOHENZOLLERN
• la Russia di CATERINA II e il Regno di Napoli dei BORBONE (seppur in misura minore)
ITALIA - Gli intellettuali italiani sono coinvolti dal liberalismo illuminista:
• a Milano si costituisce il circolo dei fratelli Verri, che darà vita al periodico di ispitazione liberale IL CAFFÈ
• sempre a Milano il giurista Cesare Beccaria pubblica DEI DELITTI E DELLE PENE, dove manifesta l'esigenza di una riforma delle leggi invocando misure più liberali
• a.Firenze si costituisce l'Accademia dei Georgofili, di ispirazione fisiocratica
• a Napoli si sviluppano le scuole di economia e di diritto
CONCLUSIONI - L'età dei Lumi di fatto copre l'intero XVIII secolo e le sue dirette conseguenze culturali sono il progresso scientifico e il riformismo giuridico. In ambito sociale ed economico si ricordano la nascita di una società industriale e l'avvento del colonialismo.
L'apogeo dell'Ancien Régime
1 - L'ETÀ DI LUIGI XIV
INTRODUZIONE - Luigi XIV di Borbone sale al trono nel 1643, alla morte del padre Luigi XIII. Poiché era un bambino di soli cinque anni, come accadde per suo padre, non potè regnare subito, e la reggenza fu affidata alla madre, Anna d'Austria, coadiuvata dal Cardinale Giulio Mazarino. Il regno di Luigi XIV è noto per la sua durata: si conclude infatti nel 1715 con la morte del sovrano, oltre 70 anni di regno. Il modello politico della Francia, che dopo il 1648 diventa lo Stato più influente tra le monarchie europee, viene imitato dalla Russia di Pietro il Grande, mentre in Inghilterra la GLORIOSA RIVOLUZIONE e la fine della monarchia stuartiana segnano l'avvento del LIBERALISMO.
LA FRANCIA DI LUIGI XIV - Luigi era nipote di Enrico IV (nonno paterno) e di Filippo II di Spagna (nonno materno). Alla morte di Mazarino - nel 1661 - assunse il potere in modo ASSOLUTO ponendo fine all'instabilità politica, sociale e religiosa del paese. Alla fine della guerra con la Spagna e alla stipula del Trattato dei Pirenei (1659) Luigi XIV sposó l'Infanta Maria Teresa di Spagna, sua cugina di primo grado (il re Filippo IV di Spagna era fratello di Anna d'Austria e la regina Elisabetta di Spagna era la sorella di Luigi XIII). L'appellativo di RE SOLE (Roi Soleil) è usato per la prima volta nel 1662 e rappresenta in modo inequivocabile il progetto politico del sovrano.
In politica estera Luigi XIV porta avanti il disegno espansionistico dei suoi predecessori e del Cardinale Mazarino:
• nel 1678 si conclude (con la vittoria francese) la GUERRA DI DEVOLUZIONE, che Luigi XIV aveva dichiarato al re di Spagna Carlo II d'Asburgo rivendicando appunto la "devoluzione" dei Paesi Bassi Spagnoli in virtù del suo matrimonio con Maria Teresa
• nel 1672 inizia la GUERRA DI ANNESSIONE contro l'Olanda (protestante e orgogliosa della sua autonomia politica e religiosa) che resiste coraggiosamente alle armate francesi sotto la guida dello Staatholder Guglielmo d'Orange - il futuro re d'Inghilterra Guglielmo III - che fa aprire le dighe per impedire l'invasione dell'esercito del Re Sole
• nel 1678, dopo la pace di Nimega, che mette fine alla guerra con l'Olanda, Luigi XIV inizia una campagna di annessione territoriale, che lo porta a occupare militarmente vari centri come Metz e Strasburgo e, in Italia, Casale Monferrato.
• le mire espansionistiche di Luigi XIV furono peró ostacolate dalla Lega di Augusta che impegna la Francia in una guerra decennale (1687-1697) che si conclude con la resa del Re Sole e la firma della pace di Rijswijk
La politica interna del Re Sole aveva l'obiettivo di rafforzare e proteggere l'assolutismo regio. Per quanto riguarda la politica religiosa gli ostacoli principali al piano assolutistico del Re Sole erano non solo gli ugonotti ma anche i cattolici, contro i quali Luigi XIV applica le seguenti misure:
• l'emanazione nel 1685 dell'Editto di Fontainebleau che revocava l'Editto di Nantés che dal 1598 tutelava gli ugonotti
• l'emanazione dei quattro ARTICOLI GALLICANI e la NAZIONALIZZAZIONE della Chiesa Cattolica francese (CHIESA GALLICANA)
• la persecuzione della setta cattolica del GIANSENISMO (dal nome del teologo Cornelius Jansen) e la chiusura nel 1710 della scuola di PORTOREALE gestita appunto dai Giansenisti, il cui leader, Antoine Arnaud, era stato già esiliato da anni
Per allontanare i nobili di spada dai centri del potere politico Luigi XIV fece costruire a VERSAILLES - in aperta campagna - una reggia dove confinó la sua corte, distratta con feste ed altri eventi mondani. La borghesia, che era più autonoma, fu tenuta a freno con l'assegnazione di uffici e incarichi di nomina regia, per favorire un maggiore controllo. L'efficacia di queste misure era rafforzata da esecuzioni e torture in pubblico, alle quali spesso assisteva lo stesso re.
Sul piano economico la Francia diventa una delle nazioni più ricche anche grazie alle idee di COLBERT, Ministro delle Finanze durante il governo di Mazarino.
L'INGHILTERRA DOPO CROMWELL - Dopo la pace di Westfalia del 1649 la Francia esercita un'egemonia praticamente incontrastata nell'Europa continentale, dato che gli interessi inglesi erano concentrati sul primato navale e sulla difficile situazione interna.
Nel 1658 muore Oliver Cromwell e in Inghilterra si crea una situazione di instabilità che porta sul trono l'erede legittimo di Carlo I cioé CARLO II.
Nonostante un primo periodo di apertura e tolleranza, Carlo II aveva vissuto alla Corte del Re Sole ed era intenzionato a riprodurre il modello politico francese, poi rafforzato da GIACOMO II, fratello e successore di Carlo, e, come lui, amico di Luigi XIV. La dipendenza stuartiana dal Re Sole, culminata nel tentativo di restaurare la religione cattolica, porta ad una sollevazione pppolare guidata dalla Chiesa Anglicana, nota come la GLORIOSA RIVOLUZIONE. Proprio gli Anglicani offrono la corona del Regno allo Staatholder olandese Guglielmo d'Orange (genero di Giacomo II e nemico della Francia) che sale al trono col nome di Guglielmo III. Il BILL OF RIGHTS emanato dal Parlamento affida al re il solo pptere esecutivo, condiviso col Parlamento, che esercita anche il potere legislativo. Elememto di spicco di questa fase è l'HABEAS CORPUS ACT, cioé il documento emanato già nel 1679 che garantiva la libertà di opinione del cittadino.
2 - L'ETÀ DI LUIGI XV
INTRODUZIONE - Luigi XIV muore nel 1715. Gli succede il pronipote Luigi XV dopo che il vaiolo aveva ucciso tutti gli altri eredi. La presenza di troni semza eredi scatena le GUERRE DI SUCCESSIONE (spagnola, austriaca e polacca).
Anche in Inghilterra si apre la questione della successione alla morte di Guglielmo III: la corona passerà alla dinastia HANNOVER. Per le sue caratteristiche l'età di Luigi XV è nota anche come fase di equilibrio.
LA FASE DI EQUILIBRIO- Dopo le due paci di Utrecht (1713) e di Rastadt (1714), che chiudono la guerra di successione spagnola, la carta geopolitica europea era divisa tra:
• la Spagna di Filippo V
• l'Austria di Carlo VI (che ottiene i Paesi Bassi Spagnoli, Milano, Mantova, Napoli e la Sardegna)
• la Francia di Luigi XIV (che muore nel 1715)
• la Prussia di Federico I Hohenzollern
• l'Inghilterra di Giorgio I di Hannover
• il Regno di Savoia di Vittorio Amedeo II (che ottiene la Sicilia e il Monferrato)
Questa fase storica si caratterizza per:
• l'ascesa di Austria e Prussia
• il declino di Francia e Spagna
• la nascita dell'Impero Britannico.
FRANCIA - La morte del Re Sole era stata salutata da manifestazioni di grande giubilo dalla popolazione. La Corona era rimasta senza eredi con il potere indebolito. Il nuovo re Luigi XV (in stato di minorità) eredita una situazione disastrosa, un paese impoverito e arretrato. Il duca di Orléans, zio e reggente di Luigi XV, cerca in primo luogo di mitigare l'assolutismo restituendo potere al Parlamento e avvia un progetto di risanamento economico avvalendosi dell'aiuto del finanziere scozzese John LAW (tra le sue innovazioni ricordiamo l'adozione della banconota al posto delle monete d'oro e d'argento, l'istituzione della Banca Nazionale e la maggiore attenzione al commercio marittimo). Law arriva a coprire nel 1720 lo stesso ministero di Colbert ma a causa di una bancarotta - che coinvolge la Banca Nazionale - viene licenziao: al suo posto Luigi XV chiama il Cardinale Fleury, suo vecchio tutore, che riporta il bilancio statale in pareggio. Nel 1743 il sovrano restaura l'assolutismo del prozio Luigi XIV.
INGHILTERRA - Nel 1701 muore Guglielmo III e sale al trono sua cognata ANNA STUART (figlia del re Giacomo II e sorella minore di sua moglie MARIA). Anna era cattolica come suo padre, a differenza di Maria che era di fede protestante. Come Maria, anche Anna soffriva di una malattia che le impediva di procreare un erede sano: in assenza di un erede la corona sarebbe così tornata nelle mani di Giacomo II e del figlio nato dal suo secondo matrimonio, a questo punto unico legittimo pretendente al trono. Per evitare tale rischio il Parlamento emana una legge sulla successione (l'ACT OF SETTLEMENT) con cui designavasi come erede al trono la dinastia di Hannover al posto degli Stuart. Nel 1707 i regni di Scozia e Irlanda si uniscono all'Inghilterra, e Anna Stuart diventa la prima regina di Gran Bretagna ma anche l'ultima Stuart sul trono: nel 1714 infatti diventa re GIORGIO I, primo sovrano della dinastia di Hannover.
AUSTRIA - L'Impero Austriaco ricopriva un ruolo politico cruciale in Europa e la figura dell'Imperatore era simbolo di stabilità e di unità. Inoltre la posizione geogragmfica del territorio austriaco era di grande importanza strategica. La guerra di successione austriaca si apre quando l'Imperatore CARLO VI D'ASBURGO, con una PRAMMATICA SANZIONE, designa come erede la figlia MARIA TERESA, in contrasto con la LEGGE SALICA che consentiva la successiome al trono ai soli eredi maschi. Pur di garantire alla sua scelta il massimo appoggio degli altri Stati, Carlo VI rinuncia al Regno di Napoli, che cede ai Borbone. Tuttavia, quando nel 1740 muore Carlo VI, la legittimità della successione di Maria Teresa viene contestata da alcuni Stati come Francia e Prussia, che pretendevano porzioni di territorio in cambio del riconoscimento di Maria Teresa. La guerra di successione austriaca si chiude nel 1748 con la PACE DI AQUISGRANA con cui è riconosciuta la legittimità successoria di Maria Teresa. L'Austria perde la Slesia, occupata dalla Prussia. Parma e Piacenza vanno a Filippo di Borbone, fratello di Carlo III, nuovo re di Napoli e di Sicilia. Carlo Emanuele III di Savoia, Re di Sardegna, ottiene anche il Piemonte. Il Granducato di Toscana va a Francesco Stefano di Lorena.
3 - L'ETÀ DEI LUMI E LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
INTRODUZIONE - L'Illuminismo è l'indirizzo culturale, scientifico e politico del Settecento e si fonda su tre aspetti:
• il primato della ragione come guida delle azioni umane
• la lotta al dogmatismo. religioso e scientifico
• il ricorso all'esperienza come solo strumento di conoscenza
L'Illuminismo si sviluppa in Francia e in Inghilterra e si diffonde ben presto in tutta Europa, accolto anche nelle monarchie assolutiste che daranno vita a forme di DISPOTISMO ILLUMINATO.
FRANCIA - La Francia è considerata la culla del pensiero illuminista grazie anche all'ENCICLOPEDIA di DIDEROT e D'ALEMBERT, il primo tentativo di raccolta del sapere tecnico e scientifico. Il pensiero politico francese del Settecento è diviso tra VOLTAIRE (sostenitore dell'assolutismo e della libertà di pensiero) e MONTESQUIEU (sostenitore della teoria della tripartizione dei poteri, secondo cui il potere doveva essere diviso in legislativo, esecutivo e giudiziario). L'illuminismo francese accoglie le teorie di ROUSSEAU, che vedeva nel ritorno allo stato di natura la sola garanzia di libertà e di uguaglianza di tutti gli uomini. Per questo nasce la scuola economica FISIOCRATICA. fondata da QUESNAY, contrario all'industria e sostenitore del ritorno all'agricoltura.
INGHILTERRA - A differenza dell'illuminismo francese quello inglese non era soggetto a un regno assolutista. Il pensiero politico ed economico inglese del Settecento si fondava sul LIBERALISMO di John LOCKE (sostenitore della libertà di pensiero e del diritto alla proprietà privata) e sul LIBERISMO di Adam SMITH (sostenitore dell'assoluta indipendenza delle leggi economiche dal controllo dello Stato). È proprio in Inghilterra, in questo clima politico ed economico, che nasce la prima vera INDUSTRIALIZZAZIONE anche grazie alla scoperta della famosa MACCHINA A VAPORE di WATT e all'invenzione del primo LOCOMOTORE A VAPORE di STEPHENSON, grazie a cui nasce la FERROVIA. È sempre in Inghilterra che nasce la MASSONERIA moderna. Si tratta di una società segreta nata con lo scopo di diffondere i valori della libertà, della fratellanza e dell'uguaglianza tra gli uomini. Allo stesso modo si ricorda il progresso della fisica e dell'astronpmia grazie agli studi di NEWTON sulla gravità e al metodo empirico di BERKELEY e HUME.
GLI ALTRI STATI - La cultura illuminista si diffonde in tutta Europa, accolta con entusiasmo anche dalle monarchie assolutiste (Austria e Granducato di Toscana, Russia e Prussia, Regno di Napoli) dove nascono i cosiddetti DISPOTISMI (detti anche assolutismi) ILLUMINATI governati da sovrani che si ispiravano al pensiero illuminista. L'aspetto più importante è quello delle RIFORME di tipo giuridico (abolizione della tortura, adozione di un Codice e istituzione del catasto) ma anche di tipo sociale (istruzione). I protagonisti più attivi del riformismo illuminato furono:
• l'Austria di MARIA TERESA D'ASBURGO e poi dei suoi figli Giuseppe e Leopoldo e il Granducato di Toscana dello stesso LEOPOLDO
• la piccola ma potente Prussia di FEDERICO HOHENZOLLERN
• la Russia di CATERINA II e il Regno di Napoli dei BORBONE (seppur in misura minore)
ITALIA - Gli intellettuali italiani sono coinvolti dal liberalismo illuminista:
• a Milano si costituisce il circolo dei fratelli Verri, che darà vita al periodico di ispitazione liberale IL CAFFÈ
• sempre a Milano il giurista Cesare Beccaria pubblica DEI DELITTI E DELLE PENE, dove manifesta l'esigenza di una riforma delle leggi invocando misure più liberali
• a.Firenze si costituisce l'Accademia dei Georgofili, di ispirazione fisiocratica
• a Napoli si sviluppano le scuole di economia e di diritto
CONCLUSIONI - L'età dei Lumi di fatto copre l'intero XVIII secolo e le sue dirette conseguenze culturali sono il progresso scientifico e il riformismo giuridico. In ambito sociale ed economico si ricordano la nascita di una società industriale e l'avvento del colonialismo.
martedì 3 gennaio 2017
Storia 4 Modulo 1
C4 - U1
L'Europa nella prima metà del Seicento
1 - IL DECLINO DELL'IMPERO DEGLI ASBURGO
INTRODUZIONE - Il sec. XVII è per molti aspetti analogo al sec. XIV: come il Trecento è infatti un secolo di transizione, dove si completa l'assetto geopolitico dell'Europa moderna. Il secolo si apre con la scomparsa - nel giro di un decennio - dei tre grandi protagonisti della seconda metà del Cinquecento: Filippo II di Spagna, Elisabetta I d'Inghilterra ed Enrico IV di Francia. Il clima politico-sociale è instabile a causa delle GUERRE DI RELIGIONE:
• in Francia, dove gli ugonotti, grazie all'EDITTO DI NANTES, godono di numerosi privilegi e per questo sono invisi ai cattolici (lo stesso Enrico IV è assassinato da un prete cattolico);
• in Inghilterra, dove si riaccende la tensione tra anglicani e cattolici e si aggrava la frattura all'interno della stessa Chiesa d'Inghilterra a causa della setta dei puritani;
• negli Stati Regionali tedeschi, dove il tentativo di imporre il cattolicesimo è la causa della GUERRA DEI TRENT'ANNI.
Accanto alle tensioni religiose si diffonde un profondo malessere politico e sociale:
• nell'Italia spagnola, a causa dell'aumento della pressione fiscale;
• in Francia, a causa della lotta di potere tra la nobiltà di spada e la nobiltà di toga;
• in Inghilterra, a causa dello scontro tra monarchia, chiesa anglicana e parlamento;
• negli Stati Regionali tedeschi, a causa dei tentativi di ingerenza del potere centrale sulle autonomie locali.
IMPERO ASBURGICO - Dopo l'abdicazione di Carlo V, nel 1556, l'Impero era stato diviso e i Principati tedeschi erano stati affidati al fratello di Carlo, Ferdinando. La PACE DI AUGUSTA del 1555 aveva di fatto concesso ai principi la libertà di far professare ai sudditi la propria religione (CUIUS REGIO, EIUS RELIGIO). La conseguenza di tale principio fu l'AUTONOMIA dei vari Principati sia dall'autorità della Chiesa di Roma che dal potere centrale dell'Imperatore. Quello che era stato il Sacro Romano Impero era ormai un Impero solo di nome, formato da Stati Regionali praticamente autonomi e divisi in due Leghe, una protestante a maggioranza calvinista e una cattolica. Di questa divisione approfittó la Francia di Richelieu e Mazarino, che usó il clima di tensione politica e religiosa in atto nei Principati tedeschi allo scopo di distruggere l'Impero Asburgico, che di fatto era già dissolto in una moltitudine di piccoli Stati, deboli e disuniti, e perció facili da controllare.
LA GUERRA DEI TRENT'ANNI - La guerra, che duró dal 1618 al 1648, ebbe come causa occasionale la cosiddetta QUESTIONE BOEMA: al tentativo di imporre la religione cattolica la calvinista Boemia reagisce con una violenta reazione popolare contro i funzionari reali, che vengono buttati giù dalle finestre del Palazzo Reale di Praga (la DEFENESTRAZIONE DI PRAGA) e offre la corona al protestante Federico V, Principe Elettore del Palatinato. In realtà il conflitto non solo coinvolge la Boemia solo marginalmente, ma non è neppure una vera guerra di religione, bensì è il frutto dell'abile strategia della Francia di Richelieu nella lotta per l'egemonia politica in Europa. La Francia partecipa solo alla quarta fase del conflitto (detta appunto per questo FASE FRANCESE) nel corso della quale si svolge la BATTAGLIA DI ROCROI, in cui l'esercito imperiale è sconfitto dalle armate francesi, guidate dal PRINCIPE DI CONDÉ.
La guerra si conclude con la PACE DI WESTFALIA (1648) che assegna alla Francia l'egemonia politica in Europa, mentre di fatto scompare l'Impero, sostituito dagli Stati Regionali tedeschi. Il conflitto ha una coda nella guerra tra Francia e Spagna che si chiude nel 1659 con la PACE DEI PIRENEI.
2 - LA SPAGNA E L'ITALIA SPAGNOLA NEL XVII SECOLO
SPAGNA - Dopo la morte di Filippo II la Spagna inizia la sua inesorabile decadenza. Le finanze spagnole sono in crisi da tempo e la situazione è salvata solo dagli aiuti dei banchieri genovesi. Il Ministro Caspar DE OLIVARES predispone una nuova riforma fiscale, gravando con le tasse i territori stranieri soggetti alla Corona, provocando la reazione dei ceti più poveri (sopratutto a Milano e a Napoli). In politica estera la Spagna si deve arrendere all'Olanda, con cui era in lotta da anni, che guadagna l'INDIPENDENZA RELIGIOSA, sia quella POLITICA, ma anche un ruolo di primo piano come potenza navale. Nel 1659 la Spagna deve arrendersi anche alla Francia, con la quale stipula la PACE DEI PIRENEI, suggellata dalle nozze del re LUIGI XIV con l'Infanta MARIA TERESA.
ITALIA - Come si sa, l'Italia diventa spagnola nel 1559, con la PACE DI CATEAU CAMBRESIS. La Spagna controllava buona parte del territorio italiano (Milano, Napoli, le due Isole maggiori) e manteneva uno stretto legame con lo Stato Pontificio, da sempre alleato della Corona spagnola. Erano invece indipendenti dalla Spagna la Savoia, Genova e Venezia.
L'Italia del Seicento vive un periodo difficile a causa di due fattori che ne ostacolano lo sviluppo economico:
• l'epidemia di PESTE, descritta anche da Manzoni nei Promessi Sposi;
• la concorrenza commerciale delle manifatture del Nord Europa, che offrono un prodotto a basso costo e di qualità inferiore.
Per contrastare gli effetti della MASSIFICAZIONE PRODUTTIVA del Nord Europa, si avviano nuovi settori di produzione come quello serico, quello cartario, quello vinicolo.
GLI STATI ITALIANI - Il Ducato di Savoia si allarga al Piemonte e alla Liguria, grazie alle due GUERRE DEL MONFERRATO. I Savoia approfittano del declino spagnolo e della situazione di instabilità della Lombardia, scossa dalle rivolte popolari dopo le riforme dell'Olivares.
Venezia difende la sua autonomia dalle ingerenze dello Stato Pontificio, annullando la secolare immunità del clero: il papa, PAOLO V, punisce i veneziani con l'INTERDETTO (una specie di scomunica dell'intero territorio veneziano). A difendere l'autonomia di Venezia c'è un frate dalle idee riformiste, Paolo SARPI, e i protestanti calvinisti, che obbligano il papa a revocare l'interdetto per evitare un'altra guerra di religione.
A Napoli, gravata come Milano dalla riforma fiscale, la tassa sulla frutta innesca una rivolta popolare guidata dal pescivendolo Tommaso Aniello, detto MASANIELLO, che non avrà peró successo.
3 - LA FRANCIA E L'INGHILTERRA NELLA PRIMA METÀ DEL SEICENTO
INTRODUZIONE - Il re francese Enrico IV muore assassinato lasciando erede il Delfino LUIGI XIII, ancora troppo piccolo per regnare. La reggenza è assunta dalla vedova di Enrico, la sua seconda moglie MARIA DE' MEDICI, donna scaltra e manipolatrice; il governo dello Stato è affidato ad Armand Du Plessis, Cardinale di RICHELIEU.
In Inghilterra, alla morte di Elisabetta I Tudor, che non aveva avuto figli, la Chiesa Anglicana autorizza l'ascesa al trono di GIACOMO STUART, orfano della cattolica regina MARIA DI SCOZIA (cugina di Elisabetta I e da questa fatta giustiziare), il quale, dopo la morte della madre, era stato educato dai calvinisti scozzesi e pertanto risultava l'erede più indicato al trono inglese.
LA FRANCIA DI RICHELIEU - La Francia era in cerca dell'egemonia e perció spinge i principi tedeschi alla rivolta contro l'imperatore, ben consapevole della fragilità causata dall'isolamento e dalla divisione degli Stati Regionali tedeschi. La vittoria nella GUERRA DEI TRENT'ANNI e la PACE DI WESTFALIA del 1648 consacrano il primato francese in Europa. In politica interna Richelieu deve fare i conti con due fattori di instabilità:
• le rivendicazioni degli ugonotti, i calvinisti francesi, che mettevano in pericolo la credibilità della Francia come difensore della Chiesa di Roma;
• la lotta tra la NOBILTÀ DI SPADA (cioè l'antica nobiltà baronale) e la NOBILTÀ DI TOGA (cioè i funzionari pubblici).
Le pretese ugonotte, consolidate dall'EDITTO DI NANTES del 1598, furono circoscritte con una dura rappresaglia allo scopo di ridurne il crescente potere. Le tensioni politiche sfociarono invece nella FRONDA, una rivolta aperta e dichiarata che finì per coinvolgere lo stesso sovrano. Oggetto del contendere era la possibilità (per la nobiltà di toga) di ereditare o vendere il proprio incarico (PAULETTE). La revoca della paulette innesca due fronde:
• una PARLAMENTARE tra le due fazioni nobiliari per il mantenimento del privilegio;
• una PRINCIPESCA guidata dal Principe di Condè contro il sovrano.
LA FRANCIA DI MAZARINO - Richelieu e Luigi XIII muoiono nello stesso anno, il 1642. Il Delfino LUIGI XIV era ancora bambino, così la reggenza fu assunta dalla madre ANNA D'AUSTRIA e il governo dello Stato fu affidato al Cardinale Giulio MAZARINO. La Francia di Mazarimo conosce um periodo di grande sviluppo economico. Il rilancio della manifattura locale, la costituzione di una Compagnia delle Indie e l'adozione del PROTEZIONISMO del Ministro Jean-Baptiste COLBERT, che privilegiava il prodotto interno rispetto alle importazioni dall'estero, consolida il ruolo economico di primo piano della Francia. In politica estera, dopo la Pace di Westfalia, la Francia prosegue la guerra con la Spagna con cui nel 1659 conclude la Pace dei Pirenei, suggellata dalle nozze di Luigi XIV con l'Infanta Maria Teresa.
L'INGHILTERRA STUARTIANA - Dopo la morte di Giacomo I Stuart il potere era conteso tra la Corona, il Parlamento e la Chiesa Anglicana.
L'ATTO DI UNIFORMITÀ, con cui Elisabetta aveva ratificato l'ATTO DI SUPREMAZIA di suo padre Enrico VIII, affidava al re il potere esecutivo e quello di Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra. Contro i due ppteri si erano rispettivamente schierati il gruppo politico dei Livellatori e la setta anglicana dei Puritani. La tensione cresce dopo il 1629, quando il re CARLO I STUART, il successore di Giacomo I, scioglie entrambe le Camere del Parlamento e pone le basi per una monarchia assoluta. I principali motivi dello scontro istituzionale furono:
• l'estensione arbitraria della SHIP MONEY (la tassa destinata alle sole cittá portuali, ora applicata a tutte le città del regno) che Carlo I fa votare a una parte dei deputati (il PARLAMENTO CORTO);
• la riforma della Chiesa Anglicana per arginare le pretese deila setta presbiteriana scozzese e dei puritani inglesi, i quali non riconoscevano l'autorità spirituale del sovrano come previsto dall'Atto di Uniformità di Elisabetta I Tudor.
Le tensioni sfociano nel 1642 nella GUERRA CIVILE, che contrappone tre eserciti:
• i Cavalieri, l'esercito di Carlo I;
• le Teste Rotonde, i soldati della Chiesa Anglicana, così detti per l'usanza di rasarsi i capelli;
• i Fianchi di Ferro, le armate del Parlamento, così detto a causa degli scudi usati a protezione.
Carlo I viene sconfitto, ma riesce a fuggire in Scozia, dove ricostruisce un proprio esercito. Il potere è assunto dal deputato Oliver CROMWELL, che forma un esercito di volontari, il New Model Army. Il Parlamento peró è diviso e Cromwell è costretto a epurare gli estremisti e gli anglicani, formando un RUMP PARLIAMENT (ossia un troncone di Parlamento), instaurando un regime parlamentare. Carlo I Stuart viene catturato e giustiziato nel 1649.
L'Europa nella prima metà del Seicento
1 - IL DECLINO DELL'IMPERO DEGLI ASBURGO
INTRODUZIONE - Il sec. XVII è per molti aspetti analogo al sec. XIV: come il Trecento è infatti un secolo di transizione, dove si completa l'assetto geopolitico dell'Europa moderna. Il secolo si apre con la scomparsa - nel giro di un decennio - dei tre grandi protagonisti della seconda metà del Cinquecento: Filippo II di Spagna, Elisabetta I d'Inghilterra ed Enrico IV di Francia. Il clima politico-sociale è instabile a causa delle GUERRE DI RELIGIONE:
• in Francia, dove gli ugonotti, grazie all'EDITTO DI NANTES, godono di numerosi privilegi e per questo sono invisi ai cattolici (lo stesso Enrico IV è assassinato da un prete cattolico);
• in Inghilterra, dove si riaccende la tensione tra anglicani e cattolici e si aggrava la frattura all'interno della stessa Chiesa d'Inghilterra a causa della setta dei puritani;
• negli Stati Regionali tedeschi, dove il tentativo di imporre il cattolicesimo è la causa della GUERRA DEI TRENT'ANNI.
Accanto alle tensioni religiose si diffonde un profondo malessere politico e sociale:
• nell'Italia spagnola, a causa dell'aumento della pressione fiscale;
• in Francia, a causa della lotta di potere tra la nobiltà di spada e la nobiltà di toga;
• in Inghilterra, a causa dello scontro tra monarchia, chiesa anglicana e parlamento;
• negli Stati Regionali tedeschi, a causa dei tentativi di ingerenza del potere centrale sulle autonomie locali.
IMPERO ASBURGICO - Dopo l'abdicazione di Carlo V, nel 1556, l'Impero era stato diviso e i Principati tedeschi erano stati affidati al fratello di Carlo, Ferdinando. La PACE DI AUGUSTA del 1555 aveva di fatto concesso ai principi la libertà di far professare ai sudditi la propria religione (CUIUS REGIO, EIUS RELIGIO). La conseguenza di tale principio fu l'AUTONOMIA dei vari Principati sia dall'autorità della Chiesa di Roma che dal potere centrale dell'Imperatore. Quello che era stato il Sacro Romano Impero era ormai un Impero solo di nome, formato da Stati Regionali praticamente autonomi e divisi in due Leghe, una protestante a maggioranza calvinista e una cattolica. Di questa divisione approfittó la Francia di Richelieu e Mazarino, che usó il clima di tensione politica e religiosa in atto nei Principati tedeschi allo scopo di distruggere l'Impero Asburgico, che di fatto era già dissolto in una moltitudine di piccoli Stati, deboli e disuniti, e perció facili da controllare.
LA GUERRA DEI TRENT'ANNI - La guerra, che duró dal 1618 al 1648, ebbe come causa occasionale la cosiddetta QUESTIONE BOEMA: al tentativo di imporre la religione cattolica la calvinista Boemia reagisce con una violenta reazione popolare contro i funzionari reali, che vengono buttati giù dalle finestre del Palazzo Reale di Praga (la DEFENESTRAZIONE DI PRAGA) e offre la corona al protestante Federico V, Principe Elettore del Palatinato. In realtà il conflitto non solo coinvolge la Boemia solo marginalmente, ma non è neppure una vera guerra di religione, bensì è il frutto dell'abile strategia della Francia di Richelieu nella lotta per l'egemonia politica in Europa. La Francia partecipa solo alla quarta fase del conflitto (detta appunto per questo FASE FRANCESE) nel corso della quale si svolge la BATTAGLIA DI ROCROI, in cui l'esercito imperiale è sconfitto dalle armate francesi, guidate dal PRINCIPE DI CONDÉ.
La guerra si conclude con la PACE DI WESTFALIA (1648) che assegna alla Francia l'egemonia politica in Europa, mentre di fatto scompare l'Impero, sostituito dagli Stati Regionali tedeschi. Il conflitto ha una coda nella guerra tra Francia e Spagna che si chiude nel 1659 con la PACE DEI PIRENEI.
2 - LA SPAGNA E L'ITALIA SPAGNOLA NEL XVII SECOLO
SPAGNA - Dopo la morte di Filippo II la Spagna inizia la sua inesorabile decadenza. Le finanze spagnole sono in crisi da tempo e la situazione è salvata solo dagli aiuti dei banchieri genovesi. Il Ministro Caspar DE OLIVARES predispone una nuova riforma fiscale, gravando con le tasse i territori stranieri soggetti alla Corona, provocando la reazione dei ceti più poveri (sopratutto a Milano e a Napoli). In politica estera la Spagna si deve arrendere all'Olanda, con cui era in lotta da anni, che guadagna l'INDIPENDENZA RELIGIOSA, sia quella POLITICA, ma anche un ruolo di primo piano come potenza navale. Nel 1659 la Spagna deve arrendersi anche alla Francia, con la quale stipula la PACE DEI PIRENEI, suggellata dalle nozze del re LUIGI XIV con l'Infanta MARIA TERESA.
ITALIA - Come si sa, l'Italia diventa spagnola nel 1559, con la PACE DI CATEAU CAMBRESIS. La Spagna controllava buona parte del territorio italiano (Milano, Napoli, le due Isole maggiori) e manteneva uno stretto legame con lo Stato Pontificio, da sempre alleato della Corona spagnola. Erano invece indipendenti dalla Spagna la Savoia, Genova e Venezia.
L'Italia del Seicento vive un periodo difficile a causa di due fattori che ne ostacolano lo sviluppo economico:
• l'epidemia di PESTE, descritta anche da Manzoni nei Promessi Sposi;
• la concorrenza commerciale delle manifatture del Nord Europa, che offrono un prodotto a basso costo e di qualità inferiore.
Per contrastare gli effetti della MASSIFICAZIONE PRODUTTIVA del Nord Europa, si avviano nuovi settori di produzione come quello serico, quello cartario, quello vinicolo.
GLI STATI ITALIANI - Il Ducato di Savoia si allarga al Piemonte e alla Liguria, grazie alle due GUERRE DEL MONFERRATO. I Savoia approfittano del declino spagnolo e della situazione di instabilità della Lombardia, scossa dalle rivolte popolari dopo le riforme dell'Olivares.
Venezia difende la sua autonomia dalle ingerenze dello Stato Pontificio, annullando la secolare immunità del clero: il papa, PAOLO V, punisce i veneziani con l'INTERDETTO (una specie di scomunica dell'intero territorio veneziano). A difendere l'autonomia di Venezia c'è un frate dalle idee riformiste, Paolo SARPI, e i protestanti calvinisti, che obbligano il papa a revocare l'interdetto per evitare un'altra guerra di religione.
A Napoli, gravata come Milano dalla riforma fiscale, la tassa sulla frutta innesca una rivolta popolare guidata dal pescivendolo Tommaso Aniello, detto MASANIELLO, che non avrà peró successo.
3 - LA FRANCIA E L'INGHILTERRA NELLA PRIMA METÀ DEL SEICENTO
INTRODUZIONE - Il re francese Enrico IV muore assassinato lasciando erede il Delfino LUIGI XIII, ancora troppo piccolo per regnare. La reggenza è assunta dalla vedova di Enrico, la sua seconda moglie MARIA DE' MEDICI, donna scaltra e manipolatrice; il governo dello Stato è affidato ad Armand Du Plessis, Cardinale di RICHELIEU.
In Inghilterra, alla morte di Elisabetta I Tudor, che non aveva avuto figli, la Chiesa Anglicana autorizza l'ascesa al trono di GIACOMO STUART, orfano della cattolica regina MARIA DI SCOZIA (cugina di Elisabetta I e da questa fatta giustiziare), il quale, dopo la morte della madre, era stato educato dai calvinisti scozzesi e pertanto risultava l'erede più indicato al trono inglese.
LA FRANCIA DI RICHELIEU - La Francia era in cerca dell'egemonia e perció spinge i principi tedeschi alla rivolta contro l'imperatore, ben consapevole della fragilità causata dall'isolamento e dalla divisione degli Stati Regionali tedeschi. La vittoria nella GUERRA DEI TRENT'ANNI e la PACE DI WESTFALIA del 1648 consacrano il primato francese in Europa. In politica interna Richelieu deve fare i conti con due fattori di instabilità:
• le rivendicazioni degli ugonotti, i calvinisti francesi, che mettevano in pericolo la credibilità della Francia come difensore della Chiesa di Roma;
• la lotta tra la NOBILTÀ DI SPADA (cioè l'antica nobiltà baronale) e la NOBILTÀ DI TOGA (cioè i funzionari pubblici).
Le pretese ugonotte, consolidate dall'EDITTO DI NANTES del 1598, furono circoscritte con una dura rappresaglia allo scopo di ridurne il crescente potere. Le tensioni politiche sfociarono invece nella FRONDA, una rivolta aperta e dichiarata che finì per coinvolgere lo stesso sovrano. Oggetto del contendere era la possibilità (per la nobiltà di toga) di ereditare o vendere il proprio incarico (PAULETTE). La revoca della paulette innesca due fronde:
• una PARLAMENTARE tra le due fazioni nobiliari per il mantenimento del privilegio;
• una PRINCIPESCA guidata dal Principe di Condè contro il sovrano.
LA FRANCIA DI MAZARINO - Richelieu e Luigi XIII muoiono nello stesso anno, il 1642. Il Delfino LUIGI XIV era ancora bambino, così la reggenza fu assunta dalla madre ANNA D'AUSTRIA e il governo dello Stato fu affidato al Cardinale Giulio MAZARINO. La Francia di Mazarimo conosce um periodo di grande sviluppo economico. Il rilancio della manifattura locale, la costituzione di una Compagnia delle Indie e l'adozione del PROTEZIONISMO del Ministro Jean-Baptiste COLBERT, che privilegiava il prodotto interno rispetto alle importazioni dall'estero, consolida il ruolo economico di primo piano della Francia. In politica estera, dopo la Pace di Westfalia, la Francia prosegue la guerra con la Spagna con cui nel 1659 conclude la Pace dei Pirenei, suggellata dalle nozze di Luigi XIV con l'Infanta Maria Teresa.
L'INGHILTERRA STUARTIANA - Dopo la morte di Giacomo I Stuart il potere era conteso tra la Corona, il Parlamento e la Chiesa Anglicana.
L'ATTO DI UNIFORMITÀ, con cui Elisabetta aveva ratificato l'ATTO DI SUPREMAZIA di suo padre Enrico VIII, affidava al re il potere esecutivo e quello di Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra. Contro i due ppteri si erano rispettivamente schierati il gruppo politico dei Livellatori e la setta anglicana dei Puritani. La tensione cresce dopo il 1629, quando il re CARLO I STUART, il successore di Giacomo I, scioglie entrambe le Camere del Parlamento e pone le basi per una monarchia assoluta. I principali motivi dello scontro istituzionale furono:
• l'estensione arbitraria della SHIP MONEY (la tassa destinata alle sole cittá portuali, ora applicata a tutte le città del regno) che Carlo I fa votare a una parte dei deputati (il PARLAMENTO CORTO);
• la riforma della Chiesa Anglicana per arginare le pretese deila setta presbiteriana scozzese e dei puritani inglesi, i quali non riconoscevano l'autorità spirituale del sovrano come previsto dall'Atto di Uniformità di Elisabetta I Tudor.
Le tensioni sfociano nel 1642 nella GUERRA CIVILE, che contrappone tre eserciti:
• i Cavalieri, l'esercito di Carlo I;
• le Teste Rotonde, i soldati della Chiesa Anglicana, così detti per l'usanza di rasarsi i capelli;
• i Fianchi di Ferro, le armate del Parlamento, così detto a causa degli scudi usati a protezione.
Carlo I viene sconfitto, ma riesce a fuggire in Scozia, dove ricostruisce un proprio esercito. Il potere è assunto dal deputato Oliver CROMWELL, che forma un esercito di volontari, il New Model Army. Il Parlamento peró è diviso e Cromwell è costretto a epurare gli estremisti e gli anglicani, formando un RUMP PARLIAMENT (ossia un troncone di Parlamento), instaurando un regime parlamentare. Carlo I Stuart viene catturato e giustiziato nel 1649.
lunedì 2 gennaio 2017
Storia 3 Modulo 2
C3 - U2
La crisi del Medioevo
1 - LA NASCITA DELLE MONARCHIE NAZIONALI
DALLE MONARCHIE FEUDALI ALLE MONARCHIE NAZIONALI
Nel corso del Basso Medioevo si assiste alla progressiva evoluzione delle monarchie nazionali.
Per monarchia FEUDALE intendiamo il governo di un territorio concesso a un signore dal sovrano per beneficio, col privilegio di avere un proprio esercito, pronto, in caso di necessità, ad affiancare il sovrano insieme ad altri eventuali eserciti di altri feudi.
Per monarchia NAZIONALE intendiamo invece il governo proprio di un sovrano sul territorio, solitamente coadiuvato da funzionari, limitante l'autonomia del potere signorile.
LA MONARCHIA INGLESE
Fino all'XI secolo le Isole Britanniche erano popolate dagli Angli e dai Sassoni, che, dopo la conversione al Cristianesimo, si erano uniti e avevano fondato un regno, in cui il potere baronale, come si conveniva all'uso germanico, non era soggetto all'autorità del sovrano. Le cose cambiano quando, dopo il Mille, sale al trono l'ultimo re anglosassone, EDOARDO IL CONFESSORE, che, essendo di origini normanne, introduce alcuni usi normanni destando le ire dei baroni, i quali cercano di destituirlo opponendogli il loro rappresentante HAROLD GOODWINS. Della crisi approfitta però il duca di Normandia GUGLIELMO, che, alla testa di un possente esercito formato da arcieri e cavalieri, affronta l'esercito baronale sconfiggendolo a HASTINGS nel 1066. Dopo questa vittoria, Guglielmo I, detto poi il Conquistatore per celebrare l'evento, costituì un proprio feudo su circa un quinto delle terre, dividendo il territorio rimanente in CONTEE affidate a dei funzionari chiamati SCERIFFI. In tal modo Guglielmo consolidò il potere sovrano sul territorio limitando le pretese baronali. Nel 1086 Guglielmo I indisse il primo grande censimento dell'Europa medievale (DOMESDAY BOOK) allo scopo di conoscere il numero di proprietari terrieri che avrebbero dovuto versare i tributi al sovrano. Tuttavia la monarchia inglese dovette fare i conti con due poteri ostili, quello dei baroni e quello della Chiesa.
Lo scontro con la Chiesa avvenne durante il regno di ENRICO II, quando il re rivendicava il diritto di sottoporre anche gli ecclesiastici al giudizio dei tribunali civili e di nominare i vescovi. La decisione originò uno scontro che alla fine obbligò Enrico a revocare le COSTITUZIONI DI CLARENDON, che vincolavano i membri del clero alla giurisdizione regia, riservandosi comunque il diritto di giudicare gli ecclesiastici nelle cause civili.
Nel 1215 il re GIOVANNI SENZA TERRA concesse ai baroni inglesi la MAGNA CHARTA LIBERTATUM che confermava ai feudatari i privilegi già concessi con documenti simili. L'importanza del documento non é statutaria, poiché non si trattava di una vera e propria costituzione, ma si tratta comunque della codifica di una serie di consuetudini concesse prima solo ad beneficium dal sovrano, e adesso validate con un documento scritto. Durante il regno del successore di re Giovanni, ENRICO III, i baroni ottengono l'istituzione di un consiglio con funzioni di controllo sull'amministrazione del regno. Tale consiglio fu poi esteso anche a cavalieri e borghesi, chiamati "a parlamento". Questa prima assemblea non aveva una funzione legislativa, ma solo di vigilanza sull'esecutivo del sovrano.
LA MONARCHIA FRANCESE
Il regno di Filippo II Augusto, anche se caratterizzato da notevoli riforme amministrative come l’istituzione del BALIVATO, non bastò a proteggere la centralità del potere regio dall’influenza esercitata dai grandi feudatari.
Il consolidamento del potere regio nella Francia del XIII secolo fu compiuto da LUIGI IX con l'istituzione di organismi in grado di arginare il potere feudale. I più importanti furono il CONSIGLIO DEL RE con funzioni consultive e il PARLAMENTO con funzioni giudiziarie (e non legislative), a cui si aggiunsero un solido apparato burocratico e degli ISPETTORI inviati direttamente da Parigi.
LA MONARCHIA SPAGNOLA
La monarchia spagnola si costituisce durante quella che fu detta RECONQUISTA, ossia la sottrazione dei territori della Penisola Iberica occupati dagli Arabi. Il dominio arabo era stato arginato dalla resistenza di alcuni regni cristiani, come quello di Castiglia, quello di Leon e quello di Navarra, oltre alla contea di Oporto da cui nascerà il regno portoghese. La reconquista fu portata avanti dai regni di Castiglia e di Leon, che riuscirono a togliere diversi territori agli Arabi, come la città di Toledo, rioccupata dal re di Castiglia Alfonso VI: alla reconquista seguivano i ripopolamenti, con la nascita di villaggi cristiani e con la ridistribuzione delle terre tra i contadini. La vittoria più importante fu quella riportata nella battaglia di Las Navas de Tolosa del 1212, dopo la quale l'espansione fu inarrestabile, proseguendo fino al 1270 quando agli Arabi restava il solo regno di Granada. La Spagna non fu da subito una nazione, ma la fede cristiana e il sentimento comune che ispirava i vari regni a lottare uniti contro gli Arabi, facevano sì che il paese apparisse come un vero Stato nazionale. Bisogna anche dire che già dal XII secolo era presente in Spagna una civiltà comunale, come testimoniato dalla presenza di statuti (CARTAS DE POBLACIÒN) concessi a molte città. Questi statuti contemplavano franchigie e privilegi, che favorirono lo sviluppo di una borghesia artigianale e mercantile e la nascita di assemblee cittadine (CORTES) rappresentative anche di nobiltà e clero.
IL PRIMO CONFLITTO TRA LE MONARCHIE NAZIONALI
LA BATTAGLIA DI BOUVINES
Il primo grande scontro tra monarchie nazionali nel Basso Medioevo ebbe luogo a BOUVINES nel 1214, scontro che, oltre al papa Innocenzo III, coinvolse il re Filippo II Augusto di Francia, l'imperatore del Sacro Romano Impero Ottone IV di Germania e il conte Ferdinando di Fiandra. Ottone IV fu sconfitto e costretto ad abdicare in favore di Federico VII Hohenstaufen, poi Federico II di Svevia. Ferdinando venne catturato e imprigionato. Quanto a Filippo, grazie al trattato di Chinon, riuscì ad avere il controllo completo e indiscusso sui territori di Angiò, Bretagna, Maine, Normandia e Turenna che aveva da poco strappato al re inglese Giovanni Senza Terra, parente e alleato di Ottone. La battaglia di Bouvines è fondamentale per le sue conseguenze:
l'affermazione dell'autorità del re di Francia sulla feudalità e il controllo sul territorio;
la rinuncia di Giovanni Senza Terra a ogni pretesa sulla Normandia (Trattato di Chinon);
la rinuncia al trono di Ottone e l'ascesa al potere di Federico II.
Dopo Bouvines non vi furono ulteriori scontri. Il secondo - e ultimo - grande conflitto tra monarchie nazionali nel Basso Medioevo sarà la Guerra dei Cento Ann.
2 - LA CRISI POLITICA E RELIGIOSA
INTRODUZIONE
Il tramonto dell'età medioevale si attesta nel significativo passaggio dalle monarchie feudali alle monarchie nazionali ma anche nel declino dei due poteri universali, che perdono progressivamente la propria autorità. La crisi divide i sostenitori dei due poteri in GUELFI (fedeli alla Chiesa) e GHIBELLINI (fedeli all'Imperatore): questo conflitto si fa più acceso a Firenze, che si spacca tra le fazioni dei Bianchi e dei Neri, guidate dalle due famiglie dei Cerchi e dei Donati (e a questa era imparentato Dante Alighieri, marito di Gemma Donati). Intellettuali e letterati sono coinvolti nel conflitto tra i due poteri:
• Marsilio da Padova nel suo saggio DEFENSOR PACIS vede l'Imperatore come unico garante della stabilità politica;
• per Dante Alighieri i due poteri non sono in conflitto e li descrive come due soli che devono regnare concordi come nel passato.
Il tentativo di mediazione di Dante fallisce. La situazione a Roma si inasprisce a causa della guerra tra le famiglie della nobiltà romana (Colonna e Orsini sopra tutte) che si intensifica durante il periodo avignonese.
BONIFACIO VIII
Dopo il breve pontificato di CELESTINO V (Pietro da Morrone) conclusosi con la rinuncia del Papa all'esercizio del proprio ministero, viene eletto a Napoli - dove era stata spostata la sede papale a causa delle troppe ingerenze dei nobili romani - il cardinale Benedetto Caetani, che prende il nome di Bonifacio VIII. Spinto da un sogno IEROCRATICO secondo il quale l'autorità del pontefice era superiore a qualsiasi altra, era sostenitore della TEORIA DELLE DUE SPADE ma a differenza degli altri Papi aveva assegnato la spada del potere temporale al re di Francia FILIPPO IV IL BELLO. La scelta della monarchia francese era non solo una provocazione nei confronti dell'Imperatore ma anche il tentativo di controllare gli Angió, costretti a cedere agli Aragonesi la Sicilia e poi ad accettare la Bolla che vietava le esportazioni senza l'autorizzazione papale.
Nel 1300 Bonifacio VIII indice il Grande Giubileo e promette una Indulgenza Plenaria per tutti i pellegrini, seguendo la consuetudine di alcuni precursori ma con lo scopo di un ritorno in termini economici e d'immagine.
Nel 1302 Bonifacio VIII emana la Bolla UNAM SANCTAM ECCLESIAM, con cui ribadisce la superiorità assoluta del potere della Chiesa. La Bolla suscita le reazioni dei nemici di Bonifacio VIII, primi fra tutti i membri della nobiltà romana (sopratutto la famiglia Colonna, il cui feudo di Palestrina era stato distrutto su ordine dello stesso Papa): nel 1303 accade il celebre episodio dell'OFFESA DI ANAGNI, storicamente incerto, in cui il Papa fu vittima dello schiaffo del principe Sciarra Colonna. Bonifacio VIII morirà un mese dopo.
DOPO BONIFACIO VIII
IL PAPATO AVIGNONESE - Alla morte di Bonifacio VIII viene eletto Papa BENEDETTO XI, il cui pontificato sarà molto breve (sette mesi). Durante questo periodo esplode la tensione tra le famiglie della nobiltà romana e la Francia di Filippo IV si ribella all'autorità del Papa: i due eventi anticipano la cosiddetta CATTIVITÀ AVIGNONESE. Nel lunghissimo conclave di Perugia (ben undici mesi) i cardinali elettori si spaccano tra anti-francesi e filo-francesi: alla fine viene eletto Papa il vescovo di Bordeaux, Bertrand De Got, che prende il nome di CLEMENTE V. De Got si fa incoronare a Lione e cerca un accordo col re francese Filippo il Bello, a cui è concesso di processare i Cavalieri Templari. Nel 1309 la sede papale è spostata ad Avignone (feudo angioino): lo spostamento della sede, non definitivo, era dovuto all'instabilità di Roma, dilaniata dalla guerra tra i nobili. La cattività avignonese durerà fino al 1377 con sei papi, tutti francesi. Ci furono alcuni tentativi di rientro a Roma che peró fallirono, sempre a causa della guerriglia baronale. Solo nel 1377, anche grazie all'intercessione di Caterina da Siena, Papa GREGORIO XI riportó la sede a Roma.
COLA DI RIENZO - Durante la cattività avignonese, in una Roma dilaniata dalla guerra tra le famiglie della nobiltà feudale, nasce il progetto politico moderno e innovativo del notaio Cola di Rienzo. Nato da genitori umili (padre taverniere e madre lavandaia) il giovane Niccoló detto Cola accede al notariato e inizia una carriera brillante in giro per l'Impero, restando affascinato dal modello politico. Il suo sogno era quello di trasformare Roma in un comune moderno e la sua iniziativa viene presentata con un grande affresco in Campidoglio, dal contenuto allegorico, a rappresentare una Roma morente. L'affresco - primo esempio di pubblicità elettorale - ebbe successo e Cola fu acclamato come ultimo dei Tribuni del Popolo. Deciso a estendere il progetto a tutta l'Italia, per offrirne la corona all'Imperatore, Cola di Rienzo si trasformó in uno spietato dittatore, determinando il fallimento della stessa Repubblica Romana da lui creata. Il disegno politico di Cola era molto moderno, sopratutto riguardo la corretta distribuzione delle risorse tra i cittadini e la cessazione di ogni forma di sopruso e di violenza tra le varie fazioni politiche. La resa dei baroni e la vittoria popolare lo consacrano ma la sete di potere e le simpatie ghibelline lo fanno cadere in disgrazia. Viene ucciso in un attentato nel 1353 mentre si accingeva a tenere un comizio.
IL GRAMDE SCISMA - Nel 1378 i cardinali francesi riuniti ad Avignone eleggono un anti-papa, CLEMENTE VII, causando il GRANDE SCISMA. In questo periodo, che durerà fino al 1417, si avranno due sedi con due papi, uno a Roma e uno ad Avignone (e per un brevissimo periodo se ne aggiunge una terza).
LA BOLLA D'ORO - Nel 1356, dopo l'ascesa al trono di Boemia del re CARLO IV DI LUSSEMBURGO nasce il conflitto col Pontefice INNOCENZO VI, che lo avrebbe incoronato a Norimberga. Per la prima volta dai tempi di Carlo Magno il diritto del Papa di incoronare l'Imperatore è sostituito dall'elezione.
La BOLLA D'ORO imperiale prevedeva (tra le sue numerose disposizioni) la nomina per elezione dell'Imperatore da parte di una Dieta costituita da 7 membri, 4 nobili e 3 arcivescovi. L'incoronazione inoltre si sarebbe dovuta tenere in Germania.
I LOLLARDI - I Lollardi sono il primo nucleo pre-protestante nato in seno alla Chiesa di Roma. Nati come dediti alle opere pie (la cura dei feriti e dei malati e la sepoltura dei caduti in battaglia) sposano le tesi del teologo e predicatore Giovanni WYCLIFFE: la necessità di tradurre le Scritture e la lotta alla corruzione nella Chiesa. Contrari alla presenza del clero, non erano peró SCISMATICI, come saranno poi i Luterani, in quanto volevano solo una riforma della Chiesa. In segno di disprezzo furono detti "seminatori di zizzania" da cui appunto il soprannome di Lollardi.
3 - LA CRISI ECONOMICA E SOCIALE
INTRODUZIONE
Il XIV secolo è segnato anche da una profonda crisi sociale ed economica, dovuta a diversi fattori tra cui:
• l'epidemia di peste nera
• le avverse condizioni climatiche
• le carestie
• le tensioni nelle città e nelle zone rurali
• il declino dell'area mediterranea
Gli storici definiscono questa fase come CRISI DEL TRECENTO.
LA CRISI DEMOGRAFICA
Agli inizi del secolo XIV si era verificato uno scompenso tra la popolazione in eccesso e la scarsità delle risorse agricole. A far calare la produzione agricola era l’inadeguatezza dei mezzi e delle terre coltivabili, che segnò l’inevitabile squilibrio tra la domanda e l’offerta. Va anche detto che uno dei fattori che incisero su questo problema fu il clima, che diventò più freddo e piovoso e rallentò la produzione cerealicola europea.
Tra il 1303 e il 1347 si succedono numerose carestie, che minano la natalità: la prima fu quella del 1315, che decimò l’Europa centro-settentrionale. Nel 1347 una nave genovese proveniente da Caffa, in Crimea, porta in Europa il morbo della peste, che si diffonde prima in Italia, Francia e Spagna, e si diffonde poi nella regione mitteleuropea. Il dilagare della peste nera risparmia pochissime zone, e il morbo, diventato endemico, provoca congiuntamente alle guerre un brusco crollo della popolazione, che scende sotto i 45 milioni di abitanti.
IL MONDO RURALE
Le campagne furono ovviamente molto colpite da questi problemi. I prezzi calarono di colpo, e i contadini poterono chiedere salari più alti, mentre i signori videro nettamente diminuite le proprie rendite. Molte terre, rivelatesi inadatte alla cerealicoltura, furono abbandonate, molti villaggi diventarono deserti, e alcuni terreni furono riconvertiti alla coltivazione di foraggio, incrementando lo sviluppo dell’allevamento. Il paesaggio agricolo europeo, come si era delineato nel periodo feudale, subì una trasformazione radicale e riapparvero zone paludose, boschive e popolate da pascolo brado. La mutata geografia dell’agricoltura europea finì col determinare nuove modalità di sfruttamento del suolo e un nuovo tipo di rapporti sociali. Si assiste alla nascita della specializzazione regionale (per esempio, Castiglia e Inghilterra diventarono esportatrici di lana, mentre la Polonia di cereali) e nelle zone meridionali dell’Europa vengono coltivate piante tessili e foraggere. Per contro nel sud europeo il feudalesimo trovò occasioni di rafforzamento e il servaggio della manodopera si rese ancora più pesante, mentre nel centro Europa l’economia feudale fu definitivamente accantonata su iniziativa della borghesia e delle monarchie nazionali. La nobiltà rinsalda ovviamente il suo potere, ma si tratta di una condizione diversa da quella feudale.
I TUMULTI CONTADINI
La manodopera agricola fu aiutata molto dalla crisi nel suo riscatto sociale e le tensioni tra contadini e signori degenerano in sanguinosi conflitti civili. Nel 1358 scoppia in Francia la jacquerie (il nome derivava da Jacques Bonhomme, soprannome dispregiativo che veniva dato ai contadini) si estende a diverse zone del paese, mentre in Inghilterra la tensione sociale è alimentata dalla predicazione egualitaria dei Lollardi e obliga la corona ad un ridimensionamento delle corvées e dello sfruttamento della manovalanza agraria. Se in francia le jacqueries non rispondevano a un preciso disegno politico, e si conclusero perciò nel nulla, nel resto dell’Europa i contadini riuscirono a scrollarsi il giogo feudale e finirono col frammentarsi in due sottoclassi, un ceto di contadini ricchi e proprietari e un proletariato rurale formato da braccianti senza terra.
LE CITTÀ
La crisi di metà Trecento non risparmiò le città, dove anzi gli effetti furono peggiori di quelli del settore agrario; tra il 1343 e il 1346 falliscono i banchieri fiorentini Peruzzi e Bardi, che avevano prestato soldi al re inglese per finanziare la Guerra dei Cento Anni, senza però riceverli in restituzione. Il fallimento coinvolse gli altri finanzieri del paese e finì con l’estendersi ad altre categorie di risparmiatori.
MANIFATTURA E COMMERCIO
In campo manifatturiero crolla la produzione dei panni lana e i centri specializzati nel settore tessile, come le Fiandre, perdono la loro leadership perché la produzione si sposta nelle zone rurali dove il costo della manodopera è più basso; in compenso molti centri riescono a riqualificarsi produttivamente dirottando la manifattura tessile verso gli articoli di lusso destinati alle famiglie signorili. Questa tendenza si diversifica a seconda della zona: abbiamo infatti l’incremento della produzione laniera di qualità medio-bassa accentrata in Olanda e Inghilterra, dove poi si svilupperanno le aziende a conduzione familiare, mentre in Italia si afferma l’industria serica. Inizia inoltre il fenomeno della massificazione dei prodotti, grazie ai costi contenuti.
Si afferma anche il settore metallurgico e quello minerario. L’economia di mercato assume ora una fisionomia più attiva, con una maggiore circolazione di moneta dovuta all’aumento dei consumi di massa e soprattutto con un netto avanzamento tecnologico che rende il trasporto della merce sicuro e veloce.
Anche la geografia commerciale inizia a cambiare. Ferme restando le condizioni dei paesi tradizionalmente importatori ed esportatori, le rotte commerciali verso il Nord Europa non sono più una novità e l’avanzata turca nel Mediterraneo comincia a segnare la decadenza del ruolo produttivo del relativo bacino.
I TUMULTI URBANI
Le rivolte e le tensioni che animarono il mondo contadino non furono esclusiva prerogativa della manodopera agraria, ma coinvolsero anche la controparte urbana. Due erano infatti le cause del malessere: la disoccupazione e la formazione di un nucleo di proletari urbani, che venivano esclusi dal governo cittadino e che quindi rivendicavano il proprio ruolo politico. Nel 1357 scoppia a Parigi una rivolta borghese guidata da Etienne Marcel, esasperata dal severo regime fiscale causato dalle necessità della Guerra dei Cento Anni. Dopo un buon inizio la borghesia parigina, spaventata dalla violenta jacquerie contadina, abbandona il proprio leader per fare lega con la nobiltà impegnata a reprimere la rivolta agraria.
Nel 1378 scoppia a Firenze il tumulto dei Ciompi, i salariati del settore laniero. Si trattò di una vera lotta di classe: i Ciompi erano il proletariato fiorentino, impossibilitato a costituirsi in Arte e protestavano contro i potenti signori dell’oligarchia borghese e mercantile, che controllavano il Comune fiorentino, dal cui governo i Ciompi erano esclusi. La protesta fece sì che uno dei Ciompi, Michele Lando, venisse nominato Gonfaloniere di Giustizia del Comune fiorentino, e che venissero istituite tre nuove Arti minori (ciompi, tintori e farsettai) con la riserva di un terzo degli uffici alle Arti minori.
IL PATRIZIATO CITTADINO
La ricca borghesia urbana esce a testa alta dalla crisi del Trecento consolidando il suo potere in una ristretta oligarchia mercantilistica e finanziaria e integrandosi con il vecchio ceto dell’aristocrazia feudale, rendendo così palesi e insanabili le distanze dalle plebi: l’asservimento borghese ai nuovi stati nazionali e a quelli regionali, soprattutto in Italia, permise la formazione di un patriziato cittadino. Questo patriziato sposò ben presto le usanze dei ceti nobiliari a cui fu accomunato dall’acquisto di terre e di titoli e dall’amore per i generi di lusso.
CONCLUSIONI
Il Trecento si presenta quindi diversificato nelle due zone geografiche europee: al centro nord abbiamo una condizione di estrema miseria dovuta alla crisi economica, che si ripercuote sui contadini e sui lavoratori delle città, mentre la nobiltà e le oligarchie cittadine escono rafforzate dalla crisi; al sud si ha il rafforzamento delle istituzioni feudali che aggravano il servaggio dei contadini e del proletariato urbano.
La crisi del Medioevo
1 - LA NASCITA DELLE MONARCHIE NAZIONALI
DALLE MONARCHIE FEUDALI ALLE MONARCHIE NAZIONALI
Nel corso del Basso Medioevo si assiste alla progressiva evoluzione delle monarchie nazionali.
Per monarchia FEUDALE intendiamo il governo di un territorio concesso a un signore dal sovrano per beneficio, col privilegio di avere un proprio esercito, pronto, in caso di necessità, ad affiancare il sovrano insieme ad altri eventuali eserciti di altri feudi.
Per monarchia NAZIONALE intendiamo invece il governo proprio di un sovrano sul territorio, solitamente coadiuvato da funzionari, limitante l'autonomia del potere signorile.
LA MONARCHIA INGLESE
Fino all'XI secolo le Isole Britanniche erano popolate dagli Angli e dai Sassoni, che, dopo la conversione al Cristianesimo, si erano uniti e avevano fondato un regno, in cui il potere baronale, come si conveniva all'uso germanico, non era soggetto all'autorità del sovrano. Le cose cambiano quando, dopo il Mille, sale al trono l'ultimo re anglosassone, EDOARDO IL CONFESSORE, che, essendo di origini normanne, introduce alcuni usi normanni destando le ire dei baroni, i quali cercano di destituirlo opponendogli il loro rappresentante HAROLD GOODWINS. Della crisi approfitta però il duca di Normandia GUGLIELMO, che, alla testa di un possente esercito formato da arcieri e cavalieri, affronta l'esercito baronale sconfiggendolo a HASTINGS nel 1066. Dopo questa vittoria, Guglielmo I, detto poi il Conquistatore per celebrare l'evento, costituì un proprio feudo su circa un quinto delle terre, dividendo il territorio rimanente in CONTEE affidate a dei funzionari chiamati SCERIFFI. In tal modo Guglielmo consolidò il potere sovrano sul territorio limitando le pretese baronali. Nel 1086 Guglielmo I indisse il primo grande censimento dell'Europa medievale (DOMESDAY BOOK) allo scopo di conoscere il numero di proprietari terrieri che avrebbero dovuto versare i tributi al sovrano. Tuttavia la monarchia inglese dovette fare i conti con due poteri ostili, quello dei baroni e quello della Chiesa.
Lo scontro con la Chiesa avvenne durante il regno di ENRICO II, quando il re rivendicava il diritto di sottoporre anche gli ecclesiastici al giudizio dei tribunali civili e di nominare i vescovi. La decisione originò uno scontro che alla fine obbligò Enrico a revocare le COSTITUZIONI DI CLARENDON, che vincolavano i membri del clero alla giurisdizione regia, riservandosi comunque il diritto di giudicare gli ecclesiastici nelle cause civili.
Nel 1215 il re GIOVANNI SENZA TERRA concesse ai baroni inglesi la MAGNA CHARTA LIBERTATUM che confermava ai feudatari i privilegi già concessi con documenti simili. L'importanza del documento non é statutaria, poiché non si trattava di una vera e propria costituzione, ma si tratta comunque della codifica di una serie di consuetudini concesse prima solo ad beneficium dal sovrano, e adesso validate con un documento scritto. Durante il regno del successore di re Giovanni, ENRICO III, i baroni ottengono l'istituzione di un consiglio con funzioni di controllo sull'amministrazione del regno. Tale consiglio fu poi esteso anche a cavalieri e borghesi, chiamati "a parlamento". Questa prima assemblea non aveva una funzione legislativa, ma solo di vigilanza sull'esecutivo del sovrano.
LA MONARCHIA FRANCESE
Il regno di Filippo II Augusto, anche se caratterizzato da notevoli riforme amministrative come l’istituzione del BALIVATO, non bastò a proteggere la centralità del potere regio dall’influenza esercitata dai grandi feudatari.
Il consolidamento del potere regio nella Francia del XIII secolo fu compiuto da LUIGI IX con l'istituzione di organismi in grado di arginare il potere feudale. I più importanti furono il CONSIGLIO DEL RE con funzioni consultive e il PARLAMENTO con funzioni giudiziarie (e non legislative), a cui si aggiunsero un solido apparato burocratico e degli ISPETTORI inviati direttamente da Parigi.
LA MONARCHIA SPAGNOLA
La monarchia spagnola si costituisce durante quella che fu detta RECONQUISTA, ossia la sottrazione dei territori della Penisola Iberica occupati dagli Arabi. Il dominio arabo era stato arginato dalla resistenza di alcuni regni cristiani, come quello di Castiglia, quello di Leon e quello di Navarra, oltre alla contea di Oporto da cui nascerà il regno portoghese. La reconquista fu portata avanti dai regni di Castiglia e di Leon, che riuscirono a togliere diversi territori agli Arabi, come la città di Toledo, rioccupata dal re di Castiglia Alfonso VI: alla reconquista seguivano i ripopolamenti, con la nascita di villaggi cristiani e con la ridistribuzione delle terre tra i contadini. La vittoria più importante fu quella riportata nella battaglia di Las Navas de Tolosa del 1212, dopo la quale l'espansione fu inarrestabile, proseguendo fino al 1270 quando agli Arabi restava il solo regno di Granada. La Spagna non fu da subito una nazione, ma la fede cristiana e il sentimento comune che ispirava i vari regni a lottare uniti contro gli Arabi, facevano sì che il paese apparisse come un vero Stato nazionale. Bisogna anche dire che già dal XII secolo era presente in Spagna una civiltà comunale, come testimoniato dalla presenza di statuti (CARTAS DE POBLACIÒN) concessi a molte città. Questi statuti contemplavano franchigie e privilegi, che favorirono lo sviluppo di una borghesia artigianale e mercantile e la nascita di assemblee cittadine (CORTES) rappresentative anche di nobiltà e clero.
IL PRIMO CONFLITTO TRA LE MONARCHIE NAZIONALI
LA BATTAGLIA DI BOUVINES
Il primo grande scontro tra monarchie nazionali nel Basso Medioevo ebbe luogo a BOUVINES nel 1214, scontro che, oltre al papa Innocenzo III, coinvolse il re Filippo II Augusto di Francia, l'imperatore del Sacro Romano Impero Ottone IV di Germania e il conte Ferdinando di Fiandra. Ottone IV fu sconfitto e costretto ad abdicare in favore di Federico VII Hohenstaufen, poi Federico II di Svevia. Ferdinando venne catturato e imprigionato. Quanto a Filippo, grazie al trattato di Chinon, riuscì ad avere il controllo completo e indiscusso sui territori di Angiò, Bretagna, Maine, Normandia e Turenna che aveva da poco strappato al re inglese Giovanni Senza Terra, parente e alleato di Ottone. La battaglia di Bouvines è fondamentale per le sue conseguenze:
l'affermazione dell'autorità del re di Francia sulla feudalità e il controllo sul territorio;
la rinuncia di Giovanni Senza Terra a ogni pretesa sulla Normandia (Trattato di Chinon);
la rinuncia al trono di Ottone e l'ascesa al potere di Federico II.
Dopo Bouvines non vi furono ulteriori scontri. Il secondo - e ultimo - grande conflitto tra monarchie nazionali nel Basso Medioevo sarà la Guerra dei Cento Ann.
2 - LA CRISI POLITICA E RELIGIOSA
INTRODUZIONE
Il tramonto dell'età medioevale si attesta nel significativo passaggio dalle monarchie feudali alle monarchie nazionali ma anche nel declino dei due poteri universali, che perdono progressivamente la propria autorità. La crisi divide i sostenitori dei due poteri in GUELFI (fedeli alla Chiesa) e GHIBELLINI (fedeli all'Imperatore): questo conflitto si fa più acceso a Firenze, che si spacca tra le fazioni dei Bianchi e dei Neri, guidate dalle due famiglie dei Cerchi e dei Donati (e a questa era imparentato Dante Alighieri, marito di Gemma Donati). Intellettuali e letterati sono coinvolti nel conflitto tra i due poteri:
• Marsilio da Padova nel suo saggio DEFENSOR PACIS vede l'Imperatore come unico garante della stabilità politica;
• per Dante Alighieri i due poteri non sono in conflitto e li descrive come due soli che devono regnare concordi come nel passato.
Il tentativo di mediazione di Dante fallisce. La situazione a Roma si inasprisce a causa della guerra tra le famiglie della nobiltà romana (Colonna e Orsini sopra tutte) che si intensifica durante il periodo avignonese.
BONIFACIO VIII
Dopo il breve pontificato di CELESTINO V (Pietro da Morrone) conclusosi con la rinuncia del Papa all'esercizio del proprio ministero, viene eletto a Napoli - dove era stata spostata la sede papale a causa delle troppe ingerenze dei nobili romani - il cardinale Benedetto Caetani, che prende il nome di Bonifacio VIII. Spinto da un sogno IEROCRATICO secondo il quale l'autorità del pontefice era superiore a qualsiasi altra, era sostenitore della TEORIA DELLE DUE SPADE ma a differenza degli altri Papi aveva assegnato la spada del potere temporale al re di Francia FILIPPO IV IL BELLO. La scelta della monarchia francese era non solo una provocazione nei confronti dell'Imperatore ma anche il tentativo di controllare gli Angió, costretti a cedere agli Aragonesi la Sicilia e poi ad accettare la Bolla che vietava le esportazioni senza l'autorizzazione papale.
Nel 1300 Bonifacio VIII indice il Grande Giubileo e promette una Indulgenza Plenaria per tutti i pellegrini, seguendo la consuetudine di alcuni precursori ma con lo scopo di un ritorno in termini economici e d'immagine.
Nel 1302 Bonifacio VIII emana la Bolla UNAM SANCTAM ECCLESIAM, con cui ribadisce la superiorità assoluta del potere della Chiesa. La Bolla suscita le reazioni dei nemici di Bonifacio VIII, primi fra tutti i membri della nobiltà romana (sopratutto la famiglia Colonna, il cui feudo di Palestrina era stato distrutto su ordine dello stesso Papa): nel 1303 accade il celebre episodio dell'OFFESA DI ANAGNI, storicamente incerto, in cui il Papa fu vittima dello schiaffo del principe Sciarra Colonna. Bonifacio VIII morirà un mese dopo.
DOPO BONIFACIO VIII
IL PAPATO AVIGNONESE - Alla morte di Bonifacio VIII viene eletto Papa BENEDETTO XI, il cui pontificato sarà molto breve (sette mesi). Durante questo periodo esplode la tensione tra le famiglie della nobiltà romana e la Francia di Filippo IV si ribella all'autorità del Papa: i due eventi anticipano la cosiddetta CATTIVITÀ AVIGNONESE. Nel lunghissimo conclave di Perugia (ben undici mesi) i cardinali elettori si spaccano tra anti-francesi e filo-francesi: alla fine viene eletto Papa il vescovo di Bordeaux, Bertrand De Got, che prende il nome di CLEMENTE V. De Got si fa incoronare a Lione e cerca un accordo col re francese Filippo il Bello, a cui è concesso di processare i Cavalieri Templari. Nel 1309 la sede papale è spostata ad Avignone (feudo angioino): lo spostamento della sede, non definitivo, era dovuto all'instabilità di Roma, dilaniata dalla guerra tra i nobili. La cattività avignonese durerà fino al 1377 con sei papi, tutti francesi. Ci furono alcuni tentativi di rientro a Roma che peró fallirono, sempre a causa della guerriglia baronale. Solo nel 1377, anche grazie all'intercessione di Caterina da Siena, Papa GREGORIO XI riportó la sede a Roma.
COLA DI RIENZO - Durante la cattività avignonese, in una Roma dilaniata dalla guerra tra le famiglie della nobiltà feudale, nasce il progetto politico moderno e innovativo del notaio Cola di Rienzo. Nato da genitori umili (padre taverniere e madre lavandaia) il giovane Niccoló detto Cola accede al notariato e inizia una carriera brillante in giro per l'Impero, restando affascinato dal modello politico. Il suo sogno era quello di trasformare Roma in un comune moderno e la sua iniziativa viene presentata con un grande affresco in Campidoglio, dal contenuto allegorico, a rappresentare una Roma morente. L'affresco - primo esempio di pubblicità elettorale - ebbe successo e Cola fu acclamato come ultimo dei Tribuni del Popolo. Deciso a estendere il progetto a tutta l'Italia, per offrirne la corona all'Imperatore, Cola di Rienzo si trasformó in uno spietato dittatore, determinando il fallimento della stessa Repubblica Romana da lui creata. Il disegno politico di Cola era molto moderno, sopratutto riguardo la corretta distribuzione delle risorse tra i cittadini e la cessazione di ogni forma di sopruso e di violenza tra le varie fazioni politiche. La resa dei baroni e la vittoria popolare lo consacrano ma la sete di potere e le simpatie ghibelline lo fanno cadere in disgrazia. Viene ucciso in un attentato nel 1353 mentre si accingeva a tenere un comizio.
IL GRAMDE SCISMA - Nel 1378 i cardinali francesi riuniti ad Avignone eleggono un anti-papa, CLEMENTE VII, causando il GRANDE SCISMA. In questo periodo, che durerà fino al 1417, si avranno due sedi con due papi, uno a Roma e uno ad Avignone (e per un brevissimo periodo se ne aggiunge una terza).
LA BOLLA D'ORO - Nel 1356, dopo l'ascesa al trono di Boemia del re CARLO IV DI LUSSEMBURGO nasce il conflitto col Pontefice INNOCENZO VI, che lo avrebbe incoronato a Norimberga. Per la prima volta dai tempi di Carlo Magno il diritto del Papa di incoronare l'Imperatore è sostituito dall'elezione.
La BOLLA D'ORO imperiale prevedeva (tra le sue numerose disposizioni) la nomina per elezione dell'Imperatore da parte di una Dieta costituita da 7 membri, 4 nobili e 3 arcivescovi. L'incoronazione inoltre si sarebbe dovuta tenere in Germania.
I LOLLARDI - I Lollardi sono il primo nucleo pre-protestante nato in seno alla Chiesa di Roma. Nati come dediti alle opere pie (la cura dei feriti e dei malati e la sepoltura dei caduti in battaglia) sposano le tesi del teologo e predicatore Giovanni WYCLIFFE: la necessità di tradurre le Scritture e la lotta alla corruzione nella Chiesa. Contrari alla presenza del clero, non erano peró SCISMATICI, come saranno poi i Luterani, in quanto volevano solo una riforma della Chiesa. In segno di disprezzo furono detti "seminatori di zizzania" da cui appunto il soprannome di Lollardi.
3 - LA CRISI ECONOMICA E SOCIALE
INTRODUZIONE
Il XIV secolo è segnato anche da una profonda crisi sociale ed economica, dovuta a diversi fattori tra cui:
• l'epidemia di peste nera
• le avverse condizioni climatiche
• le carestie
• le tensioni nelle città e nelle zone rurali
• il declino dell'area mediterranea
Gli storici definiscono questa fase come CRISI DEL TRECENTO.
LA CRISI DEMOGRAFICA
Agli inizi del secolo XIV si era verificato uno scompenso tra la popolazione in eccesso e la scarsità delle risorse agricole. A far calare la produzione agricola era l’inadeguatezza dei mezzi e delle terre coltivabili, che segnò l’inevitabile squilibrio tra la domanda e l’offerta. Va anche detto che uno dei fattori che incisero su questo problema fu il clima, che diventò più freddo e piovoso e rallentò la produzione cerealicola europea.
Tra il 1303 e il 1347 si succedono numerose carestie, che minano la natalità: la prima fu quella del 1315, che decimò l’Europa centro-settentrionale. Nel 1347 una nave genovese proveniente da Caffa, in Crimea, porta in Europa il morbo della peste, che si diffonde prima in Italia, Francia e Spagna, e si diffonde poi nella regione mitteleuropea. Il dilagare della peste nera risparmia pochissime zone, e il morbo, diventato endemico, provoca congiuntamente alle guerre un brusco crollo della popolazione, che scende sotto i 45 milioni di abitanti.
IL MONDO RURALE
Le campagne furono ovviamente molto colpite da questi problemi. I prezzi calarono di colpo, e i contadini poterono chiedere salari più alti, mentre i signori videro nettamente diminuite le proprie rendite. Molte terre, rivelatesi inadatte alla cerealicoltura, furono abbandonate, molti villaggi diventarono deserti, e alcuni terreni furono riconvertiti alla coltivazione di foraggio, incrementando lo sviluppo dell’allevamento. Il paesaggio agricolo europeo, come si era delineato nel periodo feudale, subì una trasformazione radicale e riapparvero zone paludose, boschive e popolate da pascolo brado. La mutata geografia dell’agricoltura europea finì col determinare nuove modalità di sfruttamento del suolo e un nuovo tipo di rapporti sociali. Si assiste alla nascita della specializzazione regionale (per esempio, Castiglia e Inghilterra diventarono esportatrici di lana, mentre la Polonia di cereali) e nelle zone meridionali dell’Europa vengono coltivate piante tessili e foraggere. Per contro nel sud europeo il feudalesimo trovò occasioni di rafforzamento e il servaggio della manodopera si rese ancora più pesante, mentre nel centro Europa l’economia feudale fu definitivamente accantonata su iniziativa della borghesia e delle monarchie nazionali. La nobiltà rinsalda ovviamente il suo potere, ma si tratta di una condizione diversa da quella feudale.
I TUMULTI CONTADINI
La manodopera agricola fu aiutata molto dalla crisi nel suo riscatto sociale e le tensioni tra contadini e signori degenerano in sanguinosi conflitti civili. Nel 1358 scoppia in Francia la jacquerie (il nome derivava da Jacques Bonhomme, soprannome dispregiativo che veniva dato ai contadini) si estende a diverse zone del paese, mentre in Inghilterra la tensione sociale è alimentata dalla predicazione egualitaria dei Lollardi e obliga la corona ad un ridimensionamento delle corvées e dello sfruttamento della manovalanza agraria. Se in francia le jacqueries non rispondevano a un preciso disegno politico, e si conclusero perciò nel nulla, nel resto dell’Europa i contadini riuscirono a scrollarsi il giogo feudale e finirono col frammentarsi in due sottoclassi, un ceto di contadini ricchi e proprietari e un proletariato rurale formato da braccianti senza terra.
LE CITTÀ
La crisi di metà Trecento non risparmiò le città, dove anzi gli effetti furono peggiori di quelli del settore agrario; tra il 1343 e il 1346 falliscono i banchieri fiorentini Peruzzi e Bardi, che avevano prestato soldi al re inglese per finanziare la Guerra dei Cento Anni, senza però riceverli in restituzione. Il fallimento coinvolse gli altri finanzieri del paese e finì con l’estendersi ad altre categorie di risparmiatori.
MANIFATTURA E COMMERCIO
In campo manifatturiero crolla la produzione dei panni lana e i centri specializzati nel settore tessile, come le Fiandre, perdono la loro leadership perché la produzione si sposta nelle zone rurali dove il costo della manodopera è più basso; in compenso molti centri riescono a riqualificarsi produttivamente dirottando la manifattura tessile verso gli articoli di lusso destinati alle famiglie signorili. Questa tendenza si diversifica a seconda della zona: abbiamo infatti l’incremento della produzione laniera di qualità medio-bassa accentrata in Olanda e Inghilterra, dove poi si svilupperanno le aziende a conduzione familiare, mentre in Italia si afferma l’industria serica. Inizia inoltre il fenomeno della massificazione dei prodotti, grazie ai costi contenuti.
Si afferma anche il settore metallurgico e quello minerario. L’economia di mercato assume ora una fisionomia più attiva, con una maggiore circolazione di moneta dovuta all’aumento dei consumi di massa e soprattutto con un netto avanzamento tecnologico che rende il trasporto della merce sicuro e veloce.
Anche la geografia commerciale inizia a cambiare. Ferme restando le condizioni dei paesi tradizionalmente importatori ed esportatori, le rotte commerciali verso il Nord Europa non sono più una novità e l’avanzata turca nel Mediterraneo comincia a segnare la decadenza del ruolo produttivo del relativo bacino.
I TUMULTI URBANI
Le rivolte e le tensioni che animarono il mondo contadino non furono esclusiva prerogativa della manodopera agraria, ma coinvolsero anche la controparte urbana. Due erano infatti le cause del malessere: la disoccupazione e la formazione di un nucleo di proletari urbani, che venivano esclusi dal governo cittadino e che quindi rivendicavano il proprio ruolo politico. Nel 1357 scoppia a Parigi una rivolta borghese guidata da Etienne Marcel, esasperata dal severo regime fiscale causato dalle necessità della Guerra dei Cento Anni. Dopo un buon inizio la borghesia parigina, spaventata dalla violenta jacquerie contadina, abbandona il proprio leader per fare lega con la nobiltà impegnata a reprimere la rivolta agraria.
Nel 1378 scoppia a Firenze il tumulto dei Ciompi, i salariati del settore laniero. Si trattò di una vera lotta di classe: i Ciompi erano il proletariato fiorentino, impossibilitato a costituirsi in Arte e protestavano contro i potenti signori dell’oligarchia borghese e mercantile, che controllavano il Comune fiorentino, dal cui governo i Ciompi erano esclusi. La protesta fece sì che uno dei Ciompi, Michele Lando, venisse nominato Gonfaloniere di Giustizia del Comune fiorentino, e che venissero istituite tre nuove Arti minori (ciompi, tintori e farsettai) con la riserva di un terzo degli uffici alle Arti minori.
IL PATRIZIATO CITTADINO
La ricca borghesia urbana esce a testa alta dalla crisi del Trecento consolidando il suo potere in una ristretta oligarchia mercantilistica e finanziaria e integrandosi con il vecchio ceto dell’aristocrazia feudale, rendendo così palesi e insanabili le distanze dalle plebi: l’asservimento borghese ai nuovi stati nazionali e a quelli regionali, soprattutto in Italia, permise la formazione di un patriziato cittadino. Questo patriziato sposò ben presto le usanze dei ceti nobiliari a cui fu accomunato dall’acquisto di terre e di titoli e dall’amore per i generi di lusso.
CONCLUSIONI
Il Trecento si presenta quindi diversificato nelle due zone geografiche europee: al centro nord abbiamo una condizione di estrema miseria dovuta alla crisi economica, che si ripercuote sui contadini e sui lavoratori delle città, mentre la nobiltà e le oligarchie cittadine escono rafforzate dalla crisi; al sud si ha il rafforzamento delle istituzioni feudali che aggravano il servaggio dei contadini e del proletariato urbano.
domenica 1 gennaio 2017
Storia 3 Modulo 1
C3 - U1
La nascita dell'Europa
1 - LA CAMPAGNA E LE CITTÀ
L'ANNO MILLE
L'anno Mille è considerato storicamente lo spartiacque tra Alto e Basso Medioevo. I due periodi sono assolutamente diversi, sia da un punto di vista politico (la decadenza dell'Impero Romano e quindi la nascita del Sacro Romano Impero) sia economico e sociale (l'affermarsi prima del feudalesimo e poi l'espansione delle città). Da un punto di vista storico è evidente che le caratteristiche principali del Basso Medioevo sono la DECADENZA DEI DUE POTERI UNIVERSALI (Chiesa e Impero) e la formazione di una IDENTITÀ EUROPEA, favorita soprattutto dal consolidamento progressivo di una borghesia cittadina.
LA CAMPAGNA
Il FEUDALESIMO è una caratteristica struttura socio-economica dei Franchi. Non è un caso: il rigoroso rapporto di "commendatio" vincolava di fatto i contraenti a una serie di diritti e di doveri, quasi un'appartenenza, che, secondo molti storici, è alla base del sentimento di individualismo e di libertà di molte popolazioni europee. La catena feudale consisteva in un rigoroso legame gerarchico che iniziava dal FEUDATARIO, e proseguiva con i livelli inferiori, VASSALLI, VALVASSORI e VALVASSINI, fino ai SERVI DELLA GLEBA, che erano i lavoratori agricoli di proprietà del feudo. Nel corso degli anni si nota come i feudatari aumentino il loro potere e si affranchino dal potere centrale dell'Imperatore. È questo il periodo in cui assistiamo alla progressiva crescita demografica, e al rinnovamento dell'agricoltura, fonte principale di approvvigionamento della società feudale. La produzione cresce grazie anche all'introduzione della rotazione triennale dei campi (coltivati per un terzo a frumento e segale, per un terzo a orzo e avena, e per un terzo a maggese) e all'utilizzo di nuovi strumenti per il lavoro.
Nel XIII secolo va affermandosi l'istituzione della CAVALLERIA, dapprima come corpo militare, poi come una vera e propria classe sociale. Fonte dell'arricchimento dei cavalieri erano tornei e missioni al servizio dapprima degli Imperatori e dei locali feudatari, e poi della Chiesa secolarizzata, che li trasformò in "milites Christi".
LA CITTÀ
Dopo il Mille si assiste a una rapida espansione delle città, non tanto in Italia e nell'Europa Mediterranea, dove la città era presente da tempo, ma sopratutto nel Nord Europa. Si va formando una nuova classe sociale, la BORGHESIA, costituita da commercianti, proprietari terrieri non appartenenti alla nobiltà e giuristi. Anche i feudatari iniziano ad apprezzare la comodità della vita cittadina. Questa nuova società ha esigenze diverse rispetto alle comunità rurali, a causa dei frequenti spostamenti necessari al commercio. Ben presto le città si affrancarono dal potere signorile, guadagnando la propria autonomia e sviluppando delle leggi a tutela dei commerci e delle proprietà. Un cardine dello sviluppo urbano fu sicuramente la CULTURA laica e religiosa. Dopo il Mille si assiste infatti alla fioritura della cosiddetta Scolastica, ossia la diffusione dell'insegnamento della filosofia, del diritto, e della grammatica, presso le "scholae" ubicate nelle cattedrali, dalle cui "societates" di maestri e studenti nascono le università. La nascita delle prime università dette non solo nuovo impulso alla cultura, ma ebbe il merito anche di favorire l'esigenza di un sistema del sapere, che condusse al recupero e alla trascrizione dei testi antichi, sopratutto quelli di Aristotele. Un altro cardine dello sviluppo delle città furono i COMMERCI, favoriti in modo particolare dove fossero presenti fiumi navigabili. La differenza di moneta tra una città e l'altra fa nascere la professione del cambiabalute, che assume progressivamente una certa importanza nel corso del XIII secolo.
LE CITTÀ MARINARE
Le prime città a emanciparsi dai poteri signorili furono le città marinare, inizialmente quelle del Nord Europa, legate spesso da vincoli associativi come le città della Lega Anseatica, e poi le repubbliche marinare italiane. La prima città marinara italiana a emanciparsi - dall'Impero Bizantino - fu AMALFI, che riuscì ad affrancarsi già nel IX secolo grazie ai commerci. Il predominio di Amalfi fu interrotto dall'ascesa di PISA, che sostituiva ai commerci un forte apparato militare. Dopo aver attaccato e saccheggiato Amalfi nel 1135, i Pisani iniziano il loro predominio sul Mediterraneo, conquistando diversi avamposti strategici come la Corsica e la Sardegna giudicale. La diretta avversaria di Pisa era GENOVA che, già indipendente dal X secolo, aveva trasformato il proprio apparato amministrativo con un nuovo governo retto da una associazione di armatori e commercianti. Il nuovo governo si era dato regole ben precise e molto rigide, come la scelta di proteggere i propri traffici chiudendo le associazioni mercantili ai non genovesi e impedendo alle navi il trasporto di mercanti stranieri. Il rapido sviluppo dei commerci genovesi provocò l'inevitabile conflitto con Pisa, culminato nello scontro del 1288 nella battaglia della Meloria, che segnò la sconfitta di Pisa e l'inizio della decadenza pisana. La nascita di VENEZIA fu causata dalla discesa dei Longobardi, che obbligarono i locali a rifugiarsi sulle isole della laguna, dando vita a un nucleo urbano retto dapprima da Bisanzio e poi da una classe di magistrati locali chiamati DOGI. Nel corso del X secolo si andò rafforzando l'autonomia cittadina fino al distacco da Bisanzio. In breve tempo Venezia divenne il principale centro commerciale dell'Adriatico, oltre a garantire, grazie alla sua flotta, una barriera protettiva dalle incursioni dei pirati che infestavano il Mediterraneo. Nel 1172 l'elezione dei dogi passò dal popolo a un MAGGIOR CONSIGLIO costituito di 40 membri, che dal 1297 fu chiuso ai membri delle nuove famiglie - SERRATA DEL MAGGIOR CONSIGLIO - trasformando il governo veneziano in una OLIGARCHIA a tutti gli effetti. Nel 1381 Venezia sconfisse Genova nella guerra di Chioggia.
I COMUNI
Il comune nasce intorno all'XI secolo, quando va affermandosi un patto di solidarietà tra gli abitanti delle città, la CONIURATIO, in difesa delle autonomie locali dalle ingerenze dei feudatari. Col tempo, venuta meno questa esigenza, le coniurationes si trasformarono appunto in comuni, regolati da documenti manoscritti chiamati STATUTI, redatti da notai e archiviati. La borghesia dei commerci e dell'artiginato dette vita a CORPORAZIONI (dette anche ARTI in Italia) allo scopo di tutelare gli affari e controllare meglio la concorrenza. Lo sviluppo del comune assunse connotati differenti in tutta Europa. In Italia il comune fu caratterizzato da una maggiore libertà amministrativa e politica rispetto a quelli europei. Esso si affermò soprattutto a Nord, mentre nel Mezzogiorno il comune rivestì solo una funzione amministrativa, essendo il potere feudale molto più forte. A limitare il ruolo politico dei comuni italiani fu l'isolamento, che spesso degenerava in tensioni tra comuni vicini, esponendo i comuni alle mire di realtà politiche più organizzate come l'Impero. A governare il comune era un CONSOLATO, composto da un numero variabile di membri, a mandato annuale, coadiuvati da una assemblea dapprima limitata agli aristocratici e poi aperta alla borghesia, chiamata ARENGO. Va sottolineato che la partecipazione all'arengo era garantita ai soli cittadini iscritti alle ARTI (le corporazioni) e non a tutti indistintamente. La partecipazione alla vita politica era molto vivace. Il ruolo dei consoli era quello di mediare i conflitti ma spesso si lasciavano coinvolgere dalle cause di gruppi di cittadini. Allo scopo di tutelare l'imparzialità molti comuni ricorsero all'arbitrato di un PODESTÀ, spesso proveniente da un altro comune e quindi estraneo alle cause dei conflitti.
2 - LA CHIESA E L'IMPERO
LA CRISI DELLA CHIESA E LA LOTTA PER LE INVESTITURE
Tra i secoli IX e X la Chiesa sente l'esigenza di una separazione tra i poteri temporale e spirituale. Ad avvertire maggiormente questa esigenza furono i monaci benedettini di Cluny a cui si aggiunse un altro ordine, sempre ispirato alla regola di San Benedetto, i Cistercensi (il nome derivava dal toponimo latino Cistercum, poi Citeaux, dove sorgeva l'abbazia dell'ordine). A differenza del monachesimo tradizionale, il nuovo ordine dava maggiore spazio al lavoro. Accanto a questi impulsi di revisionisti del movimento ecclesiale si registra una progressiva crisi interna alla Chiesa. L'elezione pontificia era affidata a un collegio cardinalizio, espressione della volontà popolare e sottoposta all'influenza della nobiltà romana. Per contrastare questa ingerenza un gruppo di cardinali dissidenti elesse a Siena l'anti-papa Niccolò II, che, con l'appoggio delle milizie imperiali riuscì a cacciare il papa Benedetto X, voluto proprio dalla nobiltà romana. Raggiunto il soglio pontificio Niccolò II convocò il sinodo dei vescovi in Laterano per deliberare l'autonomia dell'elezione pontificia dal volere popolare. Tuttavia l'appoggio dato dall'imperatore costituiva un vincolo ulteriore. Nel 1073 il nuovo pontefice, l'ecclesiastico riformatore ILDEBRANDO DI SOANA fu eletto per acclamazione popolare col nome di Gregorio VII. Il nuovo papa emanò un documento fondamentale che svincolava l'elezione del pontefice da qualsiasi diritto di veto, nobiliare e imperiale: il DICTATUS PAPAE ammetteva non solo la superiorità della Chiesa, ma anche la sua infallibilità, attribuendo pertanto alla sola Chiesa di Roma il diritto all'investitura dei vescovi, sottraendola all'Imperatore. Il Dictatus Papae, sottraendo il controllo dell'elezione dei vescovi all'Imperatore, riaccendeva il conflitto tra i due poteri universali.
La LOTTA PER LE INVESTITURE era già scoppiata nei secoli precedenti, ma tornò a inasprirsi quando l'Imperatore ENRICO IV DI SASSONIA cercò di far valere la sua autorità sui nobili tedeschi fedeli al papa Gregorio VII. Privo del sostegno di una buona parte dei vescovi tedeschi e scomunicato dal papa, Enrico cercò una soluzione di comodo fingendo un pentimento e raggiungendo il pontefice al castello di Canossa, dove Gregorio VII era ospite della contessa Matilde di Toscana, supplicando il pontefice di revocargli la scomunica che lo rendeva evidentemente non credibile per i suoi sudditi. Ottenuta la revoca Enrico riprese la lotta contro il papa, e, dopo averlo sconfitto, lo esiliò a Salerno. La sconfitta del papa non segnò però una conclusione definitiva della lotta per le investiture, che proseguì anche dopo la morte dei due contendenti con i legittimi successori. Una temporanea conclusione del conflitto è però rappresentata dal CONCORDATO DI WORMS del 1122, che concedeva agli Imperatori tedeschi il privilegio di concedere feudi e cariche ai vescovi PRIMA della loro consacrazione, unica eccezione in Europa.
FEDERICO I BARBAROSSA E LO SCONTRO CON I COMUNI
Federico di Hohenstaufen è il secondo imperatore dopo Enrico IV di Sassonia a tentare di ristabilire il primato del potere universale dell'Impero, scontrandosi sia con la Chiesa, sia con i comuni italiani. Erede dei duchi di Svevia da parte di padre, e dei duchi di Baviera da parte di madre, proveniva da due famiglie nemiche, che avevano dato origine a due partiti: i GHIBELLINI (il nome deriva dal feudo di Waiblingen dove nacque lo stesso Federico) che erano fedeli all'autorità imperiale, e i GUELFI (dal nome del capostipite dei duchi di Baviera, Welf) che erano ovviamente ostili all'Imperatore. Per estensione si intesero poi come guelfi i sostenitori del papa. Lo scontro con i comuni ha origine quando, nel 1154 in occasione della dieta di Roncaglia, Federico pretende dai comuni la restituzione delle cosiddette REGALIE, come il versamento di tributi, la facoltà di battere moneta, e la nomina dei magistrati. A peggiorare la situazione fu l'elezione nel 1059 del pontefice Alessandro III, avverso a Federico. A differenza della Francia che si schierò con nuovo papa, i comuni italiani si divisero. A sostenere il papa ci fu sopratutto Milano, che Federico cinse subito d'assedio. Conquistata Milano, il Barbarossa scese fino a Roma dove nominò un anti-papa, Pasquale III. A ribellarsi per prime alle ingerenze dei funzionari imperiali furono i comuni di Verona, Padova e Vicenza, unite nella LEGA VERONESE, che nel 1164 oppose una coraggiosa resistenza alle milizie imperiali, costringendo Federico a tornare in Germania sconfitto. Tornato dopo due anni, Federico, alla testa del suo esercito, si mise in marcia verso Roma. A questo punto insorsero diversi comuni lombardi, che confluirono nella LEGA CREMONESE. L'anno successivo i comuni aderenti alle due leghe si unirono con altri, formando un nucleo più forte, la LEGA LOMBARDA sfidando apertamente Federico. L'Imperatore, tornato a Pavia, vide precipitare rapidamente la situazione. La dichiarazione di guerra dei comuni ribelli era simbolicamente rappresentata dalla fondazione di Alessandria, in onore del papa nemico dell'Imperatore, ma sopratutto questo atto era una sfida alla stessa autorità imperiale, poiché solo l'Imperatore poteva autorizzare la fondazione di nuove città. Nel 1176 avviene lo scontro decisivo a Legnano. Federico I, sconfitto, rinunciò a quasi tutti i privilegi, eccetto il versamento di alcuni tributi e il diritto di ricevere da parte dei consoli il giuramento di fedeltà.
I REGNI DELL'ITALIA MERIDIONALE
NORMANNI, ANGIOINI E ARAGONESI
I Normanni giunsero al Meridione d'Italia nella seconda metà dell'XI secolo, guidati da ROBERTO I detto IL GUISCARDO, appartenente alla nobile casata degli ALTAVILLA. Mentre il loro insediamento sulla parte continentale fu abbastanza graduale, in Sicilia dovettero affrontare una trentennale lotta contro gli Arabi. I Normanni non furono da subito stanziali: essi erano infatti dei guerrieri mercenari, spesso alla ricerca della protezione dei principi locali, a cui concedevano i propri servigi in cambio di terre. Furono proprio queste terre a costituire il primo nucleo della dominazione normanna nel Mezzogiorno d'Italia. Nel 1069 il papa Leone IX riconobbe i regni normanni con l'accordo di Melfi, considerando tali feudi una buona protezione del Sud Italia, considerato dalla Chiesa come un proprio territorio.
Questi regni normanni furono unificati nel 1139 da RUGGERO II DI ALTAVILLA, nipote di Roberto il Guiscardo, che formò il REGNO DI SICILIA, il più grande regno della Penisola. Il regno di Ruggero II è ricordato per l'ammodernamento delle istituzioni. Le vecchie norme consuetudinarie furono sostituite infatti da un vero e proprio corpus legislativo, le ASSISE, assai avanzato per l'epoca; inoltre Ruggero fece di Palermo la capitale del Regno, promuovendo un'intensa opera di abbellimento. Occorre però precisare che a differenza del Nord, il Sud normanno non conobbe una vera e propria età comunale, essendo i comuni normanni sottoposti all'autorità del sovrano e quindi non autonomi politicamente.
La figlia di Ruggero II, COSTANZA D'ALTAVILLA, andò in sposa al figlio dell'imperatore Federico I di Svevia, ENRICO, che, salito al trono come Enrico VI, rivendicò il titolo di re di Sicilia, aprendo un nuovo conflitto col papa, INNOCENZO III. L'aspirazione di Enrico era infatti quella di dare vita a un unico grande Stato, avamposto dell'Impero, centro focale dell'espansione tedesca sul Mediterraneo. Il progetto si scontrava col progetto politico del pontefice, che riassumeva la sua concezione del potere nella cosiddetta TEORIA DELLE DUE SPADE: quella del potere spirituale era in mano al papa, quella del potere temporale era affidata dal pontefice stesso ai sovrani.
La crisi tra Impero e Papato subì una battuta d'arresto quando Enrico VI morì nel 1197, lasciando il piccolo Federico, il futuro imperatore FEDERICO II. Ancora minore, Federico aveva ereditato un impero immenso da parte dei genitori. Diventato re dei Normanni dopo la morte della madre Costanza fu quindi incoronato imperatore nel 1220. Federico II fu un uomo di grande cultura. Cresciuto in un ambiente di grande erudizione, aveva respirato l'atmosfera di un Sud ancora impregnata della cultura araba. Fondò a Napoli l'Università, progettò una grande riorganizzazione del regno, e promosse - assistito dal cancelliere Pier delle Vigne - una serie di riforme giuridiche note come Costituzioni Melfitane.
Egli non solo riconobbe l'autonomia della Chiesa ma si pose anche a difesa della cristianità, indicendo la prima Crociata a difesa dei luoghi santi. In difficoltà a causa di una improvvisa epidemia, Federico dovette rimandare la spedizione in Palestina, ricevendo la prima scomunica dal papa GREGORIO IX. Deciso a riparare tentò un secondo viaggio in Oriente l'anno successivo. Qui tuttavia non intraprese una battaglia ma usò la sua abilità diplomatica per raggiungere un accordo col sultano d'Egitto. Ma le tensioni col papato si riaprirono nel 1239 a causa di una seconda scomunica di Federico II, stavolta a causa dei pesanti tributi imposti dall'Imperatore al clero siciliano. A Federico II succedette il figlio MANFREDI, che tuttavia non regnò a lungo, poiché il papa CLEMENTE IV - che come tutti i papi considerava l'Italia meridionale come un proprio feudo - concesse nel 1265 il Regno di Sicilia a CARLO D'ANGIÒ, fratello del re Luigi IX di Francia. Nonostante la resistenza di Manfredi, Carlo, aiutato dalle milizie guelfe, sconfisse l'esercito normanno a Benevento, impossessandosi del regno. Il nuovo re spostò la capitale da Palermo a Napoli, iniziando una serie di opere di abbellimento e di ammodernamento della città, che nei suoi sogni doveva diventare la capitale di un grande regno mediterraneo. Il progetto si interrompe nel 1282, quando, dopo una lunga serie di tensioni, scoppiò una rivolta popolare a Palermo, la sera del 30 marzo all'ora del vespro (e per questo passata alla storia come i VESPRI SICILIANI). I siciliani chiesero la protezione del genero di Manfredi, PIETRO III D'ARAGONA, a cui offrirono la corona del regno di Sicilia. Sconfitto l'esercito angioino, Pietro d'Aragona prese possesso dell'isola, separandola di fatto dall'Italia continentale. Il papa riconobbe la sovranità aragonese nel 1302 col trattato di Caltabellotta.
3 - I PRIMI CONFLITTI RELIGIOSI
LE CROCIATE
La prima crociata nasce dalla richiesta di aiuto dell'imperatore bizantino ALESSIO I COMNENO rivolta al papa URBANO II nel 1070. L'espansione turca in Siria, in Palestina e in Asia Minore preoccupava molto Costantinopoli, ma il vero problema fu l'occupazione turca di Gerusalemme e il conseguente divieto ai Cristiani di recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa. In risposta all'invocazione dell'Imperatore d'Oriente, il papa indisse il CONCILIO DI CLERMONT con la partecipazione di molti nobili francesi. L'imperatore aveva chiesto al papa l'invio di milizie cristiane, e il papa fece leva proprio sul sentimento religioso al fine di coinvolgere l'occidente cristiano in una guerra santa contro gli infedeli. Tuttavia, prima della crociata vera e propria (la cosiddetta CROCIATA DEI SIGNORI) ci furono due spedizioni passate alla storia col nome di CROCIATE DEI PEZZENTI. Molti poveri, pensando di trarre profitto da questo evento, formarono delle bande, disarmate e disorganizzate, che autonomamente cercarono di raggiungere il Bosforo per combattere contro i Turchi. L'inesperienza e l'assenza di un supporto costarono care a queste milizie improvvisate, che furono decimate dall'esercito turco. La vera prima crociata partì solo nel 1096, guidata da GOFFREDO DI BUGLIONE, duca della Bassa Lorena, alla testa di un esercito formato perlopiù da nobili francesi e normanni. Questi ultimi erano in gran parte feudatari, ispirati dalle parole del papa sulla necessità di una guerra santa; accanto a loro c'erano anche i membri CADETTI delle grandi famiglie aristocratiche, in cerca di fortuna e di denaro, e i MERCANTI, che avevano visto i loro commerci decadere a causa delle incursioni dei Turchi. La divisione all'interno dei Turchi (i SELGIUCHIDI da una parte e i FATIMIDI dall'altra) comportò un indebolimento del fronte anti-cristiano: nel 1099 Gerusalemme fu cinta d'assedio e conquistata. La conquista della città coincise anche con un vergognoso saccheggio e con l'umiliazione dei suoi abitanti. Prima che la difesa dei Luoghi Santi fosse affidata ai Cavalieri Templari e ad altri ordini religiosi, Goffredo di Buglione ne fece un proprio feudo, assumendo il titolo di difensore - ADVOCATUS - del Santo Sepolcro. Alla morte di Goffredo di Buglione i Turchi ripresero ad assediare Gerusalemme, costringendo il nuovo pontefice EUGENIO III a bandire nel 1145 la seconda crociata.
A differenza della prima crociata, che aveva coinvolto le MONARCHIE FEUDALI, la seconda e la terza crociata coinvolsero direttamente i sovrani (le MONARCHIE NAZIONALI). La seconda fu bandita direttamente dal papa, mentre la terza fu portata avanti dagli stessi sovrani - tra cui l'Imperatore Federico I di Svevia - alla ricerca di nuove conquiste territoriali, oltre alla motivazione religiosa. Nel 1187 il Sultano d'Egitto SALADINO (Salah ad Din) riconquistò Gerusalemme, e, dopo la sua morte, il potere passò nelle mani dei MAMELUCCHI, una casta militare che riuscì ad arginare in maniera più incisiva l'azione dei crociati. Per questo il papa INNOCENZO III bandì la quarta crociata.
La quarta crociata come quelle seguenti non aveva una reale motivazione religiosa. Non vi parteciparono sovrani europei, ma la protagonista fu Venezia che mise a disposizione la sua flotta. Venezia - che aveva patito più di altre repubbliche le incursioni turche a discapito dei suoi commerci nel Mediterraneo - chiese in cambio la liberazione di Zara e l'occupazione di Costantinopoli, allo scopo di ristabilire il suo primato. La conquista di Costantinopoli e la fondazione dell'Impero Latino d'Oriente (durato fino al 1261) cambiò completamente la fisionomia delle crociate, che da guerra santa si trasformarono in una guerra economica tra potenze mercantili. Le tre crociate successive si caratterizzarono proprio per questa nuova motivazione.
ERESIE E SCISMI NEL BASSO MEDIOEVO
L'INQUISIZIONE E GLI ORDINI RELIGIOSI
Sicuramente il conflitto religioso di maggiore interesse del Basso medioevo è quello che portò allo Scisma del 1054 che determinò la separazione della Chiesa Ortodossa, che faceva capo al Patriarca di Costantinopoli, MICHELE CERULARIO, da quella Cattolica, con sede a Roma. Il conflitto nasce per motivi legati al primato dell'autorità pontificia, contestata da Cerulario, ma soprattutto per motivi politici. La primalità temporale del pontefice fu messa in discussione nel corso del XII secolo anche dall'ERESIA CATARA. I Catari (dal greco katharos, cioè puro) erano una setta che si era diffusa nell'Italia Settentrionale e nella Francia Meridionale, dove i Catari si erano stabiliti nella cittadina di Albi, in Linguadoca, da cui il nome di Albigesi. I Catari si ponevano in aperto conflitto con l'autorità del papa, rifiutando la procreazione e la ricchezza, la validità dei sacramenti e la stessa autorità di Roma. La loro diffusione e soprattutto il rischio del loro peso politico, costrinse nel 1209 il papa INNOCENZO III a bandire contro di loro una crociata, nella quale furono coinvolti molti nobili francesi guidati da SIMON DE MONTFORT e che si risolse con un vero e proprio sterminio, allo scopo di impossessarsi dei beni dei Catari. La nascita di queste prime eresie moderne indusse la Chiesa a istituire un vero e proprio Tribunale per individuare e debellare sul nascere gli eventuali movimenti ereticali. L'INQUISIZIONE in realtà era già presente, ma i suoi tribunali si erano diffusi proprio a partire dal XII secolo, in Francia prima e poi in Spagna, a causa della presenza degli Arabi e degli Ebrei e dello sviluppo di svariati movimenti ereticali. In origine i Tribunali avevano lo scopo di indagare au eventuali crimini di eresia, ma in seguito il potere di questa istituzione si trasformò in un vero e proprio alleato delle monarchie europee al fine di tenere sotto controllo la popolazione. Conto le eresie si impegnarono anche i nuovi ORDINI RELIGIOSI. Il primo fu quello dei DOMENICANI, fondato dallo spagnolo Domenico di Guzman. Il religioso, dopo la crociata contro gli Albigesi, si era convinto che lo strumento più efficace contro le eresie fosse la predicazione. Accanto all'Ordine Domenicano si sviluppa però un vasto movimento di rinnovamento interno della Chiesa che culmina nella fondazione di un altro Ordine, detto FRANCESCANO dal nome del suo fondatore, il mistico assisiate Giovanni di Pietro Bernardone detto Francesco, che costituì una comunità religiosa ad Assisi. La sua REGULA NON BULLATA (priva cioè dell'approvazione pontificia) per quanto rispondesse alle esigenze di rinnovamento della Chiesa Cattolica fu sospettata di eresia per l'eccessivo rigore (legato agli obblighi di povertà, castità e obbedienza) tanto che Francesco non riuscì a ottenere la necessaria validazione fino al 1210, quando il papa Innocenzo III ne approvò una versione definitiva meno rigida. Bisogna dire che tuttavia la predicazione francescana si discostava dall'eresia catara per il rispetto delle gerarchie della Chiesa e per l'assoluta obbedienza al papa. Il contributo francescano non fu circoscritto alla sola religione, ma anche alla cultura italiana, dato che le sue opere furono tra le prime composizioni in lingua VOLGARE.
La nascita dell'Europa
1 - LA CAMPAGNA E LE CITTÀ
L'ANNO MILLE
L'anno Mille è considerato storicamente lo spartiacque tra Alto e Basso Medioevo. I due periodi sono assolutamente diversi, sia da un punto di vista politico (la decadenza dell'Impero Romano e quindi la nascita del Sacro Romano Impero) sia economico e sociale (l'affermarsi prima del feudalesimo e poi l'espansione delle città). Da un punto di vista storico è evidente che le caratteristiche principali del Basso Medioevo sono la DECADENZA DEI DUE POTERI UNIVERSALI (Chiesa e Impero) e la formazione di una IDENTITÀ EUROPEA, favorita soprattutto dal consolidamento progressivo di una borghesia cittadina.
LA CAMPAGNA
Il FEUDALESIMO è una caratteristica struttura socio-economica dei Franchi. Non è un caso: il rigoroso rapporto di "commendatio" vincolava di fatto i contraenti a una serie di diritti e di doveri, quasi un'appartenenza, che, secondo molti storici, è alla base del sentimento di individualismo e di libertà di molte popolazioni europee. La catena feudale consisteva in un rigoroso legame gerarchico che iniziava dal FEUDATARIO, e proseguiva con i livelli inferiori, VASSALLI, VALVASSORI e VALVASSINI, fino ai SERVI DELLA GLEBA, che erano i lavoratori agricoli di proprietà del feudo. Nel corso degli anni si nota come i feudatari aumentino il loro potere e si affranchino dal potere centrale dell'Imperatore. È questo il periodo in cui assistiamo alla progressiva crescita demografica, e al rinnovamento dell'agricoltura, fonte principale di approvvigionamento della società feudale. La produzione cresce grazie anche all'introduzione della rotazione triennale dei campi (coltivati per un terzo a frumento e segale, per un terzo a orzo e avena, e per un terzo a maggese) e all'utilizzo di nuovi strumenti per il lavoro.
Nel XIII secolo va affermandosi l'istituzione della CAVALLERIA, dapprima come corpo militare, poi come una vera e propria classe sociale. Fonte dell'arricchimento dei cavalieri erano tornei e missioni al servizio dapprima degli Imperatori e dei locali feudatari, e poi della Chiesa secolarizzata, che li trasformò in "milites Christi".
LA CITTÀ
Dopo il Mille si assiste a una rapida espansione delle città, non tanto in Italia e nell'Europa Mediterranea, dove la città era presente da tempo, ma sopratutto nel Nord Europa. Si va formando una nuova classe sociale, la BORGHESIA, costituita da commercianti, proprietari terrieri non appartenenti alla nobiltà e giuristi. Anche i feudatari iniziano ad apprezzare la comodità della vita cittadina. Questa nuova società ha esigenze diverse rispetto alle comunità rurali, a causa dei frequenti spostamenti necessari al commercio. Ben presto le città si affrancarono dal potere signorile, guadagnando la propria autonomia e sviluppando delle leggi a tutela dei commerci e delle proprietà. Un cardine dello sviluppo urbano fu sicuramente la CULTURA laica e religiosa. Dopo il Mille si assiste infatti alla fioritura della cosiddetta Scolastica, ossia la diffusione dell'insegnamento della filosofia, del diritto, e della grammatica, presso le "scholae" ubicate nelle cattedrali, dalle cui "societates" di maestri e studenti nascono le università. La nascita delle prime università dette non solo nuovo impulso alla cultura, ma ebbe il merito anche di favorire l'esigenza di un sistema del sapere, che condusse al recupero e alla trascrizione dei testi antichi, sopratutto quelli di Aristotele. Un altro cardine dello sviluppo delle città furono i COMMERCI, favoriti in modo particolare dove fossero presenti fiumi navigabili. La differenza di moneta tra una città e l'altra fa nascere la professione del cambiabalute, che assume progressivamente una certa importanza nel corso del XIII secolo.
LE CITTÀ MARINARE
Le prime città a emanciparsi dai poteri signorili furono le città marinare, inizialmente quelle del Nord Europa, legate spesso da vincoli associativi come le città della Lega Anseatica, e poi le repubbliche marinare italiane. La prima città marinara italiana a emanciparsi - dall'Impero Bizantino - fu AMALFI, che riuscì ad affrancarsi già nel IX secolo grazie ai commerci. Il predominio di Amalfi fu interrotto dall'ascesa di PISA, che sostituiva ai commerci un forte apparato militare. Dopo aver attaccato e saccheggiato Amalfi nel 1135, i Pisani iniziano il loro predominio sul Mediterraneo, conquistando diversi avamposti strategici come la Corsica e la Sardegna giudicale. La diretta avversaria di Pisa era GENOVA che, già indipendente dal X secolo, aveva trasformato il proprio apparato amministrativo con un nuovo governo retto da una associazione di armatori e commercianti. Il nuovo governo si era dato regole ben precise e molto rigide, come la scelta di proteggere i propri traffici chiudendo le associazioni mercantili ai non genovesi e impedendo alle navi il trasporto di mercanti stranieri. Il rapido sviluppo dei commerci genovesi provocò l'inevitabile conflitto con Pisa, culminato nello scontro del 1288 nella battaglia della Meloria, che segnò la sconfitta di Pisa e l'inizio della decadenza pisana. La nascita di VENEZIA fu causata dalla discesa dei Longobardi, che obbligarono i locali a rifugiarsi sulle isole della laguna, dando vita a un nucleo urbano retto dapprima da Bisanzio e poi da una classe di magistrati locali chiamati DOGI. Nel corso del X secolo si andò rafforzando l'autonomia cittadina fino al distacco da Bisanzio. In breve tempo Venezia divenne il principale centro commerciale dell'Adriatico, oltre a garantire, grazie alla sua flotta, una barriera protettiva dalle incursioni dei pirati che infestavano il Mediterraneo. Nel 1172 l'elezione dei dogi passò dal popolo a un MAGGIOR CONSIGLIO costituito di 40 membri, che dal 1297 fu chiuso ai membri delle nuove famiglie - SERRATA DEL MAGGIOR CONSIGLIO - trasformando il governo veneziano in una OLIGARCHIA a tutti gli effetti. Nel 1381 Venezia sconfisse Genova nella guerra di Chioggia.
I COMUNI
Il comune nasce intorno all'XI secolo, quando va affermandosi un patto di solidarietà tra gli abitanti delle città, la CONIURATIO, in difesa delle autonomie locali dalle ingerenze dei feudatari. Col tempo, venuta meno questa esigenza, le coniurationes si trasformarono appunto in comuni, regolati da documenti manoscritti chiamati STATUTI, redatti da notai e archiviati. La borghesia dei commerci e dell'artiginato dette vita a CORPORAZIONI (dette anche ARTI in Italia) allo scopo di tutelare gli affari e controllare meglio la concorrenza. Lo sviluppo del comune assunse connotati differenti in tutta Europa. In Italia il comune fu caratterizzato da una maggiore libertà amministrativa e politica rispetto a quelli europei. Esso si affermò soprattutto a Nord, mentre nel Mezzogiorno il comune rivestì solo una funzione amministrativa, essendo il potere feudale molto più forte. A limitare il ruolo politico dei comuni italiani fu l'isolamento, che spesso degenerava in tensioni tra comuni vicini, esponendo i comuni alle mire di realtà politiche più organizzate come l'Impero. A governare il comune era un CONSOLATO, composto da un numero variabile di membri, a mandato annuale, coadiuvati da una assemblea dapprima limitata agli aristocratici e poi aperta alla borghesia, chiamata ARENGO. Va sottolineato che la partecipazione all'arengo era garantita ai soli cittadini iscritti alle ARTI (le corporazioni) e non a tutti indistintamente. La partecipazione alla vita politica era molto vivace. Il ruolo dei consoli era quello di mediare i conflitti ma spesso si lasciavano coinvolgere dalle cause di gruppi di cittadini. Allo scopo di tutelare l'imparzialità molti comuni ricorsero all'arbitrato di un PODESTÀ, spesso proveniente da un altro comune e quindi estraneo alle cause dei conflitti.
2 - LA CHIESA E L'IMPERO
LA CRISI DELLA CHIESA E LA LOTTA PER LE INVESTITURE
Tra i secoli IX e X la Chiesa sente l'esigenza di una separazione tra i poteri temporale e spirituale. Ad avvertire maggiormente questa esigenza furono i monaci benedettini di Cluny a cui si aggiunse un altro ordine, sempre ispirato alla regola di San Benedetto, i Cistercensi (il nome derivava dal toponimo latino Cistercum, poi Citeaux, dove sorgeva l'abbazia dell'ordine). A differenza del monachesimo tradizionale, il nuovo ordine dava maggiore spazio al lavoro. Accanto a questi impulsi di revisionisti del movimento ecclesiale si registra una progressiva crisi interna alla Chiesa. L'elezione pontificia era affidata a un collegio cardinalizio, espressione della volontà popolare e sottoposta all'influenza della nobiltà romana. Per contrastare questa ingerenza un gruppo di cardinali dissidenti elesse a Siena l'anti-papa Niccolò II, che, con l'appoggio delle milizie imperiali riuscì a cacciare il papa Benedetto X, voluto proprio dalla nobiltà romana. Raggiunto il soglio pontificio Niccolò II convocò il sinodo dei vescovi in Laterano per deliberare l'autonomia dell'elezione pontificia dal volere popolare. Tuttavia l'appoggio dato dall'imperatore costituiva un vincolo ulteriore. Nel 1073 il nuovo pontefice, l'ecclesiastico riformatore ILDEBRANDO DI SOANA fu eletto per acclamazione popolare col nome di Gregorio VII. Il nuovo papa emanò un documento fondamentale che svincolava l'elezione del pontefice da qualsiasi diritto di veto, nobiliare e imperiale: il DICTATUS PAPAE ammetteva non solo la superiorità della Chiesa, ma anche la sua infallibilità, attribuendo pertanto alla sola Chiesa di Roma il diritto all'investitura dei vescovi, sottraendola all'Imperatore. Il Dictatus Papae, sottraendo il controllo dell'elezione dei vescovi all'Imperatore, riaccendeva il conflitto tra i due poteri universali.
La LOTTA PER LE INVESTITURE era già scoppiata nei secoli precedenti, ma tornò a inasprirsi quando l'Imperatore ENRICO IV DI SASSONIA cercò di far valere la sua autorità sui nobili tedeschi fedeli al papa Gregorio VII. Privo del sostegno di una buona parte dei vescovi tedeschi e scomunicato dal papa, Enrico cercò una soluzione di comodo fingendo un pentimento e raggiungendo il pontefice al castello di Canossa, dove Gregorio VII era ospite della contessa Matilde di Toscana, supplicando il pontefice di revocargli la scomunica che lo rendeva evidentemente non credibile per i suoi sudditi. Ottenuta la revoca Enrico riprese la lotta contro il papa, e, dopo averlo sconfitto, lo esiliò a Salerno. La sconfitta del papa non segnò però una conclusione definitiva della lotta per le investiture, che proseguì anche dopo la morte dei due contendenti con i legittimi successori. Una temporanea conclusione del conflitto è però rappresentata dal CONCORDATO DI WORMS del 1122, che concedeva agli Imperatori tedeschi il privilegio di concedere feudi e cariche ai vescovi PRIMA della loro consacrazione, unica eccezione in Europa.
FEDERICO I BARBAROSSA E LO SCONTRO CON I COMUNI
Federico di Hohenstaufen è il secondo imperatore dopo Enrico IV di Sassonia a tentare di ristabilire il primato del potere universale dell'Impero, scontrandosi sia con la Chiesa, sia con i comuni italiani. Erede dei duchi di Svevia da parte di padre, e dei duchi di Baviera da parte di madre, proveniva da due famiglie nemiche, che avevano dato origine a due partiti: i GHIBELLINI (il nome deriva dal feudo di Waiblingen dove nacque lo stesso Federico) che erano fedeli all'autorità imperiale, e i GUELFI (dal nome del capostipite dei duchi di Baviera, Welf) che erano ovviamente ostili all'Imperatore. Per estensione si intesero poi come guelfi i sostenitori del papa. Lo scontro con i comuni ha origine quando, nel 1154 in occasione della dieta di Roncaglia, Federico pretende dai comuni la restituzione delle cosiddette REGALIE, come il versamento di tributi, la facoltà di battere moneta, e la nomina dei magistrati. A peggiorare la situazione fu l'elezione nel 1059 del pontefice Alessandro III, avverso a Federico. A differenza della Francia che si schierò con nuovo papa, i comuni italiani si divisero. A sostenere il papa ci fu sopratutto Milano, che Federico cinse subito d'assedio. Conquistata Milano, il Barbarossa scese fino a Roma dove nominò un anti-papa, Pasquale III. A ribellarsi per prime alle ingerenze dei funzionari imperiali furono i comuni di Verona, Padova e Vicenza, unite nella LEGA VERONESE, che nel 1164 oppose una coraggiosa resistenza alle milizie imperiali, costringendo Federico a tornare in Germania sconfitto. Tornato dopo due anni, Federico, alla testa del suo esercito, si mise in marcia verso Roma. A questo punto insorsero diversi comuni lombardi, che confluirono nella LEGA CREMONESE. L'anno successivo i comuni aderenti alle due leghe si unirono con altri, formando un nucleo più forte, la LEGA LOMBARDA sfidando apertamente Federico. L'Imperatore, tornato a Pavia, vide precipitare rapidamente la situazione. La dichiarazione di guerra dei comuni ribelli era simbolicamente rappresentata dalla fondazione di Alessandria, in onore del papa nemico dell'Imperatore, ma sopratutto questo atto era una sfida alla stessa autorità imperiale, poiché solo l'Imperatore poteva autorizzare la fondazione di nuove città. Nel 1176 avviene lo scontro decisivo a Legnano. Federico I, sconfitto, rinunciò a quasi tutti i privilegi, eccetto il versamento di alcuni tributi e il diritto di ricevere da parte dei consoli il giuramento di fedeltà.
I REGNI DELL'ITALIA MERIDIONALE
NORMANNI, ANGIOINI E ARAGONESI
I Normanni giunsero al Meridione d'Italia nella seconda metà dell'XI secolo, guidati da ROBERTO I detto IL GUISCARDO, appartenente alla nobile casata degli ALTAVILLA. Mentre il loro insediamento sulla parte continentale fu abbastanza graduale, in Sicilia dovettero affrontare una trentennale lotta contro gli Arabi. I Normanni non furono da subito stanziali: essi erano infatti dei guerrieri mercenari, spesso alla ricerca della protezione dei principi locali, a cui concedevano i propri servigi in cambio di terre. Furono proprio queste terre a costituire il primo nucleo della dominazione normanna nel Mezzogiorno d'Italia. Nel 1069 il papa Leone IX riconobbe i regni normanni con l'accordo di Melfi, considerando tali feudi una buona protezione del Sud Italia, considerato dalla Chiesa come un proprio territorio.
Questi regni normanni furono unificati nel 1139 da RUGGERO II DI ALTAVILLA, nipote di Roberto il Guiscardo, che formò il REGNO DI SICILIA, il più grande regno della Penisola. Il regno di Ruggero II è ricordato per l'ammodernamento delle istituzioni. Le vecchie norme consuetudinarie furono sostituite infatti da un vero e proprio corpus legislativo, le ASSISE, assai avanzato per l'epoca; inoltre Ruggero fece di Palermo la capitale del Regno, promuovendo un'intensa opera di abbellimento. Occorre però precisare che a differenza del Nord, il Sud normanno non conobbe una vera e propria età comunale, essendo i comuni normanni sottoposti all'autorità del sovrano e quindi non autonomi politicamente.
La figlia di Ruggero II, COSTANZA D'ALTAVILLA, andò in sposa al figlio dell'imperatore Federico I di Svevia, ENRICO, che, salito al trono come Enrico VI, rivendicò il titolo di re di Sicilia, aprendo un nuovo conflitto col papa, INNOCENZO III. L'aspirazione di Enrico era infatti quella di dare vita a un unico grande Stato, avamposto dell'Impero, centro focale dell'espansione tedesca sul Mediterraneo. Il progetto si scontrava col progetto politico del pontefice, che riassumeva la sua concezione del potere nella cosiddetta TEORIA DELLE DUE SPADE: quella del potere spirituale era in mano al papa, quella del potere temporale era affidata dal pontefice stesso ai sovrani.
La crisi tra Impero e Papato subì una battuta d'arresto quando Enrico VI morì nel 1197, lasciando il piccolo Federico, il futuro imperatore FEDERICO II. Ancora minore, Federico aveva ereditato un impero immenso da parte dei genitori. Diventato re dei Normanni dopo la morte della madre Costanza fu quindi incoronato imperatore nel 1220. Federico II fu un uomo di grande cultura. Cresciuto in un ambiente di grande erudizione, aveva respirato l'atmosfera di un Sud ancora impregnata della cultura araba. Fondò a Napoli l'Università, progettò una grande riorganizzazione del regno, e promosse - assistito dal cancelliere Pier delle Vigne - una serie di riforme giuridiche note come Costituzioni Melfitane.
Egli non solo riconobbe l'autonomia della Chiesa ma si pose anche a difesa della cristianità, indicendo la prima Crociata a difesa dei luoghi santi. In difficoltà a causa di una improvvisa epidemia, Federico dovette rimandare la spedizione in Palestina, ricevendo la prima scomunica dal papa GREGORIO IX. Deciso a riparare tentò un secondo viaggio in Oriente l'anno successivo. Qui tuttavia non intraprese una battaglia ma usò la sua abilità diplomatica per raggiungere un accordo col sultano d'Egitto. Ma le tensioni col papato si riaprirono nel 1239 a causa di una seconda scomunica di Federico II, stavolta a causa dei pesanti tributi imposti dall'Imperatore al clero siciliano. A Federico II succedette il figlio MANFREDI, che tuttavia non regnò a lungo, poiché il papa CLEMENTE IV - che come tutti i papi considerava l'Italia meridionale come un proprio feudo - concesse nel 1265 il Regno di Sicilia a CARLO D'ANGIÒ, fratello del re Luigi IX di Francia. Nonostante la resistenza di Manfredi, Carlo, aiutato dalle milizie guelfe, sconfisse l'esercito normanno a Benevento, impossessandosi del regno. Il nuovo re spostò la capitale da Palermo a Napoli, iniziando una serie di opere di abbellimento e di ammodernamento della città, che nei suoi sogni doveva diventare la capitale di un grande regno mediterraneo. Il progetto si interrompe nel 1282, quando, dopo una lunga serie di tensioni, scoppiò una rivolta popolare a Palermo, la sera del 30 marzo all'ora del vespro (e per questo passata alla storia come i VESPRI SICILIANI). I siciliani chiesero la protezione del genero di Manfredi, PIETRO III D'ARAGONA, a cui offrirono la corona del regno di Sicilia. Sconfitto l'esercito angioino, Pietro d'Aragona prese possesso dell'isola, separandola di fatto dall'Italia continentale. Il papa riconobbe la sovranità aragonese nel 1302 col trattato di Caltabellotta.
3 - I PRIMI CONFLITTI RELIGIOSI
LE CROCIATE
La prima crociata nasce dalla richiesta di aiuto dell'imperatore bizantino ALESSIO I COMNENO rivolta al papa URBANO II nel 1070. L'espansione turca in Siria, in Palestina e in Asia Minore preoccupava molto Costantinopoli, ma il vero problema fu l'occupazione turca di Gerusalemme e il conseguente divieto ai Cristiani di recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa. In risposta all'invocazione dell'Imperatore d'Oriente, il papa indisse il CONCILIO DI CLERMONT con la partecipazione di molti nobili francesi. L'imperatore aveva chiesto al papa l'invio di milizie cristiane, e il papa fece leva proprio sul sentimento religioso al fine di coinvolgere l'occidente cristiano in una guerra santa contro gli infedeli. Tuttavia, prima della crociata vera e propria (la cosiddetta CROCIATA DEI SIGNORI) ci furono due spedizioni passate alla storia col nome di CROCIATE DEI PEZZENTI. Molti poveri, pensando di trarre profitto da questo evento, formarono delle bande, disarmate e disorganizzate, che autonomamente cercarono di raggiungere il Bosforo per combattere contro i Turchi. L'inesperienza e l'assenza di un supporto costarono care a queste milizie improvvisate, che furono decimate dall'esercito turco. La vera prima crociata partì solo nel 1096, guidata da GOFFREDO DI BUGLIONE, duca della Bassa Lorena, alla testa di un esercito formato perlopiù da nobili francesi e normanni. Questi ultimi erano in gran parte feudatari, ispirati dalle parole del papa sulla necessità di una guerra santa; accanto a loro c'erano anche i membri CADETTI delle grandi famiglie aristocratiche, in cerca di fortuna e di denaro, e i MERCANTI, che avevano visto i loro commerci decadere a causa delle incursioni dei Turchi. La divisione all'interno dei Turchi (i SELGIUCHIDI da una parte e i FATIMIDI dall'altra) comportò un indebolimento del fronte anti-cristiano: nel 1099 Gerusalemme fu cinta d'assedio e conquistata. La conquista della città coincise anche con un vergognoso saccheggio e con l'umiliazione dei suoi abitanti. Prima che la difesa dei Luoghi Santi fosse affidata ai Cavalieri Templari e ad altri ordini religiosi, Goffredo di Buglione ne fece un proprio feudo, assumendo il titolo di difensore - ADVOCATUS - del Santo Sepolcro. Alla morte di Goffredo di Buglione i Turchi ripresero ad assediare Gerusalemme, costringendo il nuovo pontefice EUGENIO III a bandire nel 1145 la seconda crociata.
A differenza della prima crociata, che aveva coinvolto le MONARCHIE FEUDALI, la seconda e la terza crociata coinvolsero direttamente i sovrani (le MONARCHIE NAZIONALI). La seconda fu bandita direttamente dal papa, mentre la terza fu portata avanti dagli stessi sovrani - tra cui l'Imperatore Federico I di Svevia - alla ricerca di nuove conquiste territoriali, oltre alla motivazione religiosa. Nel 1187 il Sultano d'Egitto SALADINO (Salah ad Din) riconquistò Gerusalemme, e, dopo la sua morte, il potere passò nelle mani dei MAMELUCCHI, una casta militare che riuscì ad arginare in maniera più incisiva l'azione dei crociati. Per questo il papa INNOCENZO III bandì la quarta crociata.
La quarta crociata come quelle seguenti non aveva una reale motivazione religiosa. Non vi parteciparono sovrani europei, ma la protagonista fu Venezia che mise a disposizione la sua flotta. Venezia - che aveva patito più di altre repubbliche le incursioni turche a discapito dei suoi commerci nel Mediterraneo - chiese in cambio la liberazione di Zara e l'occupazione di Costantinopoli, allo scopo di ristabilire il suo primato. La conquista di Costantinopoli e la fondazione dell'Impero Latino d'Oriente (durato fino al 1261) cambiò completamente la fisionomia delle crociate, che da guerra santa si trasformarono in una guerra economica tra potenze mercantili. Le tre crociate successive si caratterizzarono proprio per questa nuova motivazione.
ERESIE E SCISMI NEL BASSO MEDIOEVO
L'INQUISIZIONE E GLI ORDINI RELIGIOSI
Sicuramente il conflitto religioso di maggiore interesse del Basso medioevo è quello che portò allo Scisma del 1054 che determinò la separazione della Chiesa Ortodossa, che faceva capo al Patriarca di Costantinopoli, MICHELE CERULARIO, da quella Cattolica, con sede a Roma. Il conflitto nasce per motivi legati al primato dell'autorità pontificia, contestata da Cerulario, ma soprattutto per motivi politici. La primalità temporale del pontefice fu messa in discussione nel corso del XII secolo anche dall'ERESIA CATARA. I Catari (dal greco katharos, cioè puro) erano una setta che si era diffusa nell'Italia Settentrionale e nella Francia Meridionale, dove i Catari si erano stabiliti nella cittadina di Albi, in Linguadoca, da cui il nome di Albigesi. I Catari si ponevano in aperto conflitto con l'autorità del papa, rifiutando la procreazione e la ricchezza, la validità dei sacramenti e la stessa autorità di Roma. La loro diffusione e soprattutto il rischio del loro peso politico, costrinse nel 1209 il papa INNOCENZO III a bandire contro di loro una crociata, nella quale furono coinvolti molti nobili francesi guidati da SIMON DE MONTFORT e che si risolse con un vero e proprio sterminio, allo scopo di impossessarsi dei beni dei Catari. La nascita di queste prime eresie moderne indusse la Chiesa a istituire un vero e proprio Tribunale per individuare e debellare sul nascere gli eventuali movimenti ereticali. L'INQUISIZIONE in realtà era già presente, ma i suoi tribunali si erano diffusi proprio a partire dal XII secolo, in Francia prima e poi in Spagna, a causa della presenza degli Arabi e degli Ebrei e dello sviluppo di svariati movimenti ereticali. In origine i Tribunali avevano lo scopo di indagare au eventuali crimini di eresia, ma in seguito il potere di questa istituzione si trasformò in un vero e proprio alleato delle monarchie europee al fine di tenere sotto controllo la popolazione. Conto le eresie si impegnarono anche i nuovi ORDINI RELIGIOSI. Il primo fu quello dei DOMENICANI, fondato dallo spagnolo Domenico di Guzman. Il religioso, dopo la crociata contro gli Albigesi, si era convinto che lo strumento più efficace contro le eresie fosse la predicazione. Accanto all'Ordine Domenicano si sviluppa però un vasto movimento di rinnovamento interno della Chiesa che culmina nella fondazione di un altro Ordine, detto FRANCESCANO dal nome del suo fondatore, il mistico assisiate Giovanni di Pietro Bernardone detto Francesco, che costituì una comunità religiosa ad Assisi. La sua REGULA NON BULLATA (priva cioè dell'approvazione pontificia) per quanto rispondesse alle esigenze di rinnovamento della Chiesa Cattolica fu sospettata di eresia per l'eccessivo rigore (legato agli obblighi di povertà, castità e obbedienza) tanto che Francesco non riuscì a ottenere la necessaria validazione fino al 1210, quando il papa Innocenzo III ne approvò una versione definitiva meno rigida. Bisogna dire che tuttavia la predicazione francescana si discostava dall'eresia catara per il rispetto delle gerarchie della Chiesa e per l'assoluta obbedienza al papa. Il contributo francescano non fu circoscritto alla sola religione, ma anche alla cultura italiana, dato che le sue opere furono tra le prime composizioni in lingua VOLGARE.
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