giovedì 2 febbraio 2017

Hegel

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HEGEL

1 - LA DIALETTICA HEGELIANA

IL GIOVANE HEGEL - Hegel fu uno studente metodico e pignolo, quasi ossessivo, tanto da elaborare un originale sistema di classificazione basato su schede, che poi avrebbe usato per tutta la vita. Si era avvicinato all’Idealismo grazie alla sua amicizia con Schelling, e, come tanti filosofi del periodo concentrò il suo interesse per i temi religiosi, sopratutto sulla vita di Gesù nel suo ruolo “unificatore” nella riconciliazione tra il Dio degli Ebrei e il Popolo. Come tutti i filosofi romantici anche il giovane Hegel cercava la conoscenza della realtà nella sua totalità, ma dal punto di vista religioso Dio e il Popolo erano molto lontani: il primo era irascibile e punitivo, il secondo era confuso dai riti e dalle cerimonie, che dimostravano i tentativi degli uomini di raggiungere qualcosa di troppo perfetto e irraggiungibile. Hegel si rese presto conto che la religione non avrebbe mai potuto garantire l’unificazione del reale, e pertanto l’interesse si spostò alla filosofia.
Come per il suo predecessore Kant, che nel 1770 pubblica la celebre DISSERTAZIONE che segna il suo definitivo passaggio alla fase critica, anche Hegel è protagonista di una svolta speculativa che avviene nel 1800 con la pubblicazione del FRAMMENTO DI SISTEMA. Si tratta dell’opera che di fatto indirizza la filosofia hegeliana verso la nuova prospettiva dialettica.

LA DIALETTICA - La dialettica intesa da Hegel non ha nulla a che fare con la dialettica della filosofia antica: Hegel si propone infatti una vera e propria rifondazione della filosofia non come semplice metafisica ma come realtà essa stessa. La filosofia, dice Hegel, in polemica con i filosofi romantici, è come la NOTTOLA DI MINERVA, la civetta che giunge al crepuscolo quando il giorno volge ormai al termine. La filosofia è dunque paragonata da Hegel a questo animale notturno, arriva solo dopo che la realtà si è compiuta e deve darne una spiegazione. Una normale metafisica fallirebbe. La novità della dialettica hegeliana è che essa costituisce non solo il METODO per conoscere la realtà ma al tempo stesso il CONTENUTO, cioè lo sviluppo del reale, ossia di tutto ciò che è.

FINITO E INFINITO - Hegel descrive la realtà come un INFINITO DINAMICO. Questa definizione incarna la concezione romantica di ASSOLUTO già presente in Fichte e Schelling, ma, a differenza dei precedenti filosofi, Hegel vuole evitare qualsiasi frammentazione del reale, che è quindi una totalità, un intero, e allo stesso tempo una continua attività (non si deve usare la parola “creazione” perché altrimenti ciò presupporrebbe un prima e un dopo). Il traguardo della dialettica hegeliana è dunque LA RISOLUZIONE DEL FINITO NELL’INFINITO.
Se il reale è considerato un infinito e dinamico, il pensiero è invece finito, chiuso e determinato. La difficoltà di tutti i filosofi soggettivisti è quella di conciliare l’essere col pensiero. La difficoltà consiste nella separazione tra “ciò che è pensato (con tutte le pretese della ragione)” e “ciò che è (attraverso i sensi)”. Questa differenza produce una SCISSIONE che ha messo in crisi tutte le filosofie precedenti: Fichte si era trovato costretto ad ammettere un IO DIVISIBILE che doveva essere ricomposto per evitare il rischio di una frammentazione dell’Assoluto; Schelling addirittura pretendeva di cogliere l’Assoluto in modo totale e immediato, come se al suo interno non esistessero tanti “finiti”. Hegel si prende gioco dell’amico Schelling, paragonando la sua concezione di Assoluto a una notte nera in cui tutte le vacche sono nere. Né Fichte né Schelling riescono dunque a ricomporre questa scissione che pregiudica la totalità del reale. Per risolvere questa scissione e giustificare dunque la risoluzione del finito nell’infinito, Hegel utilizza appunto il metodo dialettico, che viene esteso a tutte le parti del reale. I due pilastri di questo metodo sono LA COINCIDENZA DI REALE E IDEALE ed il concetto di SUPERAMENTO.

LA COINCIDENZA DI RAZIONALE E REALE - L’identità di essere e pensiero è la grande rivoluzione della dialettica hegeliana: tutto ciò che è reale è razionale, scrive Hegel nei suoi LINEAMENTI DI FILOSOFIA DEL DIRITTO, e tutto ciò che è razionale è reale. Essere e pensiero sono la stessa cosa, ideale e reale coincidono. La cancellazione della separazione tra essere e pensiero garantisce la risoluzione del finito nell’infinito. Ma l’infinito è dinamico: la realtà si svolge continuamente e dialetticamente in una incessante attività, producendo sempre nuovi finiti. Hegel prende le distanze da Schelling ma si trova come Fichte davanti a una serie di nuove scissioni, data l’infinita attività dell’Assoluto.

IL CONCETTO DI SUPERAMENTO - L’infinito dinamismo del reale presuppone uno svolgimento dialettico che avviene attraverso tre fasi interdipendenti l’una dalle altre:

la TESI, che corrisponde all’essere in sé, il punto di partenza dell’azione dialettica, il momento positivo e determinato in cui una cosa “è”;

l’ANTITESI, che corrisponde all’essere fuori di sé, il momento cruciale dell’azione dialettica che nega il momento precedente e presuppone la diversità dell’essere rispetto a prima;

la SINTESI, la vera novità della dialettica hegeliana, che corrisponde all’essere “in sé e per sé” poiché risolve la separazione tra tesi e antitesi.

Il ruolo della sintesi è fondamentale perché evita alla filosofia hegeliana di incorrere nella divisibilità dell’Io già presente in Fichte. La realtà si svolge dunque - dialetticamente - in un continuo succedersi di tesi, antitesi e sintesi, dove ogni sintesi è a sua volta la tesi di un nuovo processo triadico. L’elemento che garantisce la continuità tra questi tre momenti è il SUPERAMENTO (in tedesco AUFHEBUNG, dal verbo Aufheben che significa conservare). Superare significa proprio “conservare ciò che era in precedenza”: in tal modo ogni fase della dialettica non “trasforma” l’essere con elementi nuovi e perciò tutto ciò che è finito è RISOLTO nell’infinito. Per esempio:

TESI: un cubetto di ghiaccio tolto dal congelatore;
ANTITESI: fuori dal congelatore il cubetto si scioglie;
SINTESI: passaggio dell’acqua dallo stato solido a quello liquido.

CONCLUSIONI - Il metodo dialettico è il solo che garantisce la possibilità di cogliere l’Assoluto evitando  ogni frammentazione: questo è possibile perché la dialettica hegeliana non è solo un metodo per conoscere la realtà, ma è essa stessa la realtà, cioè è sia metodo sia contenuto. La realtà è un infinito dinamico, ossia un tutto, un intero, che però si muove. Il pensiero invece è finito perché si riferisce a una parte di questo tutto. Ma la dialettica hegeliana ricompone questa separazione affermando che TUTTO IL FINITO SI RISOLVE NELL’INFINITO. Questa risoluzione è resa possibile da due elementi: l’identità di razionale e di reale (essere e pensiero sono la stessa cosa) e il concetto di superamento. La realtà si svolge dialetticamente in un processo infinito, scandito da tre fasi (tesi, antitesi e sintesi), collegate tra loro dal superamento, ossia la conservazione di tutto ciò che viene prima. In questo modo la realtà (infinito), sebbene colta col pensiero (finito) solo in parte, non è mai divisa.

2 - LA STORIA DELLO SPIRITO

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO - Si tratta della prima delle due opere fondamentali di Hegel. A differenza dell’ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE non ha un carattere scientifico e sistematico ma è un vero e proprio romanzo: per essere esatti viene definita un ROMANZO DI FORMAZIONE (in tedesco Bildungroman) perché racconta le tappe di formazione dello Spirito, lo stadio dialettico ultimo e definitivo, corrispondente al SAPERE ASSOLUTO della FILOSOFIA, che è il solo a consentire una conoscenza totale dell’Assoluto, senza scissioni, senza divisioni, senza frammentazioni, intera e completa. Con la Fenomenologia Hegel prende le distanze da Schelling, che sosteneva la possibilità di cogliere l’Assoluto in modo immediato, tutto quanto insieme, come se la realtà fosse una specie di impasto disordinato di tutti i vari finiti (le famose vacche nere nella notte nera, un tutto indistinto appunto); per contro Hegel descrive un percorso, che conduce al sapere assoluto, e che si snoda attraverso 3 tappe: la COSCIENZA, l’AUTOCOSCIENZA e la RAGIONE, seguite infine dallo SPIRITO. Essendo una storia dello Spirito Hegel fa uso della stessa scansione della storia umana, spiegando l’evoluzione dei singoli e delle comunità umane dall’antichità al Romanticismo, il periodo storico decisivo per la manifestazione (fenomenologia significa proprio “studio sulla manifestazione”) dello Spirito. Si tratta di un viaggio verso la libertà, viaggio necessario perché gli uomini non sanno di essere liberi e attendono la manifestazione dello Spirito per rendersi consapevoli di non avere limiti e accedere dunque al Sapere Assoluto.

LA COSCIENZA - La prima tappa della formazione dello Spirito è la COSCIENZA INDIVIDUALE. Individuale perché è SOGGETTIVA. In questa tappa non trovano posto altre coscienze, esiste solo l’Io, come un feto nel grembo materno che non sa dell’esistenza di altri esseri, come ignora l’esistenza di una realtà esterna e diversa. Hegel paragona la coscienza alla sensibilità kantiana, condizione obbligata del soggetto ma ovviamente limitata e incompleta. L’individuo è illuso di essere libero ma è una libertà effimera.

L’AUTOCOSCIENZA - La seconda tappa della formazione dello Spirito è l’AUTOCOSCIENZA, ossia l’antitesi della coscienza individuale. Si tratta del momento in cui la coscienza individuale scopre di non essere l’unica coscienza. Il momento è cruciale e drammatico, perché la coscienza era infatti convinta di essere singola: un po’ come il neonato che scopre non solo l’esistenza della mamma ma anche di altri esseri. La coscienza individuale è egoista e non accetta che ci sia un ALTRO, che ci sia una SCISSIONE, essendo convinta che la sola realtà fosse quella individuale e soggettiva, e iniziano i tre tentativi per ricomporre questa frattura, rappresentati da tre figure storiche: servitù e padronato (antichità), stoicismo e scetticismo (periodo ellenistico) e la mistica medioevale.

Servitù e padronato - La prima fase dell’autocoscienza è una vera e propria lotta di potere. Tutte le coscienze si scontrano e una sola vince, le altre o muoiono o si devono arrendere. Nascono così nell’antichità le due figure storiche del SERVO e del PADRONE. Diversamente da quello che si potrebbe pensare è il servo ad avere più possibilità del padrone: infatti il padrone potrebbe anche uccidere tutti i suoi schiavi ma resterebbe senza servitori, mentre un servo si può emancipare ed essere libero oppure trovare un nuovo padrone da servire. Ma il servo ignora di avere questo vantaggio e continua a servire senza mai disattendere gli ordini del padrone. Il primo tentativo di risoluzione fallisce ed Hegel sposta la sua attenzione a un altro periodo della storia umana, quello della sovranità macedone sulla Grecia, periodo in cui si sviluppano le filosofie ellenistiche, incentrate sui limiti dell’uomo.

Stoicismo e Scetticismo - La seconda fase dell’autocoscienza riguarda proprio la filosofia stoica e scettica: si tratta di concezioni negative, orientate all’apatia (assenza di dolore), atarassia (assenza di turbamento), aponia (assenza di sofferenza spirituale), aprassia (assenza di volontà d’agire) e afasia (assenza di volontà di parlare). Il saggio stoico era consapevole dell’ineluttabilità del destino e della necessità dell’eterno ritorno dei cicli cosmici, sempre uguali ogni trecento anni; il saggio scettico era convinto dell’inutilità della ricerca a causa di una vera possibilità di conoscere il mondo e di accedere a un criterio oggettivo di verità. Le risposte di queste filosofie sono radicali: per lo Stoicismo l’uomo avrebbe dovuto vivere nascosto dal mondo e da ogni cosa che gli avesse potuto arrecare dolore, per lo Scetticismo era sufficiente arrendersi a una conoscenza parziale della realtà ed evitare sopratutto di usare delle parole per descriverla, tanto nessuna parola sarebbe servita. Il determinismo fatalistico stoico e il nichilismo scettico testimoniano per Hegel l’atteggiamento rinunciatario di un’umanità che aveva tutte le possibilità di liberarsi dal dubbio. Hegel infatti nutriva una profonda ammirazione per la cultura greca, sopratutto per il ruolo del cittadino (il politico, ossia colui che appartiene alla polis e non che semplicemente ci abita). Purtroppo il mondo greco disperde questo patrimonio, dissipandolo inutilmente nell’individualismo e nel bieco utilitarismo l’esperienza delle poleis del V secolo e fallendo così il secondo tentativo di superare le divisioni del mondo. A questo punto Hegel si rivolge al Cristianesimo medioevale, terza e ultima figura storica dell’autocoscienza.

La mistica medievale - La riconciliazione tra uomo e Dio, rappresentata dalla mistica medievale, è la terza e ultima figura storica dell’autocoscienza. Il mistico cerca Dio nella preghiera e nell’ascesi, consapevole di ricomporre finalmente le divisioni del mondo, ma non sa (per ora) che quel che sta cercando in realtà lo possiede già. La coscienza è infelice, perché nonostante gli sforzi non riesce a ricongiungersi all’Assoluto: non può sapere che tutto il finito si risolve nell’infinito perché ancora non ha raggiunto il sapere assoluto (che può essere raggiunto solo dallo Spirito).

Nessuna delle tre figure storiche dell’autocoscienza è dunque in grado di ricomporre la separazione tra oggettivo e soggettivo, finito e infinito, ideale e reale. Hegel affronta una nuova tappa della formazione dello Spirito, la RAGIONE, che caratterizza il periodo storico compreso tra il Rinascimento e l’Illuminismo.

LA RAGIONE - La filosofia dell’età moderna lascia dietro di sé il buio dogmatico della Scolastica medioevale, schiava della teologia e asservita alla Chiesa, e scopre la conoscenza scientifica della Natura come ordine misurabile. La ragione si prende dunque la sua rivincita sulla fede ma è ancora soggetta al carcere sensibile, che la limita e la riporta alla realtà. La tappa della ragione si sviluppa come l’autocoscienza attraverso tre stadi: la ragione osservativa, la ragione attiva e la libertà individuale.

La ragione osservativa - Il primo stadio della ragione riguarda la CERTEZZA SENSIBILE. La ragione si considera onnipotente ma le sue pretese vengono limitate dai sensi a cui deve rendere conto.

La ragione attiva - Il secondo stadio della ragione riguarda il SENTIMENTO. La ragione cerca di affrancarsi dai sensi ma il suo tentativo di unificare l’Assoluto viene ancora una volta vanificato dalla pretesa di cogliere la totalità in modo immediato: il romantico desidera tutto e subito, senza concedere nulla alla finitezza, e rimane deluso.

L’Io - Il traguardo della ragione è la conquista della libertà individuale, che si sviluppa a sua volta in tre momenti. Nel primo momento abbiamo un’individualità quasi animalesca, fondata sulla volontà bruta e oscura. Nel secondo momento interviene il diritto, che regola gli egoismi della volontà individuale. Infine il compimento della libertà arriva con la consapevolezza dell’appartenenza allo Stato, che per Hegel è un vero e proprio Dio reale, autoritario e assoluto. Hegel critica la morale kantiana, formale e rigorosa, che l’uomo DEVE seguire come si ubbidisce a una legge (dovere per il dovere). Hegel nota come la legge morale universale di Kant sia estranea all’uomo. Così Hegel guarda al mondo greco, dove il cittadino (il politico) era parte dello Stato e non doveva ubbidire alle leggi per dovere, ma perché erano le regole della comunità (come la lingua, le tradizioni, la cultura).

CONCLUSIONI - Il traguardo della della storia dello Spirito coincide col SAPERE ASSOLUTO, risolutore del conflitto tra la soggettività e l’oggettività. Questo obiettivo poteva essere raggiunto solo dalla filosofia romantica (in realtà è strettamente auto-referenziale perché si riferisce quasi esclusivamente al suo pensiero, escludendo Fichte e Schelling). Hegel vede nella sua epoca il compimento della formazione dello Spirito, punto di partenza della vera conoscenza dell’Assoluto. Hegel si pone il problema di spiegare adesso le tappe di questa conoscenza.

3 - IL SISTEMA HEGELIANO

LE OPERE SISTEMATICHE - I fondamenti del sistema hegeliano si trovano in due opere. La prima è la SCIENZA DELLA LOGICA, che inizia proprio dalla formazione dello Spirito, necessaria a COMINCIARE la conoscenza. L’opera, suddivisa in due volumi (LOGICA SOGGETTIVA, che comprende la DOTTRINA DELL’ESSERE e la DOTTRINA DELL’ESSENZA, e la LOGICA OGGETTIVA, che comprende solo la DOTTRINA DEL CONCETTO), è la “pietra angolare” del sistema hegeliano, perché descrive la nascita dell’IDEA, che non è un semplice pensiero ma è la coincidenza di essere e di pensiero. Spiegare cosa è l’idea è fondamentale per comprendere l’intero sistema hegeliano: nel suo stadio iniziale, l’idea “in sé” (la LOGICA, appunto), essa non sarebbe conoscibile perché ancora VUOTA. L’opera più completa che descrive l’intero sistema è sicuramente l’ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE. Si tratta di un compendio, tipico strumento utilizzato a quei tempi dai docenti delle Università tedesche per raccogliere i contenuti delle proprie lezioni a beneficio dei propri studenti. Hegel ne scrive uno che poi fa pubblicare come dissertazione vera e propria. L’opera comprende la SCIENZA DELLA LOGICA di cui sopra, a cui si aggiungono la FILOSOFIA DELLA NATURA e la FILOSOFIA DELLO SPIRITO.

LA SCIENZA DELLA LOGICA - Nel sistema hegeliano la Logica corrisponde come già detto all’Idea “in sé”. Il problema che Hegel si pone inizialmente è quello del COMINCIAMENTO: è infatti fondamentale per Hegel sapere come COMINCIA la conoscenza. La Logica hegeliana è molto diversa dalle altre logiche, come quella aristotelica o quella kantiana. La sua originalità consiste nel suo carattere NEGATIVO. Hegel affida un ruolo centrale all’antitesi, perché rappresenta la diversità, pur senza perdere la continuità dell’Assoluto, garantita dalla sintesi. Come comincia un processo conoscitivo? Come si fa a dire che qualcosa “è”?
Prima dell’essere, a differenza di quello che hanno temuto molte filosofie precedenti a quella hegeliana, non c’è il non essere, ma due elementi VUOTI, che non si possono conoscere: l’ESSERE e il NULLA. Sono elementi CHIUSI e INACCESSIBILI in quanto non sono DETERMINATI (non possiamo dire cosa essi siano). Essi hanno lo stesso valore e la stessa importanza, e sono dipendenti l’uno dall’altro. Essi si manifestano alla conoscenza solo quando si attua il DIVENIRE, il passaggio dal nulla all’essere. Il divenire infatti dimostra un cambiamento: questo passaggio ci fa uscire dal momento zero della conoscenza, che adesso può cominciare.

La Dottrina dell’Essere - La prima parte della Logica Soggettiva si occupa del problema del COMINCIAMENTO, rispondendo così alla domanda da cui procede questa fase dell’indagine hegeliana: come inizia la conoscenza? Il passaggio dal nulla all’essere è rappresentato dal divenire: quando una cosa diviene significa che ha un LIMITE che la racchiude e la DETERMINA (per esempio: l’acqua diventa ghiaccio). La prima categoria dell’essere è la qualità, che appunto qualifica una cosa come esistente (per esempio: questo è il cubetto di ghiaccio). Dopo avere qualificato una cosa la conoscenza entra in crisi perché nell’essere le cose sono tante e uguali e diverse (per esempio: nella vaschetta del congelatore ci sono vari cubetti di ghiaccio). La seconda categoria dell’essere è la quantità. Questa categoria NEGA la qualità introducendo il NUMERO e rischiando di confondere la conoscenza. A questo punto è necessaria una terza categoria che serve a mediare il conflitto tra qualità (LA cosa) e la quantità (MOLTE cose uguali tra loro): entra così in gioco la misura. La misura serve a paragonare le cose tra loro mediante il GRADO (per esempio: un cubetto di ghiaccio è più squagliato di un altro o più piccolo).

La Dottrina dell’Essenza - La seconda parte della Logica Soggettiva si pone un altro problema, quello del FONDAMENTO dell’essere. Dopo essersi manifestato, l’essere ha bisogno di riflettere sulla sua condizione, cioè deve “guardarsi dentro”. Questa introspezione si rende necessaria perché senza l’essenza l’essere non ci sarebbe: l’essenza è infatti ciò che sta dietro l’essere che si è appena “reso disponibile” alla conoscenza: è un po’ come se l’essere guardasse la propria immagine riflessa in uno specchio e si riconoscesse. Questa riflessione avviene in tre momenti. Prima di tutto l’essenza si pensa IDENTICA a sé stessa, come un’essenza singola e solitaria. Il pensiero non si può conoscere (a meno che una persona che pensa non dica cosa sta pensando). In un secondo momento l’essenza si riconosce esistente e quindi DIVERSA da tutte le altre essenze. Infine, nel terzo momento, l’essenza si trasforma nella realtà in atto: ogni cosa che “è” esiste in quanto identica a sé stessa (per esempio: il libro è il libro) e diversa dalle altre (per esempio: il libro di filosofia è diverso dal libro di storia). I due aspetti fondamentali dell’essenza sono MATERIA e FORMA: questi due aspetti si uniscono (Hegel dice “precipitano”) nel FONDAMENTO, cioè la realtà in atto, dove tutte le cose sono uguali e diverse tra loro.

La Dottrina del Concetto - La Logica Oggettiva, che contiene solo la Dottrina del Concetto,  affronta il terzo e ultimo problema della Logica hegeliana, quello di rivelare l’INTERO. L’intero è rappresentato dall’IDEA, nella quale essere e pensiero si fondono. L’indagine, così come nelle due dottrine precedenti, è svolta in tre momenti, uno di tipo soggettivo, uno oggettivo e uno risolutivo e sintetico. Il primo momento descrive i tre aspetti tradizionali della logica formale: il CONCETTO LOGICO (cioè i nomi delle cose, i termini, le parole); il GIUDIZIO (cioè la connessione tra i termini attraverso il predicato, quindi la proposizione, la frase), e infine il SILLOGISMO (cioè il discorso logico, l’unione tra le proposizioni). Il secondo momento affronta i tre aspetti della natura, cioè della realtà esterna al pensiero: il MECCANISMO, cioè tutto ciò che riguarda il movimento di una cosa sola; il CHIMISMO, cioè tutto ciò che riguarda i rapporti tra le cose che si muovono; e infine il FINALISMO, che riguarda le conseguenze dei movimenti e le ragioni di esse. Il terzo momento dell’indagine hegeliana sul concetto è dedicato all’IDEA, che riconcilia l’Io e la Natura unendo essere e pensiero, reale e ideale. L’idea è vista da Hegel nelle sue tre forme: quella IMMEDIATA, quella MEDIATA e quella ASSOLUTA, che rivela appunto l’intero.

La rivelazione della totalità dell’intero nell’idea, chiude la Scienza della Logica. Il sistema hegeliano prosegue con la Filosofia della Natura. La Logica hegeliana rappresenta infatti l’idea “in sé” cioè nel suo aspetto individuale, singolo, soggettivo. Adesso l’idea deve farsi “altro da sé” scoprendo l’esistenza di altre idee: il luogo dove avviene questa nuova consapevolezza dell’idea è la natura.

LA FILOSOFIA DELLA NATURA - Hegel non aveva una grande interesse per la natura, perché ai suoi occhi era troppo soggetta ai cambiamenti, e non dava quindi delle garanzie di stabilità. Per questo egli arriva perfino a deridere certi aspetti romantici della natura stessa, come per esempio le albe e i tramonti che affascinavano gli esseri umani, e dedica agli aspetti filosofici un’attenzione frettolosa. Tuttavia egli è costretto a riconoscere alla natura un ruolo centrale nel sistema, in quanto luogo dell’ALIENAZIONE dell’idea. Alienarsi significa diventare altro: l’idea che si è manifestata nella Logica, deve uscire “fuori da sé” e scoprire il mondo confrontandosi con esso. Questo percorso si divide, come sempre, in tre momenti: il primo momento è quello della MECCANICA (da non confondere con l’omonimo aspetto del meccanismo descritto nella Dottrina del Concetto) secondo la quale tutto nella natura è soggetto al movimento; il secondo momento è quello della FISICA, secondo la quale tutti gli elementi naturali sono soggetti a meccanismi di attrazione e di repulsione; il terzo momento infine è quello dell’ORGANISMO, ossia della vita. Hegel distingue qui la vita GEOLOGICA, i minerali, quella VEGETALE, le piante, e quella ANIMALE, gli animali. Il percorso dell’idea sta per concludersi nel momento finale, rappresentato dalla FILOSOFIA DELLO SPIRITO: l’idea, dopo essersi alienata nella natura torna a sé con la consapevolezza di essere parte dell’Assoluto, diventando “in sé e per sé” nella totalità.

LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO - Lo Spirito è il traguardo del percorso dell’idea, che diventa consapevole della propria libertà. Libertà per Hegel non significa anarchia ma riconoscersi parte del tutto: la sua concezione di libertà rispecchia la rigorosa classificazione del suo sistema. Hegel suddivide la Filosofia dello Spirito in tre aspetti: uno SOGGETTIVO e individuale, uno OGGETTIVO e collettivo, e uno ASSOLUTO, che è la sintesi definitiva del sistema.

Lo Spirito Soggettivo - La nascita dell’Io è una tappa fondamentale nella storia dell’idea. Affermare la propria individualità significa infatti poter pensare sé stessi. Ma questo risultato come sempre non è immediato e passa attraverso tre momenti. Il primo è quello dell’ANTROPOLOGIA: è il primo barlume della coscienza, una coscienza ancora oscura, quasi animalesca, priva di razionalità, condizionata solo dalla sensibilità. Il secondo momento è la FENOMENOLOGIA: qui si compie un’evoluzione della coscienza, che dalla sensibilità arriva alla razionalità. Infine il terzo momento è quello della PSICOLOGIA: l’Io, che ha preso coscienza della propria singolarità, diventa consapevole della sua libertà. Questa consapevolezza è ancora limitata, perché l’Io - come la coscienza individuale nella Fenomenologia dello Spirito - non si pone nemmeno il problema dell’esistenza di altri Io: esiste solo lui e basta. Ecco perché è necessario che si compia la sua alienazione nell’oggettività.

Lo Spirito Oggettivo - Il problema della libertà dell’Io attraversa l’intera speculazione hegeliana. La coscienza che si è manifestata nello Spirito Soggettivo non sa ancora cosa significa libertà, in quanto manca di un elemento contrario: per sentirsi veramente libero l’Io deve infatti prendere atto dell’esistenza della sfera sociale, e quindi oggettiva; in caso contrario non ha senso parlare di libertà vera e propria. Lo Spirito Oggettivo si articola in tre momenti: diritto, moralità ed eticità. Il diritto è il riconoscimento del possesso: si tratta di un vincolo importante nel momento in cui l’Io ha a che fare con altre individualità. Poiché tutti sono legittimati a possedere le cose, è necessario che il possesso sia regolato per evitare che ognuno si prenda le cose degli altri. Questa necessità viene superata dalla moralità, il secondo momento dello Spirito Oggettivo: qui si esce dalla sfera individuale e si entra nella sfera sociale. Nella moralità il diritto perde la sua rigorosa importanza perché l’Io si accorge di essere parte della collettività: ma questo sentimento non è ancora spontaneo: la moralità è ancora un dovere, si fa perché “‘è bene”. Il vero compimento della libertà avviene nell’eticità: à qui che l’Io diventa veramente consapevole del suo ruolo sociale. Hegel descrive in questa parte le tre strutture sociali per eccellenza: la famiglia, la società e lo Stato. La famiglia è il primo nucleo sociale, a cui segue la società, che è l’unione di più famiglie. Infine lo Stato, autoritario e assoluto, in quanto fondamentale per il cittadino (possono esistere delle società senza uno Stato ma non uno Stato senza società): è proprio nello Stato che si compie la vera libertà dell’Io. Lo Spirito Oggettivo si manifesta nella STORIA come SPIRITO DEL POPOLO (in tedesco  Volksgeist): la storia è il percorso dello Spirito nelle società umane. Ma non possiamo ancora parlare di una vera totalità perché l’oggettività è ancora un momento di conflitto. La conclusione del percorso dell’Idea avviene infatti nello SPIRITO ASSOLUTO.

Lo Spirito Assoluto -  L’Idea arriva alla conclusione del proprio percorso e si rende consapevole della propria assolutezza. Questa presa di coscienza avviene ancora una volta in tre momenti: l’ARTE, la RELIGIONE e la FILOSOFIA. Questi tre momenti cercano di riflettere l’Assoluto ma solo la filosofia ci riesce. L’arte sarebbe perfetta per riflettere la totalità: all’artista infatti spetta il compito di immaginare e di contemplare l’infinito. Ma l’arte esige uno strumento e un medium creativo: la tela e i pennelli per il pittore, lo strumento musicale per il musicista, il marmo e lo scalpello per lo scultore. Solo il poeta non ha teoricamente bisogno di strumenti: se il pittore non dipinge, se lo scultore non scolpisce, se il musicista non suona, noi non possiamo ammirare nessuna opera d’arte; il poeta potrebbe anche comporre improvvisando o comunque recitare. Ma anche il poeta, se non avesse uno strumento (la sua voce o quella di altri, un libro di poesie, un foglio di carta) non potrebbe far conoscere al mondo i suoi versi. L’arte è - come si vede - inadeguata a riflettere l’Assoluto ma nemmeno la religione viene considerata idonea a questo compito. La religione infatti ha solo una funzione di rappresentazione della totalità: la presenza dei riti, delle preghiere, delle cerimonie tipiche delle religioni che Hegel chiama positive (come il Cristianesimo) dimostrano che il praticante non si sente veramente parte di un Tutto, tanto da invocare la divinità. Solo la filosofia, in quanto dialettica, riflette l’Assoluto come coincidenza di ideale e di reale, di finito e di infinito. Hegel definisce la filosofia una STORIA DELLA FILOSOFIA perché sottolinea in senso dialettico il modo in cui le tappe della storia dello Spirito si svolgono nell’unità del tutto. A questo punto il percorso dell’Idea si rivela in tutta la sua interezza e l’Idea può tornare a sé stessa consapevole di essere parte della totalità.