venerdì 10 febbraio 2017

Periodo cosmologico



PERIODO COSMOLOGICO

La storia della filosofia antica si divide comunemente in cinque  periodi, ognuno dei quali si caratterizza per una diversa prospettiva sull’indagine umana. Questi periodi sono:

PERIODO COSMOLOGICO, dominato dal problema del principio di tutte le cose; i filosofi del periodo si interrogavano sull’unità dell’ordine cosmico;

PERIODO ANTROPOLOGICO, dominato dal problema uomo nel suo rapporto con il cosmo;

PERIODO ONTOLOGICO, dominato dal problema del rapporto tra l’uomo e l’essere; esso rappresenta la maturazione della speculazione greca con il pensiero di Platone e Aristotele;

PERIODO ETICO, dominato dal problema della condotta morale dell’uomo; esso si colloca nella fase di decadenza della civiltà greca, e il campo di indagine non sono più le potenzialità dell’uomo ma i suoi limiti;

PERIODO TEOLOGICO, dominato dal problema del ritorno a Dio, è la fase conclusiva della filosofia antica che prelude ai temi speculativi della Patristica e della Scolastica.

Come si vede la cronologia stessa della filosofia greca ci riporta a una concezione temporale di tipo circolare: la speculazione inizia infatti da un ideale contemplativo, espressione di una spiritualità arcaica,e si chiude con la naturale “riscoperta dell’Uno/Assoluto”, principio di tutte le cose.E’ oltremodo significativo il percorso umano che vede il filosofo dapprima come spettatore immerso nella contemplazione della natura alla ricerca della sua origine, poi come attore e intermediario, addirittura “misura di tutte le cose” o assolutamente ignorante, quindi impegnato nella ricerca delle proprie potenzialità, residenti nel proprio essere, poi ancora “ridimensionato” e cosciente della umana limitazione, e infine la riscoperta del Superiore, dell’Uno o assoluto, che coincide con la propagazione del Cristianesimo, ma che ben prima viene portato avanti dai Neoplatonici e dai primissimi Padri Apologisti.

LA SCUOLA IONICA ED ERACLITO

La scuola ionica porta avanti il tema del monismo naturalistico; il filosofo ha ancora un ruolo passivo e contemplatore. Si tratta del primo parto ufficiale della filosofia greca, e gli elementi a disposizione sono contenuti nella natura. Il filosofo ricerca il principio di tutte le cose (archè), si limita a contemplare la natura cercandone ordine e principio. La ricerca ionica si basa sui quattro elementi naturali (acqua, aria, terra, fuoco) da sempre centro dell’indagine scientifica. Il più rappresentativo dei filosofi ionici è Talete, fondatore della scuola di Mileto. Talete individuava il principio di tutte le cose nell’acqua; non stupisce che il filosofo milesio ricerchi l’archè proprio nell’elemento umido: la Tradizione considera infatti questo come l’elemento generante, fecondante e legato all’azione dell’influsso lunare. Per Anassimene il principio di tutte le cose è l’aria, e il processo del divenire è legato ai meccanismi di rarefazione e condensazione.
Eraclito individuava l’archè nel fuoco o logos: si noti anche qui la scelta di un altro elemento di forza, che può essere assimilato al potere della parola creatrice, come evidenziato dall’incipit giovanneo. Per Eraclito il mondo in divenire si basa sul principio di un eterno fluire (panta rei, tutto scorre) e in questo continuo mutamento l’inevitabilità dei contrari e delle opposizioni produce un continuo stato di tensione e di guerra. Per Anassimandro, infine, il principio deve essere ricercato nell’apeiron o infinito. Nel suo pensiero possiamo ravvisare le stesse caratteristiche di contrari e opposti della filosofia eraclitea, ma ricondotte a un principio per la prima volta indefinito, paragonabile a una specie di bolla che contiene un insieme indefinito di elementi. (aoriston) eternamente impegnati in un continuo definirsi e separarsi.

LA SCUOLA PITAGORICA

L’importanza dei Pitagorici consiste nella dottrina trasmessa dal loro maestro, ma anche nella struttura della scuola, vero e proprio circolo esoterico a cui si accedeva soltanto dopo un severissimo cammino iniziatico. Anche la dottrina pitagorica è assolutamente fedele alla concezione monistica introdotta dagli Ionici. Il principio di tutto non è però ricercato in uno dei 4 elementi naturali ma in un elemento particolare, il numero, che assume nella sua funzionalità archetipa il doppio ruolo di unità e quantità.
Il personaggio ovviamente più conosciuto della scuola è il suo fondatore, Pitagora di Samo. Tutta la speculazione pitagorica si riconduce al numero e alle sue rappresentazioni nella realtà: ogni elemento naturale si differenzia dagli altri per peso, altezza, dimensioni; è dunque necessario che nel Tutto della natura ci debba essere un Principio ordinatore universale che impedisca il disordine cosmico, appunto il numero, di cui Pitagora mise in evidenza il carattere quasi sacrale. Questa concezione, evidentemente monoteista, stonava col tipico politeismo religioso greco, e metteva in luce l’originalità del pensiero pitagorico. Dall’Uno derivano i Molti: l’elemento grafico che disegnava l’assunto basilare del pitagorismo era il triangolo della tetraktis, che rappresentava la somma dei primi quattro numeri (1,2,3,4) ossia 10,ossia,per riduzione teosofica, ancora Uno. Si noti come anche in Pitagora non scompaiono del tutto i 4 elementi, principiati, però, e ordinati dall’uno. Dall’unità, per definizione parimpari, generatrice dell’uno e dei molti procedono tutte le cose ordinate secondo il principio dei contrari, il cui apice è la coppia pari-dispari.
Un altro importantissimo concetto pitagorico è l’immortalità dell’anima, secondo cui l’anima si purga attraverso l’incarnazione obbligatoria in un corpo fisico, e attraverso la trasmigrazione di corpo in corpo (metempsicosi) fino alla definitiva catarsi.

LA SCUOLA ELEATICA

La scuola eleatica, che prese il nome dalla città di Elea, in magna Grecia, ricerca come principio di tutte le cose l’essere in quanto tale, spingendo la speculazione filosofica ben oltre il sensibile. Il fondatore della scuola fu Senofane, che offre un’impostazione teologica rivoluzionaria e originale: Dio è Uno. Contro il politeismo tipico greco, Senofane sostiene l’unicità del Principio Creatore, e ritiene che tutti i popoli si figurano un Dio antropomorfizzato secondo i canoni estetici della propria etnìa (nero per gli Etìopi, bianco per gli Ariani…). E’ dunque uno, assoluto, infinito, immutabile.
Se Senofane fu il fondatore dell’eleatismo, uno dei suoi esponenti più famosi fu Parmenide.
Discepolo di Senofane, Parmenide sviluppa i caratteri più importanti del suo pensiero. Essere e pensare sono per Parmenide la stessa cosa, poiché solo l’essere disvela l’essenza delle cose; i nostri occhi arrivano a cogliere il momento finale del divenire, ciò che Aristotele chiamerà atto, ma in ogni fase del processo è sempre l’essere che si trasforma. Ma allora, osserva Parmenide, se è sempre essere la realtà in movimento, il divenire è illusione. Da questo concetto Parmenide ne deriva altri due:
il contrario dell’essere, come esistenza, è il nulla;
il contrario dell’essere, come permanenza, è il divenire.
Questo doppio canale lascia molti spazi liberi alla polemica antiparmenidea (vedi Platone) : poiché essendo l’essere un principio, un tutto, esso escluderebbe per forza anche i suoi contrari, ma se  l’essere è anche pensiero, allora dovrebbe pensare i contrari e dunque il non essere come reali. L’essere è uno, eterno ingenerato immutabile e soprattutto indivisibile. Nella gnoseologia di Parmenide non c’è spazio per il divenire, per la sensibilità, che originano opinioni fallaci e in contraddizione col pensiero (che essendo l’essere stesso non può essere smentito). Si veda al proposito l’esempio sul remo immerso nell’acqua utilizzato da Galilei per evidenziare il carattere ingannatore dei nostri sensi. Il secondo esponente più illustre della scuola di Elea fu Zenone.                                       
Zenone,che fu discepolo di Parmenide, illustrò attraverso le sue aporìe, l’assurdità dell’affermazione del divenire e del molteplice. La polemica di Zenone riguarda soprattutto i pitagorici, che concepivano la realtà come ente matematico discontinuo: per Zenone invece la realtà è intuita come continuo matematico e geometrico. Lo strumento per eccellenza di Zenone è il  paradosso. Il più famoso è quello di Achille che, in gara con la tartaruga, si vede sconfitto dall’animale, notoriamente assai lento, poiché secondo Zenone il percorso di un tragitto dal punto A al punto B si completerebbe in un tempo infinito: posto che, prima di completare l’intero percorso, Achille dovrà completarne la metà, prima di completarne detta metà, Achille dovrà percorrere la metà della metà, e così via all’infinito; ammesso che Achille dia vantaggio all’animale, la tartaruga risulterebbe più veloce di Achille, avendo compiuto un percorso sempre più lungo dell’avversario nel momento in cui questo la raggiunge.

PLURALISTI E ATOMISTI

Dal conflitto dei due indirizzi monistici nasce una nuova tendenza speculativa che raccoglie l’eredità delle aporìe di Zenone, e che viene chiamata Fisica Posteriore. Questa tendenza si caratterizza per il passaggio dal monismo speculativo di ionici, pitagorici ed eleatici, al pluralismo portato avanti dall’omonima scuola e all’atomismo democriteo. Da una parte l’indagine monistica escludeva il molteplice e il divenire, dall’altra l’indagine pluralistica metteva in dubbio l’unicità dell’essere. Causa del conflitto erano i filosofi monisti, che consideravano solo una parte della realtà escludendo il resto. Fu dunque molto facile per il pluralismo affermarsi, attraverso la concezione di più principi mescolati e combinati fra loro.
Primo pluralista fu  Empedocle di Agrigento. I quattro elementi naturali che  i milesi consideravano nella loro unicità archetipa, acqua, aria, terra e fuoco, sono assommati da Empedocle come le 4 radici della realtà. Ognuno di questi 4 elementi è immutabile, eterno, inconfondibile con gli altri. In origine le 4 radici erano racchiuse in uno Sfero, dove non sussisteva alcuna preminenza qualitativa; l’azione di due forze opposte, Amore e Odio, provocò la separazione delle radici e causato il divenire ciclico a cui non sfugge nemmeno la vita morale dell’uomo. Come si vede, Empedocle “ruba” uno dei temi salienti della filosofia eraclitea, quello dei contrasti e degli opposti, che sono qui mediati e armonizzati nello Sfero.
Una svolta nell’indagine pluralista viene dalla filosofia di Anassagora. Tutte le cose ci sembrano unitarie, dice Anassagora, ma se le osserviamo bene    ci accorgeremo che sono composte da altre parti, a loro volta scomponibili in altre particelle più piccole: se si considera un braccio esso può essere scomposto in ossa, tendini, muscoli, a loro volta scomponibili fino alle particelle più minime che Aristotele definirà omeomerie. Queste omeomerìe sono similari ma eterogenee, e dalla loro continua aggregazione e disgregazione deriva il processo del divenire. Ogni cosa assomma tutte queste particelle (tutto è in tutto, sostiene Anassagora) ma ovviamente il maggior numero di un certo tipo di omeomerìe determina la qualità dell’oggetto, e ne rivela forma, colore, e vari attributi. Il  divenire rappresenta il passaggio delle omeomerìe da un elemento a un altro, poiché “tutto da tutto si genera”. Come possono però queste particelle determinare un oggetto definito? Alla base di tutti i movimenti Anassagora individua l’azione di una mente ordinatrice o Nous, creatrice di disciplina e armonia. La mente assume qui una notevole importanza quale ragion d’essere.
Queste due prospettive, la teoria delle forze opposte di Empedocle e la teoria della nous di Anassagora  ,  sono indubbiamente rivoluzionarie ma ancora legate alla concezione ilozoista dei monisti. La vera svolta scientifica arriva col pensiero atomista di Democrito e di Leucippo di Mileto. Leucippo fu il fondatore dell’indirizzo atomistico: alla base della sua speculazione,poi ampliata da Democrito, sta la concezione di un tutto simile all’essere parmenideo, ma la novità rispetto agli eleati sta nell’affiancamento all’essere del non essere, inteso come vuoto. L’essere è una materia omogenea, ma non è divisibile all’infinito. All’origine di questo tutto omogeneo ci sono particelle indivisibili,  indistruttibili, e omogenee dette atomi. Gli atomi non sono tutti uguali, essi si differenziano per forma, volume e peso, ma sono omogenei e dal loro combinarsi ha origine la materia. La loro combinazione ha origine da una forza che li fa cadere e li associa in base alla loro tipologia; essi sono differenziati dal vuoto, e nella caduta essi si urtano miscelandosi in base al loro peso e al loro volume. La compresenza della materia e del vuoto spiega dunque nella filosofia atomista la presenza del divenire. La scientificità di Democrito esclude il concorso divino: l’anima è come il corpo composta da atomi, più leggeri rispetto agli atomi del corpo; nessun principio, nessun Dio, solo una incessante caduta degli atomi e il loro casuale combinarsi. Quindi nessuna speranza: l’anima seguirà la stessa sorte del corpo e come i suoi atomi, anche gli atomi dell’anima si disgregheranno per poi dare vita ad altri elementi.  La prospettiva atomista del pensiero democriteo influenza appieno la gnoseologia. E’ chiaro che si conosce una realtà fenomenicamente unitaria, ed  è altrettanto chiaro che anche la conoscenza deriva da un urto tra atomi, tra gli atomi del corpo dell’elemento senziente e gli atomi del corpo dell’elemento sentito. Ma se vogliamo pervenire alla verità dobbiamo distinguere tra due visioni della realtà, una macroscopica (che rappresenta la normale prospettiva fenomenica e sensibile della conoscenza umana) fallace e basata sull’opinione e una microscopica, veritiera poiché fondata sulla conoscenza minima della realtà, rappresentata dagli atomi.